Il 19 settembre 2026, a pochi minuti dalla mezzanotte, il mondo del calcio ha appreso la scomparsa di Sandro Mazzola una delle figure più amate della storia sportiva italiana. All’età di 83 anni, il fu capitano della Grande Inter aveva combattuto a lungo contro una grave patologia, ma è rimasto vicino a compagni, tifosi e amici fino all’ultimo istante. Il suo funerale si è tenuto il 21 settembre nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, dove i tifosi hanno reso omaggio a un uomo che ha fatto della maglia nerazzurra un simbolo di gloria.
Una carriera da leggenda: i successi con l’Inter
Il percorso di Sandro Mazzola ai vertici del calcio nasce tra le pieghe del dramma di Superga, quando il padre Valentino, celebre capitano del Grande Torino, perde la vita. Nonostante il peso di un cognome storico, il giovane dimostra fin da subito il suo valore nella Primavera nerazzurra, sotto la guida di Benito Lorenzi e Giuseppe Meazza. Il 10 giugno 1961 segna il suo debutto in Serie A, quando l’Inter batte la Juventus per 9-1 e Mazzola segna il suo primo gol su rigore.
Trionfi nazionali ed europei
Durante i quattordici anni trascorsi tra i ranghi nerazzurri (1961-1977), l’attaccante colleziona 572 presenze e 162 reti. Il suo repertorio titolare comprende quattro Scudetti (1963, 1965, 1966, 1971), due Coppe dei Campioni (1964, 1965) e due Coppe Intercontinentali (1964, 1965). Nel 1965 conquista il titolo di capocannoniere in Serie A con 17 reti, mentre nella Coppa dei Campioni del 1964 è miglior marcatore con sette gol. Nel 1971 si classifica secondo al Pallone d’Oro dietro a Johan Cruyff.
L’impronta nella Nazionale azzurra
Il debutto con la maglia azzurra avviene il 12 maggio 1963 a San Siro, in una vittoria per 3-0 contro il Brasile. Dopo la dolorosa sconfitta ai Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord, Mazzola diventa il fulcro della ricostruzione guidata da Ferruccio Valcareggi. La sua partnership con Gianni Rivera si trasforma nella celebre “staffetta” che porta l’Italia all’Europeo del 1968 vinto in Jugoslavia.
Il Mondiale del 1970 e gli ultimi capitoli
Nel 1970, Mazzola è protagonista della finale contro il Brasile, spesso definita “Partita del Secolo”, persa 4-3. Concluderà la sua avventura azzurra nel 1974, totalizzando 70 presenze e 22 reti. Il suo apice in nazionale rimane legato a quei momenti di eccellenza che hanno segnato un’intera generazione di tifosi.
Dalla maglia al tavolo dirigenziale: l’eredità oltre il ritiro
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Mazzola non abbandona il mondo del calcio. Nel 1997, in veste di direttore sportivo della Inter sotto la presidenza di Massimo Moratti, è l’architetto del colpo che porta il Brasile, Ronaldo “Il Fenomeno” al club milanese. L’accordo rimane nella memoria dei tifosi come uno dei più emozionanti trasferimenti dell’era moderna.
Oltre al ruolo dirigenziale, Mazzola ha ricoperto incarichi anche al Genoa e al Torino contribuendo alla crescita di giovani talenti e promuovendo la cultura del calcio responsabile. La sua influenza si è poi estesa al “sindacato dei calciatori”, dove ha sostenuto la tutela dei diritti dei professionisti.
Ultimo saluto e memoria duratura
L’addio è stato segnato da una partecipazione numerosa di ex compagni, dirigenti e tifosi. In quella serata, la memoria di Mazzola è stata celebrata tra racconti di partite epiche – la doppietta a Vienna nel 1964 contro il Real Madrid le rimonte contro il Liverpool e le sfide con Giuseppe Baresi – e aneddoti di vita, come la serata di maggio al ristorante di Zanetti per il 60° anniversario della seconda Coppa dei Campioni.
Il suo nome rimane impresso nei cuori di chi lo ha seguito: la leggenda del baffo la precisione del tiro, la capacità di trasformare una partita in spettacolo. Sandro Mazzola sarà ricordato non solo per i trofei, ma per l’etica lavorativa, la lealtà verso l’Inter e la passione che ha trasmesso a generazioni di giovani calciatori.



