Il mercato automobilistico italiano ha registrato ad ottobre un aumento delle immatricolazioni pari al 4,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con 131.921 vetture targate. Nel cumulato dei primi dieci mesi la fotografia rimane positiva: 1.400.991 immatricolazioni, ossia un incremento del 8,3% rispetto al periodo gennaio-ottobre dell’anno precedente.
Questi numeri raccontano di una ripresa che sta riducendo il divario con i volumi pre-crisi, ma al tempo stesso mettono in luce cambiamenti nella composizione della domanda: la transizione verso vetture ricaricabili procede, mentre le alimentazioni tradizionali mostrano una tendenza al ribasso.
Composizione delle vendite: ibride e plug-in in evidenza
La quota delle vetture ricaricabili (Ecv) a ottobre raggiunge il 18,8% del totale. All’interno di questo segmento le differenze sono marcate: le auto totalmente elettriche (Bev) si fermano al 6,1%, mentre le ibride plug-in (Phev) accelerano fino al 12,7% del mese. Nel cumulato gennaio-ottobre le Bev segnano il 7,8%, un aumento rispetto all’anno precedente ma comunque rallentato rispetto ai mesi precedenti: la crescita delle Bev appare meno sostenuta rispetto al passato, soprattutto dopo l’esaurimento di alcuni incentivi pubblici.
L’evoluzione delle ibride tradizionali è invece significativa: le full hybrid e le mild hybrid insieme si avvicinano a metà del mercato, con una quota cumulata che sfiora il 50% (circa il 19,6% per le full hybrid e il 29,4% per le mild hybrid). Questa prevalenza rispecchia la preferenza degli acquirenti per soluzioni che mitigano consumi ed emissioni senza richiedere una rivoluzione infrastrutturale immediata.
Trend per alimentazione: benzina, diesel e Gpl in calo
Le motorizzazioni tradizionali continuano a perdere terreno. La quota della benzina è scesa, attestandosi intorno al 19,3% nel cumulato gennaio-ottobre, con una perdita di circa cinque punti rispetto all’anno precedente. Il diesel si conferma in flessione e rappresenta una porzione minoritaria delle vendite (intorno al 6,4% nel periodo), mentre il Gpl ha perso peso contabilizzando circa il 7,3% del mercato nei dieci mesi. Questi movimenti riflettono sia l’offerta delle case sia le preferenze degli utenti, orientati verso motorizzazioni che offrono compromessi tra efficienza e praticità.
Performance dei marchi: Stellantis, costruttori cinesi e i gruppi europei
All’interno dei grandi gruppi, Stellantis mostra un andamento misto: il marchio Fiat continua un recupero delle vendite, mentre altri brand del gruppo non registrano la stessa vivacità su base mensile. Tra i produttori europei, alcune case registrano aumenti limitati mentre altre perdono volumi; ad esempio Renault tiene, mentre il gruppo Volkswagen evidenzia una flessione nei volumi superiore al 4% nel mese.
Particolarmente rilevante è la dinamica delle case cinesi: marchi come BYD e MG stanno crescendo rapidamente. Con circa 6.000 immatricolazioni in ottobre, BYD ha conquistato uno share mensile vicino al 4,5%, posizionandosi su livelli simili a MG. Altre realtà come Leapmotor hanno moltiplicato per dieci le immatricolazioni rispetto all’anno precedente, avvicinandosi al 2% di quota, mentre Omoda e Jaecoo (parte del Gruppo Chery) consolidano la loro presenza sul mercato italiano.
Richieste dell’industria e dibattito regolatorio
Le associazioni dell’industria europea sollecitano progressi nei negoziati sul cosiddetto «pacchetto automotive», chiedendo un quadro legislativo rivisto che sostenga al contempo decarbonizzazione, competitività e tutela dell’occupazione. Tra le proposte in discussione c’è l’idea di introdurre un meccanismo di media quinquennale per le emissioni, operativo a partire dal 2028, che potrebbe agire da incentivo più efficace per l’adozione dei veicoli elettrici rispetto a un approccio basato esclusivamente su obiettivi e sanzioni.
Nel dibattito pubblico emergono due punti fermi: la necessità di bilanciare obiettivi ambientali ambiziosi con la sostenibilità industriale e la protezione dei posti di lavoro, e il riconoscimento del ruolo dei carburanti rinnovabili come elemento di transizione nella riduzione delle emissioni complessive del settore.



