La sonda Voyager 1, lanciata nel 1977, continua a inviare informazioni dal di fuori dell’influenza diretta del Sole, ma la sua riserva di energia è limitata. Il 17 aprile 2026 il team del Jet Propulsion Laboratory (JPL) ha deciso di disattivare lo strumento LECP (Low-energy Charged Particles) per ridurre il consumo elettrico complessivo e preservare così altre funzioni critiche della missione. Questa scelta non è casuale: arriva dopo decenni di funzionamento continuo dello strumento e in un contesto in cui ogni watt risparmiato può tradursi in anni di vita aggiuntivi per la sonda.
L’energia a bordo di Voyager è fornita da un RTG (ossia generatori termoelettrici a radioisotopi) che perde potenza nel tempo. Ora che la sonda si trova a circa 24,5 miliardi di chilometri dalla Terra e il segnale richiede quasi 23 ore per arrivare fino a noi, la gestione oculata dell’alimentazione diventa cruciale.
Spegnere strumenti meno indispensabili permette di mantenere attive le comunicazioni e altri sensori fondamentali, assicurando che la missione continui a produrre valore scientifico anche quando la disponibilità di potenza cala ulteriormente.
Perché è stato spento il LECP
Lo strumento LECP ha fornito per oltre quattro decenni misure sulle particelle cariche a bassa energia — ioni, elettroni e raggi cosmici — che attraversano la regione oltre l’eliopausa. Grazie a questi dati è stato possibile mappare fronti di pressione e variazioni di densità nel mezzo interstellare circostante. Tuttavia, la riduzione graduale dell’output dell’RTG, che perde alcuni watt all’anno, ha spinto il JPL a seguire un piano già previsto di spegnimento progressivo degli strumenti: su ciascuna Voyager sette dei dieci strumenti originali sono stati già disattivati.
Su Voyager 2 il LECP era stato spento nel marzo 2026; la manovra su Voyager 1 del 17 aprile 2026 rientra in questa stessa logica di prioritizzazione.
Cosa misurava il LECP
Il LECP era progettato per rilevare particelle a bassa energia e offrire informazioni sul compositione e sulla dinamica dei flussi di particelle oltre l’eliosfera. In termini pratici, questo ha permesso agli scienziati di studiare come il vento solare interagisca con il mezzo galattico e di identificare regioni con differenti densità di particelle. Queste misurazioni sono uniche: al momento nessun’altra missione è in grado di operare alle distanze raggiunte dalle sonde Voyager e quindi i dati raccolti rimangono fondamentali per comprendere la regione interstellare immediatamente esterna al Sistema Solare.
La strategia per risparmiare energia: il piano “Big Bang”
Per estendere la vita operativa delle sonde, il team del JPL ha concepito una strategia operativa chiamata “Big Bang”, che prevede di spegnere simultaneamente componenti ad alto consumo e attivarne altre a consumo ridotto. Il metodo mira a ottenere un risparmio netto maggiore rispetto a interventi singoli e graduali. Prima di applicare la procedura su Voyager 1, i controlli e i test saranno eseguiti su Voyager 2, che dispone attualmente di una riserva di potenza leggermente superiore e si trova a una distanza minore dalla Terra. I test previsti per maggio e giugno serviranno a verificare affidabilità e impatto operativo; se i risultati saranno soddisfacenti, la procedura sarà estesa anche a Voyager 1 entro luglio.
Misure di mitigazione e possibilità di riattivazione
Il centro di controllo ha lasciato attivi strumenti essenziali come il magnetometro (MAG) e il Plasma Wave Subsystem (PWS), che garantiscono la continuità delle osservazioni fondamentali. Inoltre è stata mantenuta una parte del LECP che consuma solo 0,5 watt in modo da conservare la possibilità di una futura riattivazione se si dovesse identificare una fonte aggiuntiva di energia o se i risparmi conseguiti permetteranno una redistribuzione dei watt disponibili. Questa scelta bilancia il desiderio di raccogliere dati unici con la necessità di preservare la capacità di comunicazione e controllo della sonda.
Eredità scientifica e prospettive
Anche con lo spegnimento di alcuni strumenti, la missione Voyager rimane una delle imprese tecnologiche e scientifiche più durature e significative. I dati raccolti dalle due sonde continuano a plasmare la nostra comprensione del mezzo interstellare e a fornire spunti che influenzeranno studi futuri. La decisione di risparmiare energia è un ulteriore esempio di come la progettazione iniziale e la gestione a lungo termine possano prolungare notevolmente il valore di una missione. Pur sapendo che le capacità di osservazione diminuiranno nel tempo, gli ingegneri e gli scienziati lavorano per trarre il massimo dalle risorse rimaste, mantenendo viva l’eredità di Voyager per le generazioni future.

