Nei giorni di ottobre le piazze italiane hanno visto mobilitazioni studentesche con richieste chiare: più risorse per la scuola pubblica, edifici sicuri e il respingimento di misure che limitano la presenza di alunni con cittadinanza non italiana. Le manifestazioni hanno coinvolto migliaia di giovani in città come Firenze, Livorno e Milano, e si sono sovrapposte allo sciopero globale per il clima promosso da Fridays for future.
La protesta combina rivendicazioni interne al sistema scolastico e temi di politica più ampia, come il diritto all’inclusione e la contestazione del cosiddetto «tetto» percentuale per gli studenti stranieri. In alcune tappe la protesta è rimasta pacifica; in altre, soprattutto a Milano, sono intervenuti scontri e occupazioni che hanno attirato l’attenzione nazionale.
Cortei in Toscana: Firenze e Livorno chiedono investimenti e integrazione
A Firenze si è svolto un corteo con la partecipazione di oltre duemila studenti provenienti da almeno quindici istituti superiori: lo striscione principale chiedeva soldi alla scuola e un rifiuto netto di politiche belliche. Tra le rivendicazioni emerse ci sono la situazione degli edifici scolastici, spesso ritenuti inadeguati, e la precarietà del personale docente, che gli studenti descrivono come elemento di un ambiente scolastico oppressivo. Nei cartelli e negli interventi si è sottolineata la necessità di pari opportunità per tutti gli alunni, indipendentemente dall’origine.
Presidi e adesioni sindacali a Livorno
A Livorno la manifestazione mattutina ha visto la partecipazione sia di studenti sia di lavoratori della scuola in sciopero, con richieste mirate a ottenere edifici più sicuri e sostenibili. Le mobilitazioni locali sono state coordinate con lo sciopero climatico, sottolineando un intreccio tra istanze ambientali e rivendicazioni sulla qualità della vita scolastica.
Milano: dal corteo alle tensioni, occupato l’ex obitorio
La mobilitazione milanese è iniziata con picchetti e cortei tra il 16 e il 17 ottobre: migliaia di giovani hanno sfilato per il centro, partendo da largo Cairoli e attraversando le arterie cittadine. Il 16 ottobre diversi istituti hanno partecipato con propri collettivi e in alcune fasi della protesta gruppi di manifestanti si sono staccati dal corteo facilitando episodi di tensione con le forze dell’ordine. Il 16 ottobre e il 17 ottobre sono i giorni citati dai partecipanti come momenti chiave della mobilitazione cittadina.
Il 16 ottobre, dopo il corteo, alcune decine di studenti hanno forzato l’ingresso di un edificio dismesso noto come ex obitorio e lo hanno occupato annunciando di presidiare la struttura fino al 17 ottobre. Lo slogan ricorrente lungo il percorso è stato «Nessun3 è stranier3», che sintetizza la protesta contro il limite percentuale riservato agli alunni non italiani nelle classi.
Cause delle tensioni e impatto urbano
Le immagini diffuse durante le giornate milanesi mostrano momenti convulsi: ragazzi con il volto coperto, cariche di polizia in tenuta antisommossa e passanti coinvolti negli scontri. Organizzatori di collettivi scolastici affermano di essersi allontanati prima dell’escalation violenta; la dinamica reale dei singoli incidenti resta oggetto di ricostruzione, ma l’effetto pubblico è stato forte, con ripercussioni sul dibattito politico e mediatico.
Il quadro normativo e le motivazioni della protesta
Al centro delle contestazioni c’è il decreto scolastico approvato in Consiglio dei ministri il 24 settembre, entrato in vigore il 1° ottobre, che introduce diverse misure tra cui norme sull’integrazione degli studenti stranieri e il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto. Una delle novità più controverse è il tetto del 30% per gli alunni senza cittadinanza italiana in ciascuna classe: regola che nella scuola primaria si applica agli alunni non nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, mentre per medie e superiori riguarda chi non ha completato tre anni nel sistema nazionale.
Le nuove soglie saranno operative dall’anno scolastico 2027/28 e contro di esse gli studenti hanno organizzato presidi, cortei e occupazioni sostenuti anche da docenti e lavoratori della scuola che denunciano scarso personale classi sovraffollate e strutture fatiscenti come problemi sistemici da affrontare con investimenti concreti.
La mobilitazione studentesca si innesta inoltre su un clima più ampio di protesta europee, dove in paesi come la Francia si sono registrate mobilitazioni analoghe per condizioni di istruzione e dinamiche di accesso all’università. In Italia, le manifestazioni hanno assunto connotazioni multiple: rivendicazioni contro politiche scolastiche percepite come discriminatorie, proteste contro il caro vita e adesioni al movimento climatico, componendo così un quadro di tensione generazionale e sociale.



