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29 Ottobre 2026

Attiviste haredi: nuove sfide politiche e sociali in Israele

Le donne ortodosse israeliane avviano una trasformazione silenziosa, unendo moda, tech e attivismo per rompere barriere.

Attiviste haredi: nuove sfide politiche e sociali in Israele

In Israele, la comunità ultraortodossa conta milioni di fedeli che vivono secondo regole molto rigide, dove il ruolo pubblico delle donne è storicamente limitato. Patriarcato e separazione tra sfera privata e pubblica hanno caratterizzato per decenni il quadro sociale, influenzando anche le scelte politiche e militari del paese.

Nel 2026 è stata prodotta una testimonianza visiva che ha messo in luce un fenomeno finora poco discusso: le donne ortodosse stanno, con discrezione, abbracciando la modernità. Il documentario, diretto da Stéphane Amar, mostra come queste donne si muovano tra alta tecnologia, moda, teatro e cinema, pur mantenendo le proprie regole religiose. Un cambiamento silenzioso, ma profondamente trasformativo.

La sfida politica: le candidature di Nechumi Yaffe e Ziva Glanz

Nel contesto elettorale più recente, due donne hanno presentato la propria candidatura con il partito Charedi Public. Nechumi Yaffe e Ziva Glanz rappresentavano la prima ondata di attiviste haredi a puntare al Knesset, un passo storico in una realtà dove la partecipazione femminile è quasi assente. Nonostante le loro schede non abbiano raggiunto la soglia minima, la loro presenza ha innescato un dibattito sulla possibilità di una maggiore inclusione delle donne nella politica israeliana. Questo episodio richiama le memorie di Golda Meir, l’unica donna a guidare il governo negli anni ’70, dimostrando che il percorso verso l’uguaglianza è ancora in evoluzione.

Espressioni culturali: moda, teatro e tecnologia

Le donne della comunità ultraortodossa stanno anche esplorando nuovi territori creativi. A Tel Aviv e Gerusalemme si sono tenuti spettacoli teatrali dove attori vestiti con abiti tradizionali raccontano storie di emancipazione. Parallelamente, startup fondate da donne haredi stanno sviluppando applicazioni per la gestione della vita familiare, dimostrando che alta tecnologia non è incompatibile con la fede. Nella moda, giovani stiliste mostrano collezioni che fondono tagli modesti con design contemporanei, sfidando l’immagine stereotipata di una cultura chiusa.

Violenza sessuale e omertà: la battaglia più urgente

Uno dei fronti più delicati è la lotta contro le violenze sessuali all’interno della comunità. Per decenni, queste situazioni sono rimaste avvolte da un clima di omertà, dove le vittime trovavano scarso sostegno legale o istituzionale. Recenti iniziative guidate da attiviste haredi hanno creato centri di ascolto e linee telefoniche confidenziali, promuovendo la denuncia e l’assistenza psicologica. Il loro operato intende rompere il cerchio di silenzio, chiedendo una riforma delle norme comunitarie e un maggiore intervento delle autorità statali.

Esenzione dal servizio militare: un privilegio contestato

Un altro tema al centro del dibattito pubblico è l’esenzione dalla leva obbligatoria concessa agli ultraortodossi. Il video di Federico Rampini evidenzia come questo privilegio, percepito da larga parte della popolazione come ingiusto, alimenti tensioni sociali. La bassa scuolarizzazione di una parte della popolazione ortodossa rende difficile la loro integrazione nelle forze armate, intaccando l’immagine di Israele come “startup nation”. Il dibattito è acceso e le attiviste haredi stanno usando la loro visibilità per spingere verso una riforma più equa.

La rivolta silenziosa delle donne ortodosse israeliane si manifesta su più fronti: politica, cultura, tecnologia e diritti umani. Sebbene le sfide siano ancora enormi, le testimonianze emergenti dimostrano che un cambiamento reale è in atto, alimentato da donne che, pur rispettando la propria identità religiosa, rifiutano di rimanere invisibili.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.