La Commissione Europea ha trasmesso a Alphabet e a Google i risultati preliminari relativi alle misure necessarie per rispettare il Digital Markets Act (DMA) dopo le verifiche condotte sull’impatto delle piattaforme di base. Il documento individua un punto cruciale: l’apertura dei dati di ricerca (tra cui ranking, query, click e visualizzazioni) verso soggetti terzi a condizioni corrette, ragionevoli e non discriminatorie. Questa indicazione punta a ridurre il vantaggio competitivo accumulato nel tempo e a favorire la contestabilità del mercato attraverso un accesso più trasparente alle informazioni che alimentano i servizi di ricerca.
La proposta della Commissione contiene anche disposizioni rivolte ai nuovi attori digitali: tra i beneficiari figurano i motori di ricerca alternativi e i chatbot basati su intelligenza artificiale che integrano funzionalità di ricerca.
Il documento insiste sulla necessità di un equilibrio tra apertura e tutela degli utenti: la condivisione dovrà avvenire nel rispetto di misure di anonimizzazione dei dati personali e con meccanismi di governance chiari. Chiunque voglia partecipare alla consultazione pubblica è invitato a fornire osservazioni entro i termini indicati, così da contribuire a modellare la decisione finale.
Cosa prevede il pacchetto di misure
Le misure delineate affrontano diversi aspetti operativi e giuridici. In primo luogo si definisce l’eleggibilità dei cosiddetti beneficiari dei dati, ovvero chi potrà ricevere i pacchetti informativi. In secondo luogo viene specificato l’ambito dei dati che Google dovrà condividere: non solo metriche aggregate ma anche log che consentono di comprendere il comportamento degli utenti e l’efficacia dei risultati.
Sono inoltre indicate le modalità e la frequenza di trasferimento, oltre a processi procedurali per la gestione degli accessi, al fine di evitare abusi e garantire tracciabilità nei flussi informativi.
Ambito e modalità di condivisione
Nel dettaglio, la Commissione propone criteri concreti su quali dataset debbano essere resi disponibili: ranking, query, click e view data rappresentano la base minima. A questi si aggiungono indicazioni sulla periodicità delle forniture e sui formati tecnici, per permettere ai beneficiari di elaborare e integrare le informazioni nei propri sistemi. L’obiettivo è creare condizioni che permettano a motori alternativi e a soluzioni AI di migliorare i risultati e offrire un’alternativa reale a Google Search, aumentando la concorrenza senza compromettere l’integrità delle piattaforme.
Privacy, anonimizzazione e prezzi
La tutela degli utenti è centrale: la Commissione impone che i dati personali siano preventivamente anonimizzati secondo criteri rigorosi, così da bilanciare apertura e rispetto della privacy. Sul fronte economico, vengono fissati parametri per determinare tariffe di accesso conformi al principio FRAND (fair, reasonable and non-discriminatory), per evitare che prezzi eccessivi creino barriere all’ingresso contro startup e operatori più piccoli. In pratica, la proposta mira a prevenire sia discriminazioni tariffarie sia pratiche che favoriscano l’auto-preferenziazione della piattaforma gatekeeper.
Impatto sul mercato e quadro regolamentare
La misura assume un ruolo significativo nel ridisegnare la concorrenza nell’economia digitale: Alphabet è stata designata come gatekeeper sin dal 2026 e, come tale, è soggetta a obblighi stringenti per evitare colli di bottiglia nell’accesso al mercato.
La condivisione dei dati può consentire a motori alternativi e a fornitori di servizi basati su AI di ottimizzare i propri algoritmi e offrire risposte più competitive. Questo potrebbe tradursi in una maggiore scelta per gli utenti e in nuove opportunità per imprese e sviluppatori, ma pone anche sfide operative e legali per la gestione dei flussi informativi su larga scala.
Tempistiche, consultazione e scenari futuri
La Commissione ha aperto una consultazione pubblica: i soggetti interessati possono inviare osservazioni entro il 1° maggio, un passaggio che verrà considerato insieme alle controdeduzioni di Google per perfezionare le misure. L’esecutivo europeo prevede di emettere una decisione vincolante entro il 27 luglio 2026, ma mantiene la facoltà di avviare ulteriori procedimenti di non conformità se gli obblighi in vigore non venissero rispettati. In sostanza, il processo rimane dinamico: le proposte potrebbero essere adattate in funzione dei feedback ricevuti e dell’evoluzione tecnologica del settore.
Rischi e opportunità
Le opportunità includono l’emergere di nuovi servizi di ricerca e di interfacce conversazionali più performanti grazie all’accesso a dataset di qualità. I rischi, invece, riguardano complessità tecniche nell’anonimizzazione, potenziali tensioni sulla proprietà delle metriche e il rischio che regole poco chiare ostacolino l’innovazione. In ogni caso, l’intento della Commissione è chiaro: promuovere un ecosistema digitale più aperto e competitivo attraverso un uso regolamentato dei dati di ricerca, in linea con gli obiettivi del DMA e con la protezione dei diritti degli utenti.

