Il rapporto tra lavoro, sostenibilità e tecnologia è oggi al centro del dibattito pubblico: il libro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti, intitolato Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro (Edizioni Ambiente), offre una mappa aggiornata delle trasformazioni in corso. In occasione del 1° maggio e con l’uscita in libreria dal 24 aprile, gli autori descrivono come la combinazione tra transizione ecologica e digitalizzazione stia rimodellando sia i mestieri emergenti sia quelli tradizionali, creando opportunità ma anche nuove sfide per i lavoratori e per la formazione.
Secondo le analisi riportate nel volume, nei prossimi anni il fabbisogno di personale in Italia potrebbe raggiungere cifre rilevanti: si parla di una domanda stimata tra 3,3 e 3,7 milioni di posti entro il 2030.
Parallelamente, emerge che ormai per quattro professioni su cinque sono richieste competenze legate alla sostenibilità: idee e pratiche che un tempo venivano considerate di nicchia sono diventate elementi trasversali nelle descrizioni dei ruoli.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro
L’intelligenza artificiale non cancella intere categorie in modo istantaneo, ma erode progressivamente le mansioni più routinarie. Le attività caratterizzate da ripetitività e standardizzazione – quali inserimento dati, contabilità di base, customer service di primo livello e traduzioni semplici – sono quelle maggiormente esposte. L’effetto pratico è una ricomposizione delle mansioni: molte professioni rimangono, ma il loro contenuto cambia e il valore economico delle singole attività si riduce, mentre crescono le esigenze di supervisione, controllo e integrazione tecnologica.
Quali ruoli sono più a rischio
Non sono solo gli operai a essere interessati: anche le posizioni d’ufficio tradizionali subiscono trasformazioni. Le figure più vulnerabili includono segreteria esecutiva tradizionale, addetti alla contabilità standard, operatori di customer care con compiti ripetitivi e persone impiegate in attività amministrative a basso valore aggiunto. Di fronte a questo scenario, la strategia vincente per i lavoratori è acquisire competenze ibride che combinino capacità tecniche, digitali e conoscenze ambientali, in modo da spostare il proprio profilo verso attività a maggior valore aggiunto.
La transizione ecologica che crea domanda
Allo stesso tempo, la transizione ecologica genera una forte domanda di professionalità concrete e tecniche. Non si tratta solo di nuove professioni legate all’ambiente, ma soprattutto della trasformazione di lavori esistenti che incorporano pratiche sostenibili: dai muratori che utilizzano materiali ad alte prestazioni agli elettricisti che integrano fotovoltaico e domotica, fino ai cuochi che riducono gli sprechi alimentari.
La sostenibilità diventa così un elemento competitivo, correlato a riduzione dei costi, minor impatto e migliore posizione sul mercato.
Figure più richieste e difficili da reperire
La lista delle professioni introvabili include installatori fotovoltaici, tecnici dell’efficienza energetica, specialisti del riciclo, tecnici ambientali, professionisti ESG e data analyst ambientali. A queste si aggiungono ingegneri energetici e operatori di cantiere con competenze avanzate. Gli autori segnalano che molte imprese faticano a trovare profili formati su questi temi, creando un mismatch tra domanda e offerta sul mercato del lavoro.
Formazione, politiche e sfide demografiche
Per rispondere a questa domanda serve un ripensamento della formazione: il consiglio ricorrente è puntare sulle materie STEM, su istituti tecnici e su percorsi professionalizzanti come gli ITS.
Accanto alle competenze tecniche restano fondamentali le soft skill quali lavoro di squadra, problem solving e comunicazione. Inoltre, la scarsità demografica del paese aggrava il problema: la denatalità e la mancanza di lavoratori in alcune aree portano a carenze strutturali, che richiederanno interventi mirati di politica attiva e integrazione di percorsi per migranti qualificati.
Le leve aziendali per investire nella sostenibilità
Le imprese non adottano pratiche green per ideologia, ma per motivi concreti: efficientamento energetico, risparmio sui costi, necessità di differenziarsi sul mercato e vincoli normativi crescenti. Le imprese più lungimiranti inseriscono la sostenibilità a livello trasversale, trasformandola in uno strumento di gestione per ridurre rischi, contenere gli sprechi e migliorare le performance. Il risultato è che la sostenibilità sta diventando un requisito di mercato, capace di orientare investimenti e politiche di personale.

