Negli ultimi due anni l’interesse verso le intelligenze artificiali generative non si è limitato più alla creazione di immagini o video, ma ha spostato il suo centro d’interesse verso la ricerca di informazioni. Una vasta indagine online condotta tra agosto e settembre 2026 in nove paesi – tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Giappone – ha mappato l’evoluzione di questo fenomeno, rivelando un passaggio dal 3% al 9% di utenti che ricorrono a chatbot per approfondire notizie.
Il cambiamento è stato particolarmente marcato quando si confrontano i dati del 2024 con quelli del 2026: l’utilizzo dell’IA generativa per reperire informazioni è passato dall’11% al 38%, quasi raddoppiando in soli due anni. Le attività più frequenti includono la ricerca su temi specifici (24%), la richiesta di consigli (20%), la generazione di nuove idee (14%) e la sintesi di testi lunghi (13%). Tra le piattaforme più citate spiccano ChatGPT, seguito da Gemini, Copilot e Claude.
Incremento dell’utilizzo dell’IA generativa per informarsi
Il salto percentuale più evidente riguarda la dimensione demografica: i giovani, le persone con redditi più alti e i professionisti di settori tecnologici sono i principali adottatori di questi strumenti. Nonostante la crescita, l’impiego di agenti IA – software in grado di compiere azioni autonome – rimane limitato, con una penetrazione del solo 14% tra i rispondenti.
Una caratteristica particolarmente interessante è la modalità con cui gli utenti impiegano l’IA per la fruizione delle notizie. Il 49% delle interviste indica che la domanda più comune è “approfondisci una storia”, superando la semplice ricerca di aggiornamenti (46%). Altre funzioni richieste includono trovare una nuova fonte di notizie (39%) e ottenere un riassunto della notizia (38%).
Preferenze degli utenti verso l’IA nelle redazioni
Nonostante l’aumento dell’utilizzo, la fiducia nei contenuti generati interamente da algoritmi è ancora bassa. Solo il 12% degli intervistati si sente “molto o abbastanza a proprio agio” con articoli prodotti esclusivamente da IA; la percentuale sale al 19% solo se è prevista una supervisione umana, evidenziando il valore percepito del controllo editoriale.
Al contempo, gli intervistati mostrano una maggiore apertura verso l’adozione dell’IA per compiti di supporto come la traduzione o la correzione grammaticale. In sei dei nove paesi analizzati, la maggioranza prevede che l’IA renderà la produzione di notizie più economica (+34 punti percentuali) e più aggiornata (+19 punti), ma al contempo la considererà meno trasparente (-10 punti) e meno affidabile (-17 punti).
Conseguenze per i media e il futuro della ricerca
Gli specialisti avvertono che la crescita di questi sistemi potrebbe ridurre il traffico proveniente dai tradizionali motori di ricerca. Un’analisi precedente aveva previsto una caduta del 43% del traffico web dei siti di notizie entro tre anni, a causa dell’aumento dei riassunti automatici. L’adozione di IA come intermediario dell’informazione costringe le redazioni a rivedere le proprie strategie di visibilità, brand e monetizzazione, con la necessità di dimostrare credibilità in un contesto digitale più complesso.
La tendenza indica una domanda crescente per l’IA generativa come strumento di ricerca, ma una diffidenza persistente verso la sua capacità di produrre contenuti giornalistici autonomi. L’evoluzione futura dipenderà dalla capacità dei media di integrare l’IA in modo trasparente, mantenendo l’intervento umano come garante di qualità e fiducia.



