Il 14 ottobre si è svolto a Villa Madama, a Roma, un incontro di alto livello tra il presidente dominicano Luis Abinader e il vicepremier italiano Antonio Tajani. L’appuntamento, inserito nel contesto del “Roma Business Forum”, ha riunito i vertici di aziende italiane di primo piano e le autorità dominicane, con l’obiettivo di passare da semplici scambi commerciali a partnership industriali di lungo periodo.
Protagonisti e agenda dell’incontro
Alla tavola sono stati presenti Flavio Cattaneo di Enel Biagio Mazzotta di Fincantieri Veronica Squinzi di Mapei e altri rappresentanti di Leonardo, Prysmian, FS Engineering e Renexia. Il dialogo ha ruotato attorno a tematiche quali energia e reti elettriche, infrastrutture di mobilità, cantieristica, sicurezza, gestione idrica, farmaceutica, meccanizzazione agricola e turismo. Il ministro Tajani ha sottolineato la volontà di superare il mero scambio di merci, promuovendo investimenti produttivi e trasferimento tecnologico.
Il contesto economico della Repubblica Dominicana
Con una popolazione di circa 11 milioni, la Repubblica Dominicana ha registrato una crescita media annua del PIL del 5,7% negli ultimi cinque anni, mantenendo una stabilità macroeconomica che la rende attraente per gli investitori. Il Paese beneficia del regime di libero scambio CAFTA-DR che garantisce un accesso privilegiato al mercato nordamericano, e ospita più di 800 imprese a capitale estero. Nel primo trimestre del 2026 gli afflussi di investimenti diretti esteri sono saliti a 1,67 miliardi di dollari, con una quota italiana di 371 milioni.
Meta RD 2036: le ambizioni del presidente Abinader
Dal 2025 è in vigore il piano Meta RD 2036 ideato dal presidente Abinader per raddoppiare il PIL pro capite, portandolo da 11 000 a 22 000 dollari entro il 2036. Il progetto prevede riforme strutturali, massicci investimenti in infrastrutture transizione energetica e digitale, oltre a iniziative nel settore agricolo e turistico. Tale quadro strategico rende urgente la ricerca di partner internazionali capaci di contribuire con capitali, know-how e tecnologie avanzate.
Opportunità per le imprese italiane
Tra i settori individuati come prioritari vi sono la manifattura avanzata i dispositivi medici la componentistica elettronica e l’agroindustria. Le aziende italiane hanno potuto confrontarsi direttamente con le autorità dominicane per valutare progetti di nearshoring sfruttando la posizione geografica dell’isola come hub logistico verso il Nord America. Inoltre, il regime delle zone franche offre incentivi fiscali e doganali significativi a chi intende esportare, riducendo i costi di avvio e migliorando la competitività sul mercato globale.
Zone franche e nearshoring: leve per gli investimenti
Le zone franche dominicane prevedono esenzioni su imposte sul reddito, IVA e dazi all’importazione per le imprese autorizzate, soprattutto quelle orientate all’export. Questa agevolazione è particolarmente interessante per le società italiane che desiderano spostare parte della produzione più vicina ai consumatori statunitensi, riducendo i tempi di consegna e i costi logistici. Il governo locale ha inoltre attivato programmi di formazione tecnica per garantire una forza lavoro qualificata, elemento chiave per attrarre investimenti in settori ad alto valore aggiunto.
Verso una partnership stabile e duratura
Il ministro Tajani ha ribadito che la stabilità politica della Repubblica Dominicana è un fattore cruciale per gli investitori italiani, citando anche la collaborazione nella lotta al narcotraffico e nella sicurezza regionale. L’accordo firmato a Villa Madama apre la porta a iniziative congiunte non solo economiche, ma anche nel campo della giustizia, della difesa, della ricerca scientifica e delle attività culturali e sportive. Con un commercio bilaterale che nel 2025 ha raggiunto i 595 milioni di euro, l’Italia si conferma il secondo partner europeo del Paese caraibico, dietro la Spagna, e punta a consolidare una rete di cooperazione che vada ben oltre la mera esportazione di beni.



