Nel dibattito pubblico l’intelligenza artificiale è spesso descritta come un futuro inevitabile, un destino già scritto che chi governa può imporre senza opposizione. Luca De Biase, giornalista e studioso di ecologia dei media, avverte che questo tipo di narrazione è un atto di potere che neutralizza la capacità di scelta della società e, in particolare, dei giovani che si avvicinano al mondo della conoscenza.
Secondo De Biase, la scuola è l’unico terreno dove si può ancora interrompere questa corsa verso una civiltà “artificiale” se non ancora reale, stimolando un pensiero critico capace di distinguere tra informazione utile e manipolazione digitale. In questo contesto, il concetto di “cognizione resa” – ovvero l’affidamento cieco a chatbot che porta gli utenti a sbagliare otto volte su dieci – diventa un campanello d’allarme per educatori, genitori e responsabili di politiche educative.
Algoritmi di attenzione e design manipolativo
Le piattaforme di IA non sono neutre: i loro algoritmi gestiscono la nostra attenzione proprio come avviene per i media tradizionali, ma con una precisione e una personalizzazione molto più avanzate. Questo design tende a creare un circolo vizioso in cui l’utente rimane incollato a contenuti preconfezionati, senza sviluppare la capacità di analizzare il contesto dietro le informazioni.
Il fenomeno della “shadow AI” è un esempio lampante: dipendenti e studenti utilizzano quotidianamente strumenti IA non autorizzati, copiando contratti, dati sensibili o appunti in ambienti basati su cloud. La mancanza di consapevolezza rende difficile tracciare l’uso improprio, aumentando il rischio di violazioni della privacy e di disuguaglianze tra chi ha accesso a formazione avanzata e chi si affida passivamente agli assistenti digitali.
Asus propone l’IA locale con UGen300
Per rispondere a queste criticità, Asus ha lanciato UGen300, il primo acceleratore IA USB al mondo pensato per funzionare interamente “by design” sul dispositivo dell’utente. Dotato del chipset Hailo-10H, 8 GB di memoria e un consumo di soli 2,5 W, supporta sia architetture x86 che Arm e si integra su Windows, Linux e Android. Il dispositivo include 150 modelli pre-installati tramite il Model Zoo, consentendo di sfruttare IA classica e generativa senza inviare dati a server esterni.
Le applicazioni pratiche sono molteplici: nella logistica, il “missing check” consente di individuare in tempo reale prodotti mancanti o in eccesso nei magazzini; in ambito didattico, UGen300 può trascrivere appunti durante le lezioni, monitorare posture nello yoga o trasformare movimenti corporei in suoni interattivi. A meno di 300 euro, la proposta di Asus rende la tecnologia IA accessibile a scuole, piccole imprese e professionisti, riducendo la dipendenza da cloud esterni e mitigando i problemi legati al Cloud Act americano.
L’intervento di Asus dimostra come una scelta consapevole di hardware locale possa andare a contrastare la “shadow AI” e a restituire il controllo dei dati a chi li produce. In tal modo, le scuole possono sperimentare l’IA in modo più sicuro, promuovendo allo stesso tempo l’educazione al pensiero critico che De Biase ritiene fondamentale per impedire una cultura della dipendenza digitale.



