Varenne, il nome che ha fatto tremare gli ippodromi di tutto il mondo, non è stato solo un cavallo, ma un vero e proprio fenomeno sportivo. Nato la notte del 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, questo trottatore ha lasciato un segno indelebile nella storia dello sport, diventando un simbolo di eccellenza e determinazione.
La sua carriera è stata costellata di vittorie e record, ma ciò che lo ha reso davvero unico è stata la sua capacità di conquistare il cuore del pubblico, trasformandosi in un vero e proprio mito. Non è un caso che artisti come Enzo Jannacci e Roberto Vecchioni gli abbiano dedicato opere, e che la Repubblica di San Marino gli abbia dedicato un francobollo.
Una carriera costellata di vittorie e record
Varenne ha vinto oltre 63 gare su 72, conquistando 51 Gran Premi in sette Paesi diversi. Tra le sue vittorie più celebri, spiccano tre edizioni consecutive del Gran Premio Lotteria di Agnano e due vittorie consecutive nel Prix d’Amerique, la corsa più prestigiosa del trotto mondiale. La sua capacità di battere avversari di ogni nazione e su ogni distanza lo ha reso il trottatore più completo di tutti i tempi.
Ma la strada verso il successo non è stata facile. Nato con un microdistacco osseo in una zampa, Varenne avrebbe potuto non diventare mai il campione che tutti conosciamo. Fu proprio questa fragilità iniziale a far saltare il suo quasi acquisto da parte dell’allenatore Pietro Bezzecchi, che rinunciò dopo un esame veterinario non rassicurante. La fortuna, però, girò dalla sua parte quando l’avvocato napoletano Enzo Giordano decise di investire in lui, nonostante un esordio non proprio promettente.
La squadra dietro il campione
Dietro ogni grande campione c’è una squadra altrettanto straordinaria. Per Varenne, questa squadra era composta da personaggi unici, ognuno con un ruolo fondamentale. L’allenatore finlandese Jori Turja, il guidatore Giampaolo Minnucci, il veterinario Pio Iannarelli e l’artiere Ina Rastas hanno lavorato insieme per trasformare Varenne in una macchina da guerra.
Giordano, il proprietario, era un appassionato superstizioso che non lesinava investimenti per il suo campione. Turja, con il suo approccio innovativo, ha saputo tirare fuori il meglio da Varenne. Minnucci, con la sua guida esperta, ha portato il trottatore alla vittoria in quasi tutte le gare. Iannarelli, infine, ha garantito che Varenne fosse sempre in perfetta forma fisica, nonostante la sua fragilità iniziale.
L’eredità di Varenne
Ma la storia di Varenne non finisce con le sue vittorie in pista. Dopo il ritiro, nel 2003, ha iniziato una seconda carriera come stallone, diventando uno dei riproduttori più riusciti della storia. Con oltre 2.500 figli, Varenne ha lasciato un’eredità duratura, con molti dei suoi discendenti che hanno seguito le sue orme, vincendo gare prestigiose in tutto il mondo.
Tra i suoi figli più celebri, spiccano Pascià Lest, che ha vinto oltre un milione e mezzo di premi, e Napoleon Bar, diventato a sua volta un riproduttore di successo. La sua influenza si estende anche oltre l’Italia, con cavalli come Apex negli Stati Uniti e Nike Ek che continuano a portare alto il suo nome.
Varenne è stato un cavallo unico, non solo per le sue vittorie, ma anche per il suo carattere. Descritto come pigro ma con un cervello superiore, Varenne sapeva quando accelerare e come gestire le sue energie. La sua intelligenza e la sua capacità di comunicare con il pubblico lo hanno reso una vera e propria star, amata da milioni di persone in tutto il mondo.



