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27 Giugno 2026

Shrinkflation: come le aziende riducono le quantità mantenendo i prezzi

Le aziende stanno riducendo le quantità dei prodotti mantenendo i prezzi invariati. Scopri come questo fenomeno, chiamato shrinkflation, sta influenzando il potere d'acquisto delle famiglie.

Shrinkflation: come le aziende riducono le quantità mantenendo i prezzi

In un’epoca di inflazione persistente, le aziende stanno adottando strategie sempre più creative per mantenere i prezzi stabili. Una di queste strategie è la shrinkflation un termine che combina “shrink” (ridurre) e “inflation” (inflazione). Questo fenomeno consiste nella riduzione della quantità o del peso di un prodotto mantenendo inalterato il prezzo finale.

La shrinkflation, nota anche come “riduflazione”, è un fenomeno che sta diventando sempre più comune. Le aziende riducono il contenuto delle confezioni senza cambiare il prezzo o le dimensioni visive dell’involucro. Questo permette loro di coprire i maggiori costi di produzione senza spaventare il consumatore con un aumento di prezzo.

Gelati più piccoli, prezzi più alti

Uno dei settori più colpiti dalla shrinkflation è quello dei gelati. Secondo le ultime rilevazioni, i gelati su stecco si sono ridotti del 16,67% dal 2026, passando da 120 a 100 ml, mentre il prezzo è aumentato del 14%. Anche i gelati in cono hanno subito una riduzione dell’8%, con un aumento del prezzo del 15%. I ghiaccioli, invece, si sono ridotti dell’8,57% in quantità, ma il prezzo è rimasto invariato.

Questi dati dimostrano che i gelati si sono fatti più piccoli, ma a sciogliersi, a fine estate, sarà soprattutto il potere d’acquisto delle famiglie. La shrinkflation non colpisce solo i gelati, ma anche altri prodotti di largo consumo.

Altri prodotti colpiti dalla shrinkflation

Tra i prodotti più colpiti dalla shrinkflation ci sono i detergenti per la casa. L’ammorbidente, ad esempio, ha perso il 12,50% di prodotto e ha registrato un aumento di prezzo del 78,85%. Il detersivo per piatti, invece, si è ridotto del 5,56% con un aumento di prezzo del 50,31%. Anche il bagnoschiuma ha subito una riduzione del 16,67%, con un aumento di prezzo del 26,85%.

Tra gli alimenti, la bibita gassata è più piccola del 10%, ma il costo è aumentato del 7,50%. La birra si è restretta del 6,06%, ma il prezzo è cresciuto del 20,16%. I cereali per la colazione sono più leggeri del 15,07%, mentre il prezzo è aumentato del 2,99%. La passata di pomodoro si è ridotta solo dell’1,43%, ma il prezzo è aumentato del 16,81%. Persino lo yogurt, che mantiene lo stesso prezzo in confezione, in realtà costa di più: la grammatura è calata dell’11,76% e il prezzo al chilo è salito da 9,35 a 10,60 euro.

Nuove norme per contrastare la shrinkflation

Sul fronte normativo, qualcosa finalmente si muove. La nuova norma, prevista dal DDL Concorrenza e avanzata grazie a un importante intervento della Commissione europea, entrerà in vigore il 15 luglio. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha predisposto un nuovo schema di decreto che prevede che l’informazione sul rimpicciolimento della confezione venga comunicata ai dettaglianti. Questi ultimi dovranno veicolarla ai consumatori esponendola nel punto vendita oppure sui canali di vendita online.

L’obbligo si applicherà per un periodo di tre mesi a decorrere dalla data in cui il prodotto viene messo in vendita nella sua quantità ridotta. Sarebbe opportuno che l’avviso non si limitasse a segnalare la riduzione della quantità, ma rendesse evidente anche l’aumento del prezzo al chilo o al litro, perché è proprio lì che si nasconde il vero rincaro.

In ogni caso, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori continuerà a vigilare affinché vi sia una reale e piena trasparenza su prezzi e quantità, denunciando abusi e trucchetti.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.