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3 Novembre 2026

Trattative Usa-Iran: crollo del greggio e mercati in ripresa

L'ok della Guida Suprema iraniana a negoziare con gli Stati Uniti ha provocato un forte ribasso del prezzo del petrolio e una reazione positiva dei mercati europei, con calo dei rendimenti dei bond e scambi vivaci sui titoli energetici e tecnologici

Trattative Usa-Iran: crollo del greggio e mercati in ripresa

La notizia dell’approvazione da parte della Guida Suprema iraniana a concedere al governo poteri per avviare colloqui con gli Stati Uniti ha determinato una rapida riapprezzamento dell’umore sui mercati finanziari. L’annuncio, reso noto dalle autorità di Teheran, ha alimentato aspettative di distensione e ha fatto precipitare i prezzi delle materie prime energetiche, con riflessi immediati sulle principali piazze europee.

Nel breve termine gli investitori hanno interpretato il via libera come un fattore di riduzione del rischio geopolitico: il greggio ha subito consistenti perdite e i mercati azionari hanno registrato forti acquisti, mentre i rendimenti obbligazionari sono scesi rendendo più rosee le prospettive per i titoli sensibili all’energia e alla tecnologia.

Ok di Khamenei e richiesta iraniana: i termini principali

L’intesa politica fondamentale consiste nell’aver attribuito al governo iraniano “determinati poteri” per trattare con Washington, secondo la comunicazione ufficiale del presidente iraniano. Contestualmente, Teheran ha proposto agli Stati Uniti un piano in sette punti e ha indicato che una delle contropartite pratiche potrebbe essere la riapertura dello Stretto di Hormuz entro due giorni, purché gli Stati Uniti accettino le condizioni iraniane. I portavoce della diplomazia hanno chiarito che la palla passa ora all’altra parte per valutare la proposta.

Ruolo dei mediatori e passo diplomatico

Delegati inviati da un Paese del Golfo sono tornati a Teheran per riprendere i colloqui, con l’obiettivo di tradurre in accordi concreti la disponibilità al dialogo. La strategia negoziale iraniana, così come comunicata, prevede prima misure di fiducia su questioni commerciali e di navigazione marittima e, successivamente, un possibile avvio di negoziati più ampi sul programma nucleare.

Movimenti dei prezzi energetici e impatto sui mercati

Sulle prime notizie di distensione il prezzo del petrolio ha registrato ribassi molto pronunciati: il WTI è arrivato a perdere fino al 7,3% attestandosi intorno a 96,55 dollari al barile, mentre il Brent ha raggiunto un minimo vicino a 105,86 dollari. Anche i contratti sul gas europeo hanno reagito con forza: i future TTF trattati ad Amsterdam sono scesi di oltre il 10%, fino a circa 93,3 euro per megawattora. Queste oscillazioni riflettono l’immediata ricalibrazione del rischio geopolitico percepito dai trader.

Il crollo del greggio ha avuto effetti a catena: i profitti attesi per le società petrolifere sono stati ridimensionati e i titoli del settore hanno ceduto terreno, mentre hanno guadagnato terreno i settori più sensibili a un calo dei costi energetici come tecnologia, beni di lusso e servizi. Alcuni nomi industriali di peso hanno registrato rialzi significativi nella seduta, contribuendo al tono positivo dei listini.

Reazioni sui bond e indicatori di rischio

Con l’alleggerimento della minaccia di escalation, il mercato obbligazionario ha visto una discesa dei rendimenti: il BTP decennale è sceso fino a toccare livelli intorno al 4,42%, con lo spread rispetto al Bund tedesco che si è ridotto a circa 113 punti base. Il movimento riflette l’aspettativa di una possibile frenata dell’inflazione importata dai prezzi dell’energia più bassi.

Effetto sui listini: Milano in testa, buona performance europea

Le principali Borse europee hanno chiuso in rialzo: Parigi ha guadagnato circa lo 0,98%, Francoforte lo 0,63% e Londra lo 0,29%. Piazza Affari si è distinta con un progresso importante e l’indice di riferimento ha chiuso in territorio positivo, trainato da acquisti su tecnologici e alcuni nomi industriali. I movimenti rispecchiano l’ottimismo degli operatori sulla possibilità di un concreto avanzamento negoziale tra Teheran e Washington.

Sul fronte politico-statunitense, rappresentanti dell’amministrazione hanno descritto la fase come positiva e hanno espresso un cauto ottimismo sulla possibilità di proseguire i colloqui, lasciando aperta la porta a futuri sviluppi diplomatici. Questo clima, alla vigilia di scadenze elettorali importanti, ha contribuito a orientare la preferenza degli investitori verso asset più rischiosi.

La decisione della Guida Suprema iraniana di autorizzare il governo a cercare un accordo con gli Stati Uniti ha innescato una sequenza di reazioni sui mercati: calo dei prezzi energetici, rialzo dei listini europei e riduzione dei rendimenti obbligazionari. L’evoluzione delle trattative e la risposta americana alle richieste iraniane resteranno i fattori chiave da monitorare nei prossimi giorni.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.