Nel contesto del Primo Maggio il panorama occupazionale italiano appare segnato da una doppia spinta: da un lato l’intelligenza artificiale che modifica il valore delle attività ripetitive, dall’altro la transizione ecologica e digitale che impone nuove conoscenze tecniche e ambientali. Queste forze non si limitano a generare nuove professioni o ad eliminarne altre, ma stanno trasformando profondamente il modo in cui molte occupazioni vengono svolte e remunerate. Il fenomeno è oggetto del volume “Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” di Tessa Gelisio e Marco Gisotti (Edizioni Ambiente), che analizza dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e propone una lettura aggiornata delle esigenze del mercato.
Doppia rivoluzione: intelligenza artificiale e sostenibilità
La convivenza tra automazione e sostenibilità genera effetti distinti ma interconnessi: l’IA tende a erodere il valore delle attività facilmente replicabili, mentre la transizione verde incorpora nuovi requisiti dentro le professioni esistenti.
È utile considerare come l’azione dell’IA non elimini necessariamente interi mestieri, ma vada a incidere sulle componenti più routinarie delle mansioni, riducendone spesso il peso economico e il numero di addetti richiesti. Parallelamente, le richieste legate alla sostenibilità introducono competenze trasversali che vanno dalla gestione efficiente delle risorse all’uso di tecnologie digitali applicate all’ambiente, cambiando le job description tradizionali.
Quali mansioni sono più vulnerabili
Non solo lavori manuali: tra le attività più esposte alle trasformazioni indotte dall’IA si collocano quelle standardizzabili, sia cognitive sia operative. Tra gli esempi più significativi figurano l’inserimento dati, le segreterie esecutive tradizionali, la contabilità di base, i servizi di customer service ripetitivi, le traduzioni standard e le attività amministrative a basso valore aggiunto.
In questi casi il rischio non è sempre l’estinzione del mestiere, ma la sostituzione delle parti ripetitive con strumenti automatizzati, che richiede poi la riqualificazione delle persone rimaste per svolgere compiti di maggiore valore.
La sostenibilità ridefinisce i ruoli esistenti
La transizione ecologica non sta creando un mercato parallelo: sta infiltrando pratiche e materiali nuovi dentro il lavoro quotidiano. Questo si traduce in una richiesta diffusa di competenze verdi applicate a professioni tradizionali. Non si tratta solo di inserire figure nuove, ma di aggiornare i processi e le tecniche di mestieri conosciuti, in modo che la salvaguardia ambientale diventi parte integrante della prestazione professionale.
Esempi concreti di trasformazione
Per capire il fenomeno basti osservare alcuni casi pratici: i muratori che adottano materiali isolanti ad alte prestazioni e criteri energetici, gli elettricisti che integrano impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e domotica, i tecnici agricoli che utilizzano sensoristica, droni e automazione per ottimizzare le colture, e i cuochi che lavorano sulla riduzione degli sprechi e sulla tracciabilità delle filiere.
Anche i manutentori si confrontano con impianti sempre più digitalizzati, mentre chi opera nella logistica è chiamato a ottimizzare percorsi e consumi per ridurre l’impatto ambientale.
Domanda di professionalità e reclutamento
Il mercato mostra inoltre un’urgenza verso professioni tecniche ad alta specializzazione, spesso difficili da reperire. Tra le figure più richieste figurano gli installatori fotovoltaici, gli elettricisti evoluti, i tecnici dell’efficienza energetica, gli operatori di cantiere specializzati, gli specialisti del riciclo, i tecnici ambientali, i professionisti ESG e i data analyst ambientali. A queste si aggiungono elettricisti per le costruzioni civili, tecnici di cantiere, ingegneri energetici e specialisti della gestione ambientale: profili che richiedono competenze ibride, tecniche e digitali.
Secondo la lettura del volume citato, nei prossimi anni l’Italia avrà bisogno di circa 3,3-3,7 milioni di lavoratori: una porzione significativa di queste opportunità riguarderà figure già esistenti ma riqualificate con competenze verdi e digitali.
Il messaggio è chiaro: il futuro del lavoro sarà meno una scelta tra digitale e tecnico e più una somma di abilità miste. Continuare a parlare di occupazione guardando al passato rischia di lasciare impreparate le persone e le imprese rispetto a una trasformazione già in atto.

