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Fifa, Infantino vuole rivoluzionare il mondo del calcio

Infantino, presidente Fifa, vuole una rivoluzione nel mondo del calcio. Obiettivo concreto o utopia irrealizzabile?

pexels pixabay 50713

Gianni Infantino, presidente Fifa agogna ad un’evoluzione virtuosa dell’intero sistema calcio. In video, nel corso della sessione di New York del Diploma in Club Management Fifa, ha colto l’occasione per donare al mondo la sua “vision”.

“I club devono continuare a migliorare i propri standard ed è evidente che ci sia un divario fra alcuni Paesi in Europa- non l’Europa intera, ma alcuni Paesi – e la restante parte del mondo.” Per tale ragione sono felice che voi lo rappresentiate interamente. Quello che ci spetta è colmare il divario, senza però abbassare gli standard qualitativi dei grandi club d’Europa, perché anche loro hanno la necessità di continuare a crescere, così come la restante parte del mondo deve crescere e assicurare una maggiore competitività nel mondo del calcio.”

Dichiarazioni visionarie ed avveniristiche quelle di Infantino, che quasi hanno finito per rubare la scena ai 40 partecipanti del prestigioso evento, fra questi troviamo dirigenti provenienti da ogni angolo del mondo e i “big” del calcio John Terry, Tim Cahill, Carli Lloyd, Fernandinho e Juan Mata.

Il presidente della Fifa ha dichiarato che è fondamentale che gli amministratori dei club abbiano una comprensione globale del sistema calcio, soprattutto per ciò che interessa aspetti come norme sui trasferimenti, i calendari, le competizioni, la formazione e lo sviluppo dei talenti.

La rivoluzione del sistema calcio inizia con la Coppa del Mondo per Club?

Il presidente della Fifa nel corso del suo intervento ha ribadito quanto sia importante mettersi al lavoro per ottenere in un futuro prossimo competizioni internazionali estremamente competitive. Il suo sogno è vedere 50 club provenienti da ogni angolo del pianeta contendersi la Coppa del Mondo per Club.

“Venti potrebbero provenire dall’Europa e i restanti 30? È importantissimo che provengano dagli altri 5 continenti. Se tutto questo si tramuterà in realtà, sarà magnifico”. Modelli d’eccellenza, pianificazione strategica ed investimenti sul lungo periodo Secondo Infantino, i club europei non devono smettere di crescere, ma persistere ogni giorno nel raggiungimento di standard elevati fino a rappresentare dei modelli di eccellenza, dei veri e propri punti di riferimento per i team calcistici della restante parte del mondo.

Come raggiungere i prestigiosi traguardi auspicati dal presidente Fifa? Pianificazione strategica, valorizzazione dei vivai ed investimenti sul lungo periodo potrebbero dare risposte positive in tal senso.

Una meravigliosa “utopia” nell’era del calcio “senz’anima?”

Sogni utopici in un calcio, che, a detta dei tanti nostalgici degli anni 80 e 90 che imperversano sui social network, sembra ormai sembra aver smarrito “l’anima?” Ormai dominato in ogni angolo del globo dai petroldollari dei grandi magnati e sceicchi, che sembrerebbero essere poco inclini ad una visione globale e progettuale?

Al momento, lo stesso calcio europeo sembra essere in crisi. Una situazione piuttosto complessa che trova la sua massima espressione in Italia, orfana del Mondiale da ben due edizioni e alle prese con un fallimento iniziato con la Svezia il 12 novembre del 2017 e continuato con la sconfitta per 0 a 1 rimediata contro la Macedonia del Nord lo scorso Marzo.

Con la Coppa del Mondo ormai alle porte, il portale 22bet segnala quote interessanti in vista di un’eventuale ripescaggio dell’Italia ai Mondiali di Qatar 2022. La decisione in appello sull’Ecuador non ha spento le speranze dei supporters italiani e di tutti coloro che desiderano vedere gli azzurri di Roberto Mancini prendere parte alla competizione calcistica più attesa. Un’eventuale insperato ripescaggio potrebbe rappresentare la chiave di volta per un rilancio del calcio italiano?

Quale sarà il futuro del calcio italiano ed europeo?

Ad oggi la Serie A sembra essere ormai lontana anni luce dai tempi di Zico, Maradona, Van Basten, Gullit, Careca, Platini, Zidane, Ronaldo il “fenomeno” e tutti gli altri grandi campioni che si sono avvicendati in Italia nel corso degli anni ‘80 e ‘90. In Inghilterra e in Germania le cose sembrano andare decisamente meglio, grazie ad una sapiente progettazione finanziaria e tecnica e ad una spartizione maggiormente egualitaria dei diritti televisivi. Nonostante ciò, al momento la strada da percorrere per ottenere una costante evoluzione dei club nazionali e uno sviluppo dell’intero sistema calcio sembra essere ancora lunga.

È ancora lecito sognare un calcio diverso? La rivoluzione tanto agognata da Infantino è veramente possibile? Oppure con buona pace dei nostalgici e dei romantici, il calcio è destinato ad essere dominato da una manciata di grandi team europei, diritti tv, procuratori e campioni strapagati?

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Scritto da Redazione Think