Incendi, dal dramma californiano all’allarme globale

Le concause degli incendi sono diverse, ma la radice ha un solo nome: cambiamento climatico.

incendi pianeta
incendi nelle foreste : l'allarme globale

Settimane e settimane di fiamme come non si erano mai viste. In alcune zone della California ha piovuto, ma in altre gli incendi non accennano a spegnersi. In tutta la West Coast le vittime sono più di trenta, gli ettari andati in fumo oltre un milione e più di 50mila persone hanno dovuto lasciare la propria casa, per pericolo o per prevenzione. Una catastrofe, la peggiore che si ricordi. Ma non è solo qui che il fuoco divora alberi, terra e abitazioni: in questa lunga estate gli incendi hanno colpito e stanno colpendo anche l’Arizona, l’Oregon, lo stato di Washington, la Siberia e l’Artico, il Brasile e la foresta amazzonica, il Kenya. In Italia la Coldiretti ha contato circa cinquecento incendi distribuiti in diverse Regioni: Sardegna, Puglia, Emilia Romagna, Sicilia, Lazio, Calabria, Campania, Umbria, Basilicata.

Che cosa innesca questi incendi?

Incendi in California

Le concause sono diverse, ma la radice ha un solo nome: cambiamento climatico. Gli scienziati hanno spiegato al New York Times, che ha dedicato una lunga inchiesta al dramma californiano, che cosa sta succedendo: da tre secoli, attraverso cicli produttivi industriali e altre attività come i trasporti, produciamo CO2 fossile. Questo gas a effetto serra contribuisce al riscaldamento globale che sta trasformando il pianeta in un luogo sempre meno ospitale dal punto di vista climatico. Di conseguenza le temperature si alzano, le estati sono sempre più torride (in agosto nella Death Valley si è registrato il picco di caldo più alto di sempre, 54 gradi), le foreste si essiccano e diventano terreno fertile per i focolai, che appiccano velocemente e si propagano con altrettanta spaventosa intensità. Le fiamme si propagano meglio quando incontrano alberi e terreni fragili, tipici di zone in cui si è costruito selvaggiamente, rimpiazzando i danni alle foreste con flora di bassa qualità.

Nel caso specifico della California, poi, c’è un altro elemento: l’inefficienza delle società energetiche che per decenni hanno piantato tralicci della luce tra gli alberi secchi, senza alcuna distanza di sicurezza. Ed ecco che, ad oggi, gli incendi che si contano nello stato della West Coast sono poco meno di 40. In Arizona, dove le fiamme hanno polverizzato centinaia di case nella zona di Phoenix, le temperature hanno sfiorato i 40 gradi per oltre 100 giorni in un anno. In Oregon sono bruciati 400mila ettari di terreni e diversi centri abitati sono andati distrutti.

incendio foresta

Anche la Siberia, già martoriata nel 2019, non ha smesso di bruciare: nelle sue steppe sono state registrate temperature di 38 gradi, impensabili per quella zona, che hanno quadruplicato le fiamme. È emergenza anche in Brasile: secondo il National Institute for Space Research (INPE), a luglio sono stati registrati 6.800 roghi solo a luglio, con un aumento del 30% rispetto al 2019. In Africa, in Kenya, tre grossi incendi hanno danneggiato il Parco dello Tsavo. In Italia è uscito recentemente un rapporto di Greenpeace realizzato in collaborazione con la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF): “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia”. Negli ultimi quarant’anni, spiega un abstract del documento, gli incendi boschivi hanno colpito in media 107 mila ettari all’anno e, solo dal 2000 al 2017, nel bacino mediterraneo le aree interessate da incendi sono state 8,5 milioni di ettari, un’area equivalente a circa tre volte e mezzo la Sardegna. Le fiamme sono dovute a diverse concause – abbandono di aree agricole, mala gestione del territorio, cambiamenti climatici.

L’allarme, insomma, è globale e ha spinto anche il Dalai Lama a lanciare un appello durante il vertice virtuale del G7: “Dobbiamo prestare più attenzione al global warming a causa del quale ci sono zone del mondo in cui piove troppo e zone colpite dalla siccità”, ha detto in un video messaggio, aggiungendo che “mentre per le fasce ricche della popolazione non ci sono effetti immediati, per quelle più povere è un problema serissimo”.

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Scritto da Federica Venni