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6 Luglio 2026

Rover ERNEST: autonomia e mobilità per luna e Marte

Un prototipo di rover del Jet Propulsion Laboratory ha guidato per 16 miles nel Colorado Desert quasi autonomamente, testando mobilità attiva e autonomia pensate per la Luna e Marte; i test, iniziati nel 2026, hanno incluso prove notturne e l'uso del Mars Yard a Pasadena, CA.

Rover ERNEST: autonomia e mobilità per luna e Marte

Negli aridi fondali del Colorado Desert un prototipo di rover sviluppato al Jet Propulsion Laboratory ha dimostrato capacità che potrebbero cambiare il modo in cui esploriamo la Luna e Marte. Il veicolo, chiamato ERNEST (Exploration Rover for Navigating Extreme Sloped Terrain), ha completato un trasferimento complessivo di 16 miles (26 kilometers) guidando per oltre 37 hours di tempo di marcia distribuiti in seven days e lo ha fatto quasi interamente autonomamente“with minimal intervention” dagli ingegneri che monitoravano i test.

Specifiche di progetto e origine del programma

Lo sviluppo di ERNEST è iniziato nel 2026 con finanziamenti interni del JPL e in seguito è entrato sotto la direzione della NASA Science Mission Directorate’s Exploration Science Strategy and Integration Office e del Mars Exploration Program. Il prototipo è lungo circa 4 feet (1.2 meters) e adotta soluzioni diverse dalle piattaforme tradizionali: mentre rover storici usano il sistema rocker-bogie a sei ruote per distribuire passivamente il peso, ERNEST è un veicolo a quattro ruote dotato di sospensione attiva e ruote sterzabili indipendenti.

Obiettivi ingegneristici

Il team ha cercato una soluzione relativamente semplice e a basso costo che migliorasse la capacità di attraversamento rispetto alla mobilità passiva consolidata negli ultimi 30 years. Il progetto integra due giunti motorizzati sul telaio anteriore che articolano un gimbal, consentendo al rover di cambiare passo e adottare movimenti descritti come “squirming, wheel-walking, and obstacle-climbing” per superare ostacoli che bloccherebbero veicoli con sospensioni tradizionali.

Autonomia, apprendimento e prove sul campo

La componente di intelligenza di ERNEST nasce da mesi di reinforcement learning condotti in ambienti virtuali, dove il prototipo ha accumulato migliaia di ore di esperienza in pochi giorni sfruttando simulazioni parallele. Dopo la fase virtuale il veicolo è stato testato nell’Mars Yard del JPL a Pasadena, CA e poi trasferito nel deserto californiano per prove realistiche su sabbia e pendenze.

Condizioni di test e risultati

Durante una settimana di prove svoltesi lo scorso March gli ingegneri hanno esercitato il rover in scenari di navigazione diversi, comprese condizioni di scarsa illuminazione e attività notturna per simulare ambienti lunari. ERNEST ha raggiunto velocità fino a circa 0.6 mph (1 kph), un’andatura più sostenuta rispetto a rover attualmente operativi su Luna e Marte. L’esperimento complessivo ha permesso di valutare sia l’hardware di mobilità sia il software di autonomia in situazioni che richiedono decisioni locali e adattive.

Meccanica, capacità di spostamento e confronto con rover passati

Rispetto a rover come Perseverance e Opportunity, che impiegano il collaudato rocker-bogie a 6 wheels ERNEST sfrutta un concetto diverso: ruote indipendenti e un sistema che può passare da una modalità attiva a una più efficiente energeticamente mediante un dispositivo di frizione. Questo permette sia di affrontare ostacoli sollevando singole ruote sia di muoversi lateralmente grazie alla sterzatura indipendente, aumentando l’agilità sul terreno irregolare.

Implicazioni per missioni future

I risultati ottenuti suggeriscono che tecnologie come quelle di ERNEST possano essere scalate per veicoli più grandi, con autonomia estesa e velocità superiori a quelle attuali. Gli ingegneri auspicano che questi concetti possano essere integrati in rover futuri destinati a esplorare aree finora inaccessibili sulla Luna e su Marte permettendo spedizioni più rapide e percorrenze maggiori rispetto ai modelli degli ultimi five years e oltre.

Tra le voci del team che hanno commentato il progetto, Issa Nesnas principal technologist al JPL, ha indicato che i test aiutano a perfezionare sia l’hardware di mobilità sia il software di autonomia per distanze estreme e condizioni di illuminazione variabili. Hari Nayar lead principal technologist per ERNEST, ha ricordato l’eredità del rocker-bogie e la vasta ricerca sulla mobilità terrestre che ha ispirato le soluzioni attive del prototipo.

ERNEST rimane un banco di prova: le sue prestazioni nel Colorado Desert e le prove preliminari nel Mars Yard sono passi concreti per veicoli robotici che dovranno operare con sempre maggiore indipendenza in ambienti extraterrestri.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.