L’eco degli ultimi rapporti sull’innovazione mostra un quadro a due velocità: da un lato l’Italia sorprende per il numero assoluto di brevetti green concessi alle imprese, dall’altro restano evidenti ritardi nella capacità complessiva di depositare domande di protezione della proprietà intellettuale.
Questa dinamica è fondamentale perché la competitività industriale passa sempre di più dalla capacità di trasformare idee in diritti tutelati: il valore economico delle tecnologie si misura anche dalla loro protezione legale e dalla diffusione sui mercati internazionali.
Numeri e contrasti: il quadro statistico
Secondo i dati dell’European Patent Office relativi al 2026, l’Italia ha depositato appena 81 domande di brevetto per milione di abitanti, un livello inferiore rispetto a Paesi come Svizzera, Svezia e Danimarca.
Su oltre 200.000 istanze presentate all’EPO nel 2026, solo il 2,4% proveniva dall’Italia, che si posiziona sesta tra i 39 Paesi membri dell’European Patent Organization. Questo confronto mette in evidenza una propensione alla brevettazione complessivamente contenuta, nonostante la vivacità delle iniziative green.
La fotografia dei brevetti green nell’UE
Utilizzando la classificazione OCSE, per l’anno 2026 sono stati concessi alle imprese dell’Unione Europea 3.990 brevetti relativi all’ambiente. Tra i Paesi più attivi spiccano la Germania (1.632), la Francia (729) e l’Italia (295). Tra il 2012 e il 2026 la brevettazione verde in Italia è cresciuta del 44,4%, segno di un trend positivo che riflette l’aumento degli investimenti in soluzioni sostenibili.
Dove l’Italia eccelle: settori e innovazioni emblematiche
La struttura produttiva italiana mostra punti di forza specifici: quasi un terzo dei brevetti green nazionali riguarda la mobilità sostenibile, mentre altri cluster importanti riguardano l’efficienza energetica nell’edilizia e la gestione avanzata dei rifiuti. Questi ambiti non solo riducono l’impatto ambientale, ma generano valore aggiunto e opportunità di export.
Mobilità sostenibile: tecnologie che guardano al ferro
Un esempio concreto è la tecnologia IronLev di Adriano Girotto, che sfrutta la levitazione magnetica sui binari esistenti per aumentare l’efficienza del materiale rotabile fino al 30%. Questo approccio ha attirato l’interesse di operatori internazionali come Etihad Rail, RTA e gruppi statunitensi: l’innovazione promette di contribuire alla decarbonizzazione ferroviaria senza i costi di infrastrutture completamente nuove.
Edilizia e rifiuti: materiali e circolarità
Nel settore dell’edilizia, aziende come Diasen con la linea Diathonite propongono malte e intonaci premiscelati senza cemento, realizzati con materie prime rinnovabili come sughero, calce e argille, riducendo l’impronta di carbonio dei materiali da costruzione. Sul fronte dei rifiuti, il gruppo Maire e la sua società Nextchem hanno brevettato il sistema Nx Replast, capace di separare con precisione polietilene e polipropilene dal flusso plastico per reinserirli nella produzione senza impurità, favorendo l’economia circolare.
Limiti strutturali e la strada per il salto di scala
Nonostante i successi settoriali, il rapporto tra brevetti green e popolazione mostra la vocazione più marcata di Paesi del Centro e Nord Europa: la Danimarca guida con 36,8 brevetti green per milione di abitanti, seguita da Svezia, Finlandia e Germania; l’Italia si colloca al decimo posto con 5 brevetti green per milione.
Questo gap evidenzia la necessità di politiche per accelerare la trasformazione delle idee in titoli protetti.
Investimenti e trasferimento tecnologico
Tra il 2019 e il 2026, 578.450 imprese italiane (il 38,7% del totale) hanno effettuato investimenti nella transizione ecologica, ma serve uno sforzo maggiore su ricerca, supporto alla brevettazione e trasferimento tecnologico per consentire alle innovazioni di raggiungere i mercati su scala. Come sottolinea Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola: «Le imprese italiane sanno innovare e competere nei settori ambientali, ma hanno bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare anche negli altri comparti della transizione verde. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea».
In definitiva, l’Italia mostra una solida base di innovazione sostenibile e casi di eccellenza pronti a espandersi: la sfida è trasformare questa capacità in un sistema di proprietà intellettuale più robusto e diffuso, in grado di sostenere competitività e crescita verde su larga scala.

