L’Italia dello sport ha raggiunto nuovi vertici con 65 medaglie conquistate in una sola settimana. Agli Europei di atletica di Birmingham e agli Europei di nuoto di Parigi, gli atleti azzurri hanno dimostrato la loro forza e determinazione, conquistando il primo posto nel medagliere dell’atletica e il secondo nel nuoto.
Dietro questi successi straordinari c’è un sistema sportivo ben organizzato che parte dal territorio e coinvolge società, tecnici, famiglie e impianti. Emanuele De Vita, Delegato Provinciale CONI e Consigliere del Comitato Regionale FIN, spiega l’importanza di proteggere la base per continuare a vincere.
Il ruolo delle società sportive
Le società sportive sono il cuore dello sport italiano. Una piscina, una pista di atletica o un campo sportivo diventano luoghi di crescita quando dietro c’è una società capace di creare una comunità. I bambini entrano per imparare a nuotare, correre o saltare, e possono scoprire una passione, incontrare un tecnico e trovare dei compagni.
“Il nostro sistema ha una caratteristica straordinaria: riesce spesso a trasformare l’attività di base in un percorso di crescita capace di arrivare all’alto livello internazionale”, afferma De Vita. Tuttavia, non tutti diventeranno campioni, e la missione non può essere soltanto quella di produrre medaglie. Dobbiamo produrre soprattutto persone.
L’importanza del territorio
Il territorio è fondamentale per lo sviluppo dello sport. È il primo luogo nel quale un ragazzo incontra lo sport. Le società sportive locali svolgono una funzione educativa, sociale e aggregativa. Portare cento bambini in piscina o su una pista di atletica è un risultato straordinario, indipendentemente dal numero di medaglie conquistate.
“Dobbiamo difendere e valorizzare le realtà sportive locali”, sottolinea De Vita. “Una società che opera in un quartiere o in un Comune svolge una funzione che va ben oltre l’attività agonistica.”
La sfida degli impianti sportivi
Il tema degli impianti rimane uno dei problemi più delicati. Le piscine hanno costi di gestione elevatissimi, e molte società faticano a sostenere questi costi. Anche nell’atletica, servono piste moderne, sicure e adeguate alle diverse specialità.
“Dobbiamo cambiare prospettiva: l’impianto sportivo non deve essere considerato soltanto un costo. È un investimento sociale”, afferma De Vita. “Una piscina o una pista di atletica producono salute, educazione, inclusione e aggregazione. Se perdiamo gli impianti, rischiamo di perdere anche la possibilità di costruire i campioni di domani.”
Il problema degli impianti riguarda direttamente anche l’alto livello. L’alto livello è la parte visibile della piramide, ma se alla base la piramide si restringe, prima o poi ne risente anche il vertice. È necessario creare un equilibrio tra sostegno all’alto livello e tutela dell’attività di base.
Il ruolo delle istituzioni e dei tecnici
Le istituzioni devono creare le condizioni affinché le società possano lavorare. Significa intervenire sull’impiantistica, sostenere i costi di gestione quando necessario, favorire l’accesso dei giovani allo sport e investire sulla formazione dei tecnici.
“Lo sport dovrebbe essere considerato una vera politica pubblica trasversale”, afferma De Vita. “Non riguarda soltanto chi vuole diventare atleta. Riguarda la prevenzione, la salute, l’educazione, l’inclusione e la qualità della vita delle nostre comunità.”
I tecnici incidono moltissimo sui risultati. Dietro un grande atleta c’è quasi sempre un grande tecnico e, spesso, un’intera squadra di professionisti. Il tecnico moderno non è soltanto colui che insegna una tecnica o prepara un programma di allenamento. Deve conoscere l’atleta, rispettarne i tempi di crescita, comprenderne le caratteristiche psicologiche e accompagnarlo nei momenti difficili.
“Dietro un grande atleta c’è quasi sempre un grande tecnico e, spesso, un’intera squadra di professionisti”, conclude De Vita. “Il tecnico moderno non è soltanto colui che insegna una tecnica o prepara un programma di allenamento.”



