Negli ultimi anni Blue Origin ha ampliato il proprio portfolio di progetti spaziali: dai lander Blue Moon MK1 e Blue Moon MK2 al concept per l’estrazione di risorse Blue Alchemist, passando per il veicolo Blue Ring e il potente razzo riutilizzabile New Glenn. Tra questi sviluppi, il recupero delle componenti di ritorno dall’orbita rappresenta una leva economica e tecnologica fondamentale: le ogive o fairing proteggono il carico utile durante l’ascesa e hanno valore commerciale elevato, quindi il loro riutilizzo può abbattere significativamente i costi operativi.
Un esempio recente di questo impegno operativo è legato alla missione NG-3, che aveva a bordo il satellite AST SpaceMobile BlueBird 7. Il lancio non ha soddisfatto gli obiettivi di inserimento orbitale del cliente: il payload è stato posizionato su un’orbita più bassa del previsto e l’operatore ha deciso per un rientro controllato nell’atmosfera.
Nonostante l’esito negativo per il cliente, il primo stadio denominato Never Tell Me The Odds, già impiegato in NG-2, è riuscito ad atterrare correttamente sulla droneship Jacklyn, dimostrando la maturità di alcune tecnologie di Blue Origin.
Il rientro controllato dei fairing
Il CEO Dave Limp ha reso pubblico il rientro di una metà di un fairing di New Glenn attraverso un breve video postato il 1 maggio 2026. Nel filmato si vede la capsula aerospaziale tornare dall’exo-atmosfera con l’ausilio di un sistema di controllo d’assetto installato sulla struttura, un Reaction Control System (RCS) pensato per pilotare il rientro e aumentare le probabilità di recupero intatto. Questo approccio ricorda le procedure adottate da altri operatori che hanno iniziato a recuperare le ogive dopo il distacco, ma Blue Origin affronta una sfida in più: le dimensioni importanti dei fairing di New Glenn.
Il video e il contesto operativo
Nel post del 1 maggio 2026, Limp ha spiegato che il sistema montato era ancora in fase di test e che i dati raccolti serviranno a definire le future procedure di recupero. L’obiettivo è capire come controllare il rientro exo-atmosferico, gestire il riscaldamento, e stabilizzare l’assetto prima dell’eventuale apertura di dispositivi di rallentamento. Queste prove sono essenziali perché il riutilizzo richiede che la struttura arrivi al suolo o a una nave di recupero in condizioni tali da poterla ispezionare e reimmettere in servizio, riducendo così la spesa per ogni lancio.
Perché i fairing da 7 metri fanno la differenza
I fairing di New Glenn hanno un diametro di 7 metri, ben più ampio rispetto agli standard da 5 metri diffusi nel settore.
Questa differenza non è solo estetica: il volume interno raddoppiato consente di ospitare payload più voluminosi o combinare più carichi utili in un singolo lancio, aumentando la flessibilità commerciale. Inoltre, la possibilità di recuperare ogive così grandi impatterebbe direttamente sul modello economico di Blue Origin, perché ogni fairing è una componente composita che può costare diversi milioni di dollari e la sua perdita implica costi ricorrenti elevati.
Configurazioni del razzo e capacità
New Glenn è previsto in più configurazioni: la versione standard monta una combinazione 7×2, mentre la configurazione più potente, denominata New Glenn 9×4, prevede 9 motori BE-4 al primo stadio e 4 motori BE-3U al secondo. Queste varianti influenzano portata e capacità di carico, e la presenza di fairing più grandi aumenta le opzioni di missione, dal lancio di grandi satelliti commerciali fino a payload speciali per esplorazione e infrastrutture orbitali.
Implicazioni commerciali e confronto con la concorrenza
Blue Origin prevede di provare anche un paracadute montato su una delle missioni successive nell’arco del 2026 per raccogliere ulteriori dati operativi. Se i test avranno successo, il riutilizzo dei fairing potrebbe far risparmiare milioni per ogni lancio, rendendo New Glenn più competitivo sul mercato. Tuttavia, la competizione con sistemi come Starship di SpaceX rimane serrata: il mercato dei lanci è in espansione e, sebbene possa assorbire più operatori, la supremazia tecnologica e la scalabilità dei costi saranno elementi chiave per conquistare quote rilevanti.
In sintesi, il filmato condiviso da Dave Limp e i test in corso rappresentano un passo importante per Blue Origin verso il riutilizzo dei fairing. Raccogliere dati, iterare sul design del RCS e valutare soluzioni di recupero come il paracadute sono attività che potrebbero tradursi in vantaggi economici e operativi per New Glenn, pur lasciando aperta la sfida con gli altri protagonisti dell’industria spaziale.

