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Google e DMA: la Commissione Europea propone regole per l’accesso ai dati di ricerca

La Commissione Europea ha pubblicato le misure preliminari per obbligare Google a rendere accessibili i dati di ricerca a terze parti nel quadro del DMA

Google e DMA: la Commissione Europea propone regole per l'accesso ai dati di ricerca

La commissione europea ha reso pubbliche una serie di proposte rivolte a Google per adeguarsi alle regole del DMA. L’obiettivo dichiarato è facilitare l’accesso ai dati di ricerca — come ranking, query, clic e visualizzazioni — a soggetti terzi autorizzati, in modo da promuovere una maggiore concorrenza nell’ecosistema dei motori di ricerca. La pubblicazione rappresenta la fase preliminare di una procedura che prevede una consultazione pubblica: tutte le parti interessate, incluse le imprese concorrenti e i cittadini, possono inviare osservazioni entro il termine stabilito.

Le misure proposte puntano a stabilire condizioni FRAND — ossia eque, ragionevoli e non discriminatorie — per la condivisione dei dati con i cosiddetti beneficiari dei dati, che comprendono motori di ricerca di terze parti e anche chatbot con funzionalità di ricerca.

Nel testo preliminare vengono precisati i criteri di ammissibilità, l’entità dei dati da fornire, le modalità e la frequenza di consegna, nonché le garanzie per l’anonimizzazione dei dati personali. La Commissione ricorda inoltre che la decisione finale sarà vincolante e che la mancata osservanza può comportare sanzioni fino al 10% del fatturato annuo globale.

Quali misure propone la Commissione

Nel documento pubblicato sono elencati i principali ambiti disciplinari che Google dovrebbe rispettare. Tra questi figurano la verifica dell’ammissibilità dei soggetti richiedenti, la definizione della portata dei dati di ricerca condivisi e la determinazione di parametri per prezzi equi e trasparenti. La proposta include anche linee guida sui processi operativi che regoleranno l’accesso ai dati, con l’intento di creare un quadro stabile e prevedibile per gli operatori alternativi.

L’approccio cerca di bilanciare l’esigenza di dare strumenti ai concorrenti con la necessità di tutelare la privacy e la sicurezza delle informazioni raccolte dai servizi della piattaforma.

Ambito e frequenza dei dati

Un elemento centrale riguarda l’ampiezza delle informazioni che Google dovrebbe rendere disponibili e la cadenza con cui farlo. Le proposte definiscono categorie di dati come ranking, query, clic e visualizzazioni, specificando che la consegna deve avvenire a intervalli che permettano ai beneficiari di aggiornare i propri algoritmi e servizi in modo efficace. È esplicitamente previsto che anche i chatbot AI con funzioni di ricerca possano essere ammessi come destinatari, purché rispettino i requisiti di sicurezza, uso lecito e non discriminazione. L’intento è dare ai nuovi attori la possibilità di ottimizzare le proprie offerte senza pregiudicare la qualità del dato né la riservatezza degli utenti.

Anonimizzazione, prezzi e processi di accesso

Per evitare rischi per la privacy, la Commissione suggerisce misure tecniche e organizzative per l’anonimizzazione dei dati personali prima della condivisione. Vengono anche proposti criteri per determinare tariffe eque e trasparenti applicabili ai dati di ricerca, con l’obiettivo di prevenire pratiche discriminatorie. Infine, il testo disciplina i processi di richiesta e autorizzazione: procedure chiare, tempi di risposta definiti e meccanismi di audit per verificare l’uso conforme delle informazioni. Questi elementi servono a costruire fiducia tra i beneficiari e a ridurre il rischio di abusi o accessi non autorizzati.

Implicazioni pratiche e prossimi passi

L’avvio della consultazione pubblica fino al 1 maggio consente a imprese, associazioni di consumatori e cittadini di fornire feedback che la Commissione valuterà prima di adottare la decisione finale, prevista entro il 27 giugno.

Se confermate, le misure saranno vincolanti per Google e destinate a modificare gli equilibri competitivi del mercato della ricerca online, favorendo l’emergere di alternative più robuste. Allo stesso tempo, le imprese interessate dovranno adeguare i propri prodotti e i processi di compliance per gestire il flusso di dati nel rispetto delle regole proposte.

In sintesi, la proposta rappresenta un passo significativo nell’attuazione del DMA sul tema dell’accesso ai dati di ricerca. Il risultato della consultazione definirà se e come le regole saranno modificate prima dell’approvazione definitiva: per ora, stakeholder e utenti restano chiamati a partecipare attivamente al dibattito pubblico per influenzare la forma finale delle misure e per salvaguardare tanto la concorrenza quanto la protezione dei dati personali.

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Scritto da Social Sophia

Cresciuta con lo smartphone in mano, ha costruito una community autentica prima ancora di diventare giornalista. Parla ai lettori come parlerebbe agli amici: diretto, senza formalità inutili, ma sempre con qualcosa di utile da dire. Il giornalismo per lei è conversazione, non lezione. Se un articolo non genera commenti, ha fallito.

Google e DMA: obbligo di condivisione dei dati di ricerca per concorrenti e chatbot

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