I Mondiali 2026 hanno aperto un dibattito acceso sul futuro del calcio, con il presidente della FIFA, Gianni Infantino, al centro delle critiche. Questo torneo, organizzato su misura per il suo stile di gestione, ha sollevato questioni sugli interessi economici, i favoritismi politici e l’equilibrio sportivo. La Spagna ha trionfato, ma l’attenzione si è spostata rapidamente sulle dinamiche dietro le quinte.
La vittoria della Spagna, guidata dal giovane talento Lamine Yamal e dall’allenatore Luis De La Fuente, ha confermato la forza del calcio europeo. Tuttavia, l’ombra di Gianni Infantino e delle sue scelte strategiche ha oscurato parte della gioia per il successo sportivo. La Fifa, sotto la sua guida, ha adottato un approccio sempre più commercializzato e controverso, che ha suscitato reazioni contrastanti nel mondo del calcio.
Il rapporto tra Infantino e Trump: un’alleanza discutibile
Uno degli aspetti più discussi dei Mondiali 2026 è il rapporto tra Gianni Infantino e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La collaborazione tra la Fifa e il Paese organizzatore è normale, ma in questo caso è andata oltre il lecito. La squalifica congelata di Balogun, su richiesta di Trump, ha ricordato le edizioni più discutibili della storia dei Mondiali. Questo episodio, sebbene non abbia influenzato il risultato finale, ha sollevato dubbi sulla trasparenza del torneo.
Gli Stati Uniti, nonostante gli sforzi e gli investimenti, non sono riusciti a raggiungere le fasi finali del torneo. Questo ha dimostrato che, nonostante il supporto politico, il calcio rimane un campo dove il merito sportivo deve prevalere. La Fifa ha cercato di bilanciare gli interessi politici con quelli sportivi, ma le critiche non sono mancate.
L’Europa penalizzata: il sistema Infantino
L’Europa, tradizionalmente il cuore del calcio mondiale, è stata sistematicamente penalizzata dalle scelte di Gianni Infantino. Il presidente della Fifa ha preferito favorire i Paesi arabi e africani, che garantiscono voti e risorse economiche. Questo approccio ha modificato l’equilibrio del torneo, riducendo il peso dell’Europa a favore di altre regioni.
Il Mondiale del 2026 in Qatar, disputato in inverno, ha stravolto i calendari europei, costringendo i campionati nazionali e la Champions League a modifiche sostanziali. Anche l’edizione del 2034 in Arabia Saudita ha sollevato perplessità, nonostante gli investimenti illimitati. L’allargamento del torneo, con più squadre e partite, ha premiato Asia e Africa, riducendo il peso dell’Europa.
Gli accrediti dimezzati: un segnale preoccupante
Un episodio significativo è stato il dimezzamento degli accrediti concessi alla Gazzetta dello Sport alla vigilia della finale. La Fifa ha assicurato che la decisione non era legata alle critiche rivolte a Infantino, ma la coincidenza è stata vista come un segnale preoccupante. La Gazzetta, con la sua storia di 130 anni, ha continuato a raccontare il torneo con correttezza, nonostante le difficoltà.
La decisione di ridurre gli accrediti ha sollevato domande sulla libertà di stampa e sulla trasparenza del torneo. La Gazzetta ha accettato la spiegazione della Fifa, ma ha espresso dubbi sulla casualità dell’episodio. Questo ha rafforzato la percezione di un sistema sempre più chiuso e controllato.
I Mondiali 2026 hanno mostrato un calcio in trasformazione, dove gli interessi economici e politici stanno ridefinendo le regole del gioco. La vittoria della Spagna ha offerto un momento di gioia sportiva, ma le ombre sul sistema Infantino continuano a sollevare domande sul futuro del calcio.

