Il mondo dell’ippica è in lutto per la scomparsa di Varenne il leggendario trottatore che ha scritto pagine indimenticabili nella storia dello sport. A 31 anni, il campione ha chiuso gli occhi in un box dell’allevamento LJ ad Eboli, in Campania, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti gli appassionati.
Nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in Emilia Romagna, Varenne ha trascorso i suoi ultimi anni in Campania, terra che lo ha adottato e dove ha vissuto i suoi ultimi momenti. Il suo proprietario, Dario De Angelis ricorda con emozione il legame speciale che lo univa al cavallo: “Era un animale fuori dal comune, con un’intelligenza quasi umana.”
Una carriera costellata di successi
La carriera di Varenne è stata un susseguirsi di trionfi. Su 72 corse, ne ha vinte 63, raccogliendo premi per oltre sei milioni di euro. Tra i suoi successi più celebri, la tripletta al Gran Premio di Agnano (2000, 2001, 2002) e le vittorie al Gran Prix d’Amerique e all’Elitloppet nel 2001 e 2002. Varenne è stato l’unico cavallo nella storia a vincere il titolo di Cavallo dell’anno in tre diversi Stati: Italia, Francia e Stati Uniti.
La sua ultima gara risale a settembre 2002, ma il suo mito è rimasto vivo grazie alle sue performance straordinarie. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha ricordato con orgoglio l’onore di aver premiato la sua carriera durante Fieracavalli a Verona.
Un legame speciale con la Campania
Sebbene nato in Emilia Romagna, Varenne è diventato un simbolo della Campania, grazie al suo storico proprietario Enzo Giordano partenopeo doc. Giordano ha acquistato Varenne dopo un viaggio di nozze a Parigi, dove rimase colpito dal nome rue de Varenne. Da quel momento, la leggenda ha avuto inizio.
Nel 2026, Varenne è tornato ad Agnano per festeggiare i suoi 30 anni di vita e rendere omaggio a Giordano, scomparso l’anno precedente. Un ritorno emozionante che ha visto il Capitano inchinarsi di fronte a decine di bandiere italiane, in un gesto che ha commosso tutti i presenti.
Un’eredità che vive ancora oggi
Varenne non è stato solo un cavallo, ma un simbolo di eccellenza e passione. La sua intelligenza, la sua grinta e il suo carisma lo hanno reso un’icona non solo per gli appassionati di ippica, ma per l’intera nazione. Come ha ricordato Maurizio Ughi ex ad di Snai: “Varenne era pigro, ma aveva un cervello superiore. Era un attore, un comunicatore, un vero mito irripetibile.”
Oggi, l’ippica italiana eredita una passione incrollabile e il dovere di far rivivere quei giorni di gloria. Come ha detto Alberto Cirio governatore del Piemonte: “Varenne era una leggenda capace di portare il nostro Paese sul tetto del mondo.”
Il ricordo di Varenne resterà vivo nei cuori di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vederlo correre. Un addio che fa male, ma che lascia un’eredità di orgoglio e passione che continuerà a ispirare le future generazioni.



