Serena Williams, icona del tennis mondiale, fa il suo ritorno a Wimbledon nel 2026, a 44 anni e dopo quasi quattro anni di assenza dalle competizioni. La sua presenza sull’erba londinese, dove ha trionfato sette volte in singolare, sei in doppio e una in doppio misto, è un evento che va oltre la semplice cronaca sportiva.
Il rientro di una leggenda come Serena Williams solleva molte domande, soprattutto dal punto di vista fisico. Il tennis moderno richiede esplosività, velocità e resistenza, qualità che possono essere compromesse dall’età e dalla lunga inattività.
Le sfide fisiche di Serena Williams
Andrea Bernetti, medico fisiatra e professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, ha analizzato i possibili rischi che Serena Williams potrebbe affrontare. Secondo l’esperto, gli atleti over 40 devono confrontarsi con la perdita di forza esplosiva, la ridotta capacità di recupero e la maggiore rigidità muscolare e articolare.
“Il tennis moderno richiede esplosività, cambi di direzione repentini e alta velocità di reazione”, spiega Bernetti. “Nei cosiddetti atleti ‘Master’ (over 35-40), l’invecchiamento biologico innesca processi inevitabili che modificano la risposta ai carichi e possono compromettere ognuno di questi aspetti.”
In particolare, con il superamento dei 40 anni si assiste a una progressiva atrofia e perdita delle fibre responsabili della forza esplosiva. Questo si traduce in una minore velocità nello scatto breve e in una ridotta potenza al servizio.
Recupero, resistenza e rischio tendinopatie
Il ritorno di Williams dovrà fare i conti anche con la capacità di recupero tra gli scambi, aspetto decisivo nel tennis moderno, soprattutto sull’erba. “Anche la capacità aerobica massima (VO2 max) e la frequenza cardiaca massima diminuiscono fisiologicamente di circa il 10% per decennio dopo i 30 anni”, prosegue il medico-fisiatra.
Bernetti sottolinea come, nelle atlete di sesso femminile over 40, possano essere presenti fluttuazioni ormonali con un progressivo calo dei livelli di estrogeni. Questo calo riduce l’elasticità di tendini e legamenti, aumentando rigidità del sistema muscolo-scheletrico e il rischio di tendinopatie.
Il nodo della lunga inattività
Non c’è solo l’età. A pesare sul ritorno di Serena Williams potrebbe essere anche la lunga assenza dalle competizioni. “Un altro aspetto rilevante è l’assenza della campionessa dalle competizioni da molti tempo”, segnala Bernetti.
“Sicuramente il talento puro e la memoria motoria non si cancellano”, premette. “Tuttavia, l’età e il disuso possono creare non pochi problemi. Alcuni studi internazionali condotti sugli effetti dell’interruzione protratta degli stimoli ad altissima intensità hanno dimostrato come porti a una drastica caduta della tolleranza al carico dei tessuti sottoposti alle sollecitazioni dell’attività sportiva.”
Il rischio principale, quindi, non è la fatica, ma l’infortunio muscolo-scheletrico, come lesioni muscolari, tendinopatie e traumi articolari.
Strategia e prevenzione per tornare competitiva
Per Bernetti, il rientro di Serena Williams dovrà essere accompagnato da un approccio diverso rispetto al passato. La campionessa dovrà puntare sulla gestione tattica degli scambi e su un lavoro preventivo mirato.
“L’approccio della Williams dovrà quindi necessariamente cambiare”, suggerisce Bernetti. “Dovrà fare un affidamento estremo sull’intelligenza tattica per accorciare gli scambi. Poi è fondamentale lavorare molto dal punto di vista preventivo e riabilitativo per preparare i tessuti ai carichi del tennis giocato sull’erba, la cui superficie scivolosa e irregolare richiede una stabilità propriocettiva perfetta.”
Il ritorno di Serena a Wimbledon resta La sfida, però, non sarà soltanto contro le avversarie: sarà anche contro il tempo, il corpo e le esigenze di un tennis sempre più fisico.



