Dal 24 al 27 luglio 2026, il St Mary’s College di Oscott, seminario cattolico romano dell’arcidiocesi di Birmingham, ha ospitato il festival WeBelieve. Questo evento, nato con l’intento di raccogliere le diverse espressioni della Chiesa in una vera e propria «festa della vita cattolica nel Regno Unito», ha visto la partecipazione di circa 2.700 persone. Tra celebrazioni liturgiche, conferenze, musica e attività per bambini e adolescenti, il festival ha offerto un’esperienza unica di fede e cultura.
Celebrazioni e tradizioni: un viaggio attraverso i riti liturgici
Tra gli appuntamenti più significativi della edizione 2026 vi sono stati la celebrazione della Santa Qurbana secondo il rito siro-malabarese e l’esecuzione della tradizionale danza Margam Kali, espressione dell’antica cultura cattolica dell’India meridionale. Queste celebrazioni hanno sottolineato l’importanza della diversità all’interno della Chiesa cattolica, mostrando come le diverse tradizioni possano arricchire la fede comune.
Parole di ispirazione: i messaggi dei vescovi
Durante la Messa inaugurale, padre Paschal Uche ha affermato: «La Chiesa è per tutti. Tutti hanno un posto qui». Questo messaggio di accoglienza è stato ripreso anche dall’arcivescovo John Wilson, che ha citato san John Henry Newman: «Siamo anelli di una catena, legami tra le persone. Ciascuno di noi è chiamato a svolgere un servizio ben preciso». L’arcivescovo Wilson ha ricordato che i fedeli sono chiamati a «costruire una civiltà dell’amore nella giustizia e nella pace».
L’importanza dell’ascolto e dell’accoglienza
L’arcivescovo Wilson ha sottolineato l’importanza di ascoltare le preoccupazioni e i dubbi dei fedeli, specialmente tra i giovani. «Una delle grandi domande, soprattutto tra i giovani, è oggi: dove appartengo? Dov’è la mia casa? Qual è la mia identità? In un’epoca in cui le relazioni personali vengono sempre più sostituite da relazioni digitali, la nostra priorità deve essere quella di custodire la comunità parrocchiale come luogo di autentica accoglienza e di rapporti umani». Ha aggiunto che questo atteggiamento di accoglienza implica anche l’ascolto di quanti vivono un disagio nei confronti della Chiesa, ad esempio riguardo al tema degli abusi, o al ruolo delle donne.
La dimensione missionaria del festival
Il vescovo eletto Stephen Wang ha insistito sulla dimensione missionaria dell’iniziativa: «Se questo festival è soltanto per noi, allora non è un festival cristiano. Un autentico festival cristiano deve essere rivolto al mondo che sta fuori. Dobbiamo abbattere le recinzioni e tornare alla vita quotidiana nella gioia di essere stati inviati da Gesù. Questo festival deve essere per tutte le persone che incontrerete lunedì mattina e per ogni giorno del resto dell’anno».
Orizzonti Mediterranei: un laboratorio di convivialità delle differenze
A conclusione di “Orizzonti Mediterranei” — l’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali dell’Azione Cattolica, svoltosi a Bari dal 30 luglio al 2 agosto — il presidente nazionale, Giuseppe Notarstefano, ha tracciato un bilancio dell’evento. «A Bari l’Azione Cattolica, con l’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali, ha mostrato la sua natura di laboratorio di convivialità delle differenze. La nostra forma associativa — capace di mettere insieme bambini, giovani, adulti e territori diversi — si pone al servizio della costruzione della città comune, che oggi deve definirsi sempre più attraverso l’ascolto, il dialogo e la capacità di accogliere».
La Puglia, terra di testimoni
La scelta della Puglia ha rappresentato un fondamentale valore aggiunto, non solo per il patto ecumenico siglato a Bari lo scorso gennaio e poi consegnato ai responsabili di Azione Cattolica, ma anche per la memoria dei testimoni che vi hanno incarnato il valore dell’accoglienza. «San Nicola è l’immagine emblematica di chi sa tenere uniti Oriente e Occidente: vive questa tensione come uno stile ecclesiale di pellegrinaggio, un cammino di crescita e conversione profonda che ci educa a riconoscere nel volto dell’altro il volto di Cristo».
La diversità come ricchezza
Una persona che ha una vocazione specifica all’interno della Chiesa cattolica possiede un carisma. Un carisma è un dono gratuito del Spirito Santo per l’edificazione della comunità, il bene delle persone e la risposta ai bisogni del mondo. I diversi carismi arricchiscono la Chiesa: quello ignaziano, quello contemplativo, quello francescano, quello cistercense, quello benedettino, quello agostiniano, Comunione e Liberazione, i Focolari, i Carmelitani, La Consolata e l’Opus Dei. Chi possiede un carisma all’interno della Chiesa non deve esserne orgoglioso, poiché i doni ricevuti non sono destinati all’esaltazione personale né al beneficio individuale, ma a tendere le mani in un gesto di servizio.



