Negli ultimi mesi il tema dell’applicazione del Digital Markets Act (o DMA) è salito al centro del dibattito politico in Europa. Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione non vincolante in cui chiede alla Commissione di accelerare i procedimenti in corso e di ricorrere pienamente agli strumenti previsti dal regolamento, incluse le indagini e le sanzioni. I deputati sottolineano che l’efficacia del DMA dipende non solo dalle norme scritte, ma dalla loro applicazione pratica e dall’adeguatezza delle pene per scoraggiare comportamenti anticoncorrenziali.
La risoluzione mette in evidenza anche il rischio di interferenze esterne che potrebbero indebolire l’azione europea. Il Parlamento ricorda che la sovranità normativa dell’UE non deve essere compromessa da pressioni politiche di paesi terzi, e invita la Commissione a mantenere un approccio rigoroso e indipendente.
Tra le aree di particolare attenzione figurano i servizi cloud, le applicazioni basate su intelligenza artificiale e l’accesso ai servizi audiovisivi sulle smart TV, settori che richiedono un monitoraggio specifico.
Perché serve un’applicazione più rigorosa
Secondo gli eurodeputati, nonostante l’entrata in vigore degli obblighi per i gatekeeper, persistono pratiche che limitano la concorrenza e l’innovazione. Il Parlamento chiede che la Commissione eserciti pienamente i poteri di controllo, incluse le procedure per la non conformità e l’imposizione di sanzioni proporzionate. Il testo evidenzia come multe considerate troppo basse non garantiscano un adeguato effetto deterrente: esempi recenti citati nella risoluzione sono le decisioni contro Apple e Meta, ritenute dagli eurodeputati insufficienti rispetto alla portata delle violazioni.
Pressioni esterne e tutela della sovranità
I deputati esprimono preoccupazione per le pressioni politiche da parte di stati terzi che hanno cercato, a loro giudizio, di indebolire il DMA. Il Parlamento ricorda che le scelte regolatorie devono rimanere autonome e basate sull’interesse pubblico europeo. In particolare, la Commissione è invitata a proseguire senza indugi con le indagini in corso e a non lasciarsi condizionare da interventi esterni. La difesa della sovranità normativa è presentata come una condizione necessaria per tutelare i consumatori europei e i piccoli operatori che competono nello stesso mercato.
Comportamenti dei gatekeeper sotto la lente
Nel testo del Parlamento vengono elencati casi concreti di pratiche ritenute incompatibili con il DMA. Tra questi si segnalano l’auto-preferenza di motori di ricerca, l’uso di schermate di consenso basate su tecniche comportamentali da parte di alcune app, la modifica delle impostazioni predefinite per favorire servizi proprietari e l’impedimento dell’accesso ai concorrenti.
Vengono inoltre citate clausole contrattuali come le cosiddette clausole di parità tariffaria che continuano a essere utilizzate nonostante il divieto.
Esempi e ambiti di intervento
Il Parlamento sottolinea la necessità di dare priorità all’applicazione di obblighi come l’interoperabilità, l’accesso ai dati e il divieto di pratiche di anti-steering e auto-preferenziazione. Inoltre, le preoccupazioni si estendono ai servizi cloud e agli strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale: la Commissione ha già avviato indagini su alcuni fornitori cloud e il Parlamento ricorda l’importanza di valutare correttamente se tali soggetti debbano essere designati come gatekeeper.
Smart TV, risultati concreti e prossimi passi
Un capitolo specifico della risoluzione riguarda l’accesso ai contenuti audiovisivi sulle smart TV e la possibile designazione dei provider di sistemi operativi come gatekeeper.
I deputati chiedono alla Commissione di monitorare questo mercato per evitare che si ripetano schemi di chiusura analoghi a quelli osservati sugli smartphone Android. Il Parlamento chiede inoltre che la conformità al DMA sia valutata sulla base di risultati effettivi in termini di apertura del mercato, concorrenza e scelta per gli utenti.
Nel valutare il contesto, la risoluzione trae spunto dagli sviluppi recenti: la Commissione ha iniziato indagini su fornitori cloud e, a fine aprile 2026, ha pubblicato una prima revisione del DMA per identificare ambiti di intervento futuri. Il Parlamento sollecita che i procedimenti in corso si concludano senza ritardi e che le sanzioni siano commisurate all’impatto delle violazioni, per garantire un’effettiva tutela dei consumatori e dei concorrenti nel mercato digitale europeo.

