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21 Settembre 2026

Patuelli avverte: le big tech minacciano la tripartizione dei poteri

Patuelli avverte che il potere delle big tech deve essere contenuto per salvare la Costituzione

Patuelli avverte: le big tech minacciano la tripartizione dei poteri

Durante un convegno tenutosi a Palazzo Rasponi, Ravenna, il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli ha lanciato un avviso forte sulle implicazioni democratiche del dominio delle big tech. L’incontro, promosso dal Dipartimento di Scienze Giuridiche del campus universitario locale, ha attirato rappresentanti istituzionali, accademici e imprenditori, tutti interessati al rapporto tra tecnologia e diritto.

Le affermazioni di Patuelli sulla minaccia alla tripartizione dei poteri

Patuelli ha sostenuto che la storica tripartizione dei poteri di Montesquieu – legislativo, esecutivo e giudiziario – è ora sotto pressione da un attore esterno: le grandi aziende digitali. Il banchiere ha ricordato come, nei Paesi più avanzati nello sviluppo dell’intelligenza artificiale la linea di demarcazione tra i poteri sia sempre più sfumata. In Cina, ha osservato, le big tech operano quasi senza alcun freno istituzionale, diventando strumenti di controllo sociale e civile. Negli Stati Uniti, sebbene la Costituzione rimanga in vigore, una stretta alleanza tra l’esecutivo e le imprese tecnologiche ha già cominciato a modificare gli equilibri descritti da Tocqueville nella sua analisi della democrazia americana.

USA e Cina: due modelli di conflitto tra potere pubblico e digitale

Secondo Patuelli, la Cina rappresenta il caso più estremo: la mancanza di separazione tra i tre poteri e le big tech ha trasformato le piattaforme digitali in veri e propri organi di vigilanza. Negli USA, invece, la sorveglianza è più sottile, ma la collaborazione tra l’esecutivo federale e le principali corporation tecnologiche è considerata pericolosa perché «distorce le regole di Tocqueville», indebolendo i meccanismi di controllo e bilanciamento tipici di una democrazia consolidata.

Il richiamo a un nuovo costituzionalismo e a una normativa più severa

Patuelli ha proposto l’adozione di un nuovo costituzionalismo basato su principi culturali e codificati, per gestire le sfide poste dal digitale. Ha sottolineato che l’Italia è in una posizione privilegiata grazie a una Costituzione robusta, la cui parte preliminare ha un carattere etico e programmatico che può essere applicato all’era dell’IA. Il presidente ha inoltre ricordato che i reati informatici sono già perseguibili come gli altri crimini, ma ha rimarcato la necessità di una maggiore consapevolezza e di un’applicazione più rigorosa delle norme penali per garantire che «i reati vengano perseguiti ovunque e sempre».

Il discorso ha inoltre toccato l’importanza di una semplificazione normativa: quando si approva una nuova legge, occorre abrogarne esplicitamente le versioni superate per evitare contraddizioni e garantire una più efficace applicazione. Patuelli ha evidenziato il ruolo dell’Unione Europea, forte dal punto di vista monetario (tasso di sconto al 2,5 %), ma ancora frammentata sul piano giuridico. Una uniformità del diritto tributario, ha concluso, è indispensabile per evitare concorrenze sleali tra gli Stati membri.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.