Alle elezioni di metà mandato gli Stati Uniti hanno consegnato la maggioranza della Camera dei Rappresentanti e del Senato al Partito Democratico, conquistando 228 seggi alla Camera e 54 al Senato. Il cambiamento ha colpito stati tradizionalmente considerati “rossi”, come Texas, dove ha trionfato il candidato democratico James Talarico, e la Carolina del Sud, vinta da Annie Andrews. Il presidente Donald Trump, pur riconoscendo il risultato, ha dichiarato la volontà di collaborare con i nuovi leader, accennando a un possibile incremento degli ordini esecutivi e a una politica estera più autonoma.
Il nuovo assetto del Congresso e le sue implicazioni politiche
Con i Democratici al comando, le proposte di deregulation e i tagli fiscali promossi da Trump incontreranno ostacoli più incisivi. Gli analisti di ING avvertono che la deregolamentazione, soprattutto nei settori dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute, sarà più difficoltosa da approvare. Parallelamente, la possibilità di una moratoria federale sui data center appare remota, poiché è probabile che incontri un veto immediato. Al contempo, la maggioranza democratica è vista come un potenziale motore di regole più stringenti per le grandi acquisizioni e per le tecnologie emergenti.
Rinforzo dell’indipendenza della Fed
L’organo monetario statunitense dovrebbe guadagnare maggiore autonomia grazie alla conferma di nuovi membri al Consiglio dei Governatori da parte del Senato. Lombard Odier sottolinea che un Fried più indipendente può tradursi in una politica monetaria più stabile, con effetti benefici sul dollaro. Tuttavia, la previsione di una crescita più lenta dell’economia, dovuta a una minore spinta fiscale, potrebbe indebolire la valuta nazionale.
Reazioni immediate dei mercati globali
Nei primi minuti di contrattazione, i future azionari statunitensi hanno subito una ondata di vendite, soprattutto nei titoli tech. Il Nasdaq ha sceso dello 0,4 % e l’S&P 500 dello 0,2 %. In Asia, Tokyo ha registrato una caduta fino al –4,8 % per poi limitare la perdita al –2,1 %, mentre Seul, indicatore dei titoli tecnologici, è passato da –4 % a +0,2 %. Hong Kong (+0,8 %), Shanghai (+0,7 %) e Shenzhen (+1,3 %) hanno chiuso in positivo. In Europa, Milano ha guadagnato l’1,8 %, superata solo da Madrid (+2,2 %).
Bond, dollaro e commodity
I titoli di Stato statunitensi sono saliti, con i rendimenti dei Treasury in calo di quasi 4 punti base, attestandosi al 4,92 %. Il dollaro ha perso terreno su tutte le valute principali, scendendo di circa 0,5 % rispetto all’euro (1,124 $). Al contempo, il prezzo dell’oro è incrementato del 3,3 % a 4.034 $ l’oncia, mentre il Bitcoin ha recuperato lo 0,7 % a 78.300 $, nonostante le prospettive meno favorevoli per le criptovalute.
Prospettive per i settori strategici
Swissquote indica che la sconfitta dei repubblicani può penalizzare i titoli tecnologici e dell’AI, ma allo stesso tempo suscita speranze per un contesto più propizio alle energie rinnovabili. La riduzione dell’impulso fiscale potrebbe però rallentare la crescita globale, accentuando la debolezza del dollaro. Deutsche Bank osserva che la diminuzione delle aspettative di rialzo dei tassi della Fed entro giugno 2027 è passata da 58,3 a 55 punti base, segnale di una politica più accomodante. Unicredit elenca tra le possibili iniziative democratiche la revisione della spesa sanitaria, l’indagine sui contratti energetici e l’opposizione a nuovi data center, tutti elementi che potrebbero ri-configurare gli investimenti nei prossimi anni.
L’esito elettorale ha ridotto la probabilità di tagli fiscali aggressivi e ha aperto la porta a una regolamentazione più attenta di settori ad alto impatto tecnologico. Gli operatori di mercato dovranno ora monitorare l’evoluzione della politica monetaria, le decisioni del Congresso su AI e criptovalute, e l’andamento dei prezzi delle commodity, per adeguare le loro strategie di investimento.



