Un uomo di 30 anni soffriva da mesi di un dolore lancinante all’anca, dovuto a un piccolo tumore osseo chiamato osteoma osteoide. La sede del nidus, situata proprio al fondo dell’acetabolo, rendeva impossibile ricorrere alle tecniche di termoablazione tradizionali, perché il calore avrebbe potuto compromettere la cartilagine articolare.
Operazione su misura per un osteoma dell’anca a Orbassano
Il team ortopedico dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, in collaborazione con la Prima Clinica Ortopedica del CTO di Torino, ha deciso di utilizzare una guida chirurgica personalizzata realizzata con stampa 3D. Partendo dalle immagini di tomografia computerizzata del paziente, gli ingegneri hanno ricostruito un modello digitale dell’intero bacino e hanno progettato un “mirino” che si adattasse perfettamente alla superficie dell’acetabolo.
Caratteristiche dell’osteoma osteoide e difficoltà diagnostica
L’osteoma osteoide è tipicamente più piccolo di 15 mm e contiene un nucleo centrale, il nidus, che rilascia grandi quantità di prostaglandine, responsabili del dolore intenso, soprattutto notturno. La sua localizzazione intra-articolare può imitare altre patologie dell’anca, rendendo la diagnosi spesso tardiva. Una revisione recentissima ha evidenziato che i casi nascosti nella cartilagine richiedono una valutazione approfondita con TAC ad alta risoluzione.
Dalla TAC alla guida stampata: il percorso tecnologico
Le scansioni TAC forniscono dettagli volumetrici dell’osso; questi dati vengono poi elaborati con software di imaging medico per generare una ricostruzione 3-D. La stampa additiva converte il progetto digitale in un oggetto plastico sterilizzabile, con tolleranze di pochi decimi di millimetro. Nel caso specifico, la guida è stata posizionata sull’acetabolo, indicando l’angolo e la profondità ottimali per raggiungere il nidus senza traumatizzare la cartilagine.
Durante l’intervento è stata effettuata una lussazione chirurgica controllata dell’anca, preservando la vascolarizzazione della testa del femore. La guida ha consentito al chirurgo di inserire l’ago di rimozione con una traiettoria predefinita, asportando il tumore in modo preciso. Il vuoto osseo risultante è stato riempito con un materiale biocompatibile, favorendo la guarigione.
Risultati clinici e prospettive future
Al risveglio dal blocco operatorio, il paziente ha riferito l’assenza completa del dolore, confermando l’efficacia dell’approccio su misura. Il monitoraggio a medio termine prevede controlli ortopedici per valutare la ricostruzione dell’articolazione e la capacità di carico. Questo caso dimostra come la stampa 3D possa trasformare procedure complesse in operazioni più sicure, soprattutto quando la posizione della lesione limita le tecniche percutanee.
Studi recenti su guide stampate in 3-D per osteomi di sedi difficili riportano tassi di successo comparabili o superiori alle metodologie tradizionali, ma la letteratura sottolinea la necessità di selezionare accuratamente i pazienti. La sinergia tra reparti ortopedici, radiologi e ingegneri medici è quindi fondamentale per sfruttare appieno le potenzialità di questa tecnologia e ridurre i tempi di recupero.



