L’esplorazione oltre la Luna e Marte richiede soluzioni di propulsione che superino i limiti della chimica tradizionale. Negli ultimi anni sono emerse due linee di ricerca molto diverse: da una parte la propulsione ottica, basata su strutture nanoscopiche chiamate metajet; dall’altra la propulsione nucleare-elettrica, incarnata dal progetto Space Reactor-1 Freedom pensato dalla NASA. Entrambe le tecnologie sono ancora lontane dall’uso operativo su larga scala, ma offrono prospettive interessanti per missioni con equipaggio e per esplorazioni a lungo raggio.
Questo articolo riassume i principi fisici, i risultati sperimentali recenti e le possibili traiettorie di sviluppo per entrambe le soluzioni, evidenziando come possano, in futuro, integrarsi piuttosto che escludersi a vicenda. Nei paragrafi seguenti approfondiremo il funzionamento dei metajet e il design del reattore SR-1, con uno sguardo realistico sui tempi e sui limiti.
Propulsione ottica: principi e sperimentazioni con i metajet
La propulsione ottica sfrutta la pressione e il trasferimento di momento della luce per generare spinta. In laboratorio, gruppi di ricerca della Texas A&M University e della Northeastern University hanno studiato superfici ingegnerizzate, dette metasuperfici, composte da microstrutture che deviando la luce creano forze controllate. Queste superfici sono organizzate in unità chiamate supercelle, formate da pilastri nanometrici in ossido di silicio di circa 500 nm di altezza, che modulano l’angolo di rifrazione e l’efficienza complessiva.
Design dei metajet
I ricercatori hanno variato il numero di pilastri per cella (da 3 a 8) per ottenere angoli di deviazione controllati e diverse efficienze ottiche. In particolare una configurazione a tre pilastri ha mostrato un’efficienza di rifrazione intorno al 78% con un angolo di circa 40°.
Il principio alla base è l’uso di metamateriali che impongono una rifrazione anomala rispetto alla legge di Snell tradizionale, permettendo di generare componenti di forza sia laterali sia verticali.
Risultati di laboratorio
Gli esperimenti eseguiti con un laser pulsato da 1000 nm hanno evidenziato uno spostamento dei dispositivi nella direzione opposta alla sorgente, con velocità di propulsione dell’ordine di 7 μm/s per strutture microscopiche. Questi movimenti multidirezionali superano i limiti delle tecniche di manipolazione ottica precedenti. Tuttavia va sottolineato che le performance dipendono più dalla potenza ottica disponibile che dalle dimensioni del singolo elemento, e che le applicazioni reali richiederanno aumenti significativi di scala e di efficienza.
Propulsione nucleare-elettrica: il progetto Space Reactor-1 Freedom
Parallelamente agli studi ottici, la NASA avanza con il concetto di reattore spaziale per fornire energia continua durante lunghi trasferimenti interplanetari.
Il sistema noto come Space Reactor-1 Freedom è un impianto basato su un ciclo Brayton chiuso modificato, in cui la fissione sostituisce la combustione per riscaldare un gas di lavoro. L’espansione di questo gas aziona una turbina collegata a un generatore elettrico che alimenta motori elettrici e i sistemi di bordo.
Funzionamento e missione prevista
Secondo quanto previsto, il reattore non viene attivato durante il lancio: il sistema entra in funzione circa 48 ore dopo il decollo per ridurre i rischi nella fase iniziale. L’elettricità prodotta può alimentare propulsori a ioni o altre soluzioni elettriche per l’intero arco di trasferimento, che nel caso di una missione verso Marte durerà circa un anno. La NASA ha programmato il primo volo interplanetario con propulsione nucleare-elettrica per dicembre 2028, punto di svolta se confermato.
Convergenze, limiti e scenari futuri
Le due tecnologie si collocano su due scale molto diverse: i metajet nascono per microrobotica e per vele sottili che sfruttano la luce, mentre il Space Reactor-1 Freedom è pensato per fornire potenza continua a sistemi di grande scala. È probabile che, nel medio periodo, la propulsione chimica e quella nucleare rimangano protagoniste per missioni con equipaggio verso Luna e Marte, mentre soluzioni ottiche potrebbero trovare spazio in applicazioni dedicate come la propulsione di piccoli payload o vele interstellari ultraleggere.
Lo sviluppo dei laser spaziali, dei sistemi di puntamento e l’integrazione tra sorgenti di potenza e strutture leggere sarà determinante per portare i concetti sperimentali a livelli applicativi. Nel frattempo, progetti come lo SR-1 mostrano che la propulsione nucleare-elettrica è quasi pronta per il test operativo, mentre i metajet rimangono una promettente frontiera di ricerca che richiederà decenni per realizzazioni su scala maggiore.

