Il 19 aprile 2026 Blue Origin ha portato in orbita il razzo New Glenn per la sua terza missione operativa, segnando il primo utilizzo in volo dello stesso primo stadio impiegato nella missione precedente. La finestra di lancio si era aperta alle 06:45 ora locale (12:45 in Italia), ma la sequenza ha subito una breve interruzione quando il conto alla rovescia è stato fermato a 3 minuti e 57 secondi dal decollo. Nonostante il ritardo, il decollo è avvenuto poco dopo, confermando la capacità dell’azienda di recuperare hardware orbitale in condizioni operative.
La missione ha avuto esiti misti: dopo circa 9 minuti e 30 secondi il primo stadio è rientrato e ha toccato la piattaforma di recupero, la nave drone Jacklyn, nell’Oceano Atlantico, ma il secondo stadio ha registrato una anomalia che ha portato al rilascio del carico utile a un’altitudine diversa da quella prevista.
Blue Origin ha annunciato che fornirà aggiornamenti sulle condizioni del satellite nelle prossime ore, mentre restano confermate le performance del ritorno del booster.
Il lancio e il ritorno del primo stadio
Il successo principale di questa missione è stato il recupero del primo stadio in volo: lo stesso booster impiegato nella seconda missione è stato rigenerato e rimesso in servizio, una dimostrazione concreta del modello di riutilizzo che Blue Origin promuove. Il booster è atterrato verticalmente sulla nave drone dopo il distacco, mostrando procedure di recupero ormai consolidate. Tuttavia, è importante notare che per questa missione i sette motori BE-4 del primo stadio erano nuovi, quindi non si è trattato di un riutilizzo completo di tutti i componenti.
Dettagli tecnici sul primo stadio
Il telaio del New Glenn è progettato per essere ripristinato e riutilizzato numerose volte; il progetto prevede una vita utile del booster pensata per decine di voli.
I motori BE-4, alimentati a methalox (metano e ossigeno liquido), sono stati sostituiti per questa missione, una scelta che riduce il rischio operativo ma limita la portata del concetto di riutilizzo totale. La combinazione tra struttura riutilizzabile e motori sostituibili rappresenta un approccio differente rispetto ad altre aziende del settore.
BlueBird 7: il carico utile e l’anomalia in orbita
Il carico principale della missione era il satellite BlueBird 7 di AST SpaceMobile, un esemplare di nuova generazione (classificato come Block 2) dal peso di circa 6.100 kg e dotato di un’antenna che supera i 220 metri quadrati. Questo satellite è progettato per la connettività Direct-to-Device (D2D), cioè per comunicare direttamente con i telefoni cellulari senza infrastrutture terrestri intermedie, similmente a quanto fanno alcune costellazioni come Starlink e Globalstar.
L’anomalia del secondo stadio ha causato il rilascio del BlueBird 7 a circa 460 km di altitudine, valore differente rispetto alla traiettoria nominale.
Possibili conseguenze per il satellite
Non è ancora chiaro se il BlueBird 7 potrà manovrare autonomamente per raggiungere l’orbita prevista o se saranno necessarie operazioni di mitigazione da terra. AST SpaceMobile aveva pianificato una rapida espansione della sua costellazione, con l’obiettivo di lanciare tra 45 e 60 unità entro il 2026; ogni ritardo o problema operativo influenza la tempistica complessiva del progetto. Le squadre di missione stanno valutando i dati telemetrici per stabilire lo stato del veicolo e le possibili correzioni orbitali.
Prospettive future: carichi lunari e concorrenza sul mercato
Oltre al mercato delle costellazioni, il New Glenn è destinato a compiti strategici: il veicolo sarà impiegato per lanciare i satelliti Amazon LEO e per trasportare il lander lunare Blue Moon Mark 1.
La versione successiva del lander, Mark 2, è prevista per svolgere un ruolo nella missione Artemis III, con docking previsto con la navicella Orion. La recente missione segnala che Blue Origin sta consolidando capacità operative che la rendono un’alternativa concreta nel panorama commerciale, ponendosi in competizione con operatori come SpaceX nella corsa al riutilizzo e alle missioni di grande carico.
In sintesi, la missione del 19 aprile 2026 rappresenta un passo importante verso la maturazione del modello di lancio riutilizzabile, ma mette anche in evidenza le complessità tecniche rimaste: il recupero del booster è una conquista, mentre l’anomalia del secondo stadio ricorda che il collaudo di sistemi complessi è un processo graduale. Nei prossimi giorni Blue Origin e AST SpaceMobile forniranno ulteriori dettagli sullo stato del BlueBird 7 e sulle azioni previste per ripristinare la traiettoria desiderata.

