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Artemis II e i prossimi passi per tornare sulla Luna

Artemis II ha stabilito record, verificato sistemi critici come l'Orion e raccolto dati medici fondamentali: ora il programma guarda a Artemis III, agli Human landing system commerciali e a risorse economiche stabili

Artemis II e i prossimi passi per tornare sulla Luna

Il rientro in acqua e il successivo splashdown nell’oceano Pacifico hanno segnato la fine di dieci giorni di missione per l’equipaggio di Artemis II. A bordo c’erano Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, quattro astronauti che hanno completato un giro completo intorno alla Luna progettato per testare sistemi e procedure prima di tentare un allunaggio con equipaggio.

La missione, partita il 1 aprile alle 15:35 (ora del Pacifico), aveva un obiettivo chiaro: mettere alla prova la capsula Orion, i sistemi di supporto vitale e le procedure operative su una finestra temporale significativa. Oltre al valore simbolico del ritorno umano nello spazio profondo dopo più di mezzo secolo, i test condotti durante il volo offriranno dati utili per progettare la presenza sostenibile sul suolo lunare.

I risultati tecnici e i record raggiunti

Tra gli esiti più visibili c’è il nuovo primato di distanza dalla Terra raggiunto dall’equipaggio: la capsula si è portata fino a 406.771 chilometri. Nel punto di massimo avvicinamento alla Luna l’Orion è passata a circa 6.550 chilometri dalla superficie, consentendo agli astronauti di fotografare e mappare decine di siti di interesse scientifico. Durante il sorvolo hanno osservato un’eclissi dal lato nascosto della Luna e documentato l’impatto apparente di più meteoriti sulla superficie.

Problemi affrontati e sicurezza dell’equipaggio

La missione non è stata priva di inconvenienti: sono emersi guasti al bagno a bordo, una perdita di elio nel sistema di propulsione del modulo di servizio e un malfunzionamento a un sistema identificato come Outlook.

Nessuno di questi problemi ha però imposto l’interruzione della missione o messo in pericolo gli occupanti, confermando l’affidabilità complessiva delle procedure di emergenza e del design della navicella.

Test operativi e ricerca scientifica a bordo

Fin dalle prime fasi dell’ascesa in orbita terrestre gli astronauti hanno effettuato manovre critiche: la Proximity Operations Demonstration ha visto il pilota prendere il controllo manuale dell’Orion per un avvicinamento preciso all’ultimo stadio del razzo. Sono stati attivati canali di comunicazione avanzati come i collegamenti laser e sono stati monitorati a lungo i sistemi di vita forniti dal modulo di servizio europeo, responsabile di energia, acqua e propulsione. Tutto ciò era essenziale per testare la resilienza in vista di missioni più complesse.

Esperimenti biologici e protezione dalle radiazioni

L’equipaggio ha partecipato direttamente a una serie di esperimenti medici: prelievi biologici, dispositivi indossabili per tracciare sonno e carichi fisici, test di esercizio a gravità quasi nulla e monitoraggio dei livelli di CO2 e ossigeno. Sono stati impiegati sensori per le radiazioni e dispositivi organo su chip per valutare l’impatto cellulare dei viaggi nello spazio profondo. Durante il rientro gli astronauti hanno inoltre costruito un rifugio improvvisato per simulare la schermatura in caso di eventi meteorici spaziali.

Cosa succede dopo: calendario, lander e risorse

La sequenza successiva prevista dal programma Artemis include la missione Artemis III, programmata per la metà del 2027: sarà una missione con equipaggio dedicata a testare le operazioni di rendezvous e attracco tra l’Orion e i moduli di atterraggio realizzati da partner commerciali.

Tra i sistemi in sviluppo troviamo il Starship Hls e il Blue Moon, entrambi ancora lontani dall’avere una dimostrazione completa in orbita o capacità di rifornimento fuori dalla Terra.

Verso l’allunaggio e oltre

Se i tempi e i test andranno come previsto, Artemis IV dovrebbe tentare il primo allunaggio con equipaggio verso la fine del 2028, mirando al polo sud lunare. Il programma ambisce a sviluppare infrastrutture in orbita e sulla superficie, con una base pianificata per il 2032 e l’obiettivo di trasformare le missioni successive in una presenza sostenibile. Jared Isaacman, alla guida della nuova amministrazione NASA, ha dichiarato l’intenzione di mantenere un ritmo regolare di voli lunari.

Vincoli finanziari e politici

La realizzazione di questi piani dipende però dalle risorse: per l’anno fiscale 2026 il budget della NASA è di circa 24,4 miliardi di dollari, equivalente a circa lo 0,3% della spesa federale statunitense. Proposte di tagli dell’ordine del 23% — che ridurrebbero il finanziamento a circa 18,8 miliardi di dollari — sono state avanzate dall’esecutivo ma non approvate dal Congresso. In ogni caso, programmi con equipaggio come Artemis richiedono finanziamenti stabili e consistenti per rispettare calendari e obiettivi tecnologici.

Conclusioni: un equilibrio tra ambizione e realismo

Artemis II ha dimostrato che è possibile portare un equipaggio umano nello spazio profondo con tecnologie diverse da quelle dell’era Apollo, raccogliendo dati preziosi e segnando nuovi record. Tuttavia, l’orizzonte resta complesso: servono test aggiuntivi dei lander commerciali, scelte politiche e finanziarie coerenti, e il continuo coinvolgimento internazionale e industriale per trasformare i successi temporanei in una presenza lunare duratura.

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Scritto da Lucia Ferretti

Reporter investigativa, 14 anni di inchieste su societa' e diritti civili.

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