Massimo Mercati: “L’impresa deve essere come un sistema vivente”

"L’impresa come sistema vivente" è il libro di Massimo Mercati che tratta della sostenibilità e delle caretteristiche delle imprese del futuro.

Foto Massimo Mercati Libro
Foto Massimo Mercati Libro

È appena uscito il tuo libro “L’impresa come sistema vivente”, come nasce?

Il libro nasce come sintesi di un percorso di studio e di esperienza nell’azienda che dirigo, in particolar modo dalla relazione introduttiva ad un corso proposto ai collaboratori di Aboca. La nostra azienda si occupa da sempre di ricercare nella complessità della natura soluzioni per la cura dell’uomo, nel rispetto dell’organismo e dell’ambiente. Questi elementi, con l’adozione di una “visione sistemica” ci hanno mostrato che dal confronto tra reti sociali e reti biologiche si possono trarre spunti preziosi per gestire concretamente un’impresa.

Massimo Mercati

Nel libro parli anche del modo irresponsabile in cui consumiamo le risorse del Pianeta. Come può un’impresa essere veramente sostenibile, al di là del paravento del green-washing e delle operazioni di facciata?

Penso che essere “più sostenibili” non sia sufficiente, oggi serve un radicale cambio di paradigma. Non abbiamo bisogno di aziende che si limitano a ridurre i consumi e l’impatto negativo sull’ambiente. Servono imprese veramente rigenerative, che abbiano un vero impatto positivo a livello socio-ambientale. Da questo punto di vista la forma giuridica della Società Benefit, introdotta in Italia nel 2016 e adottata da Aboca nel 2018, è una risorsa importante: le aziende che scelgono questa forma inscrivono nel proprio statuto il loro impegno per il Bene Comune. In questo modo sostenibilità, equità e impegno sociale diventano obiettivi da perseguire, al pari del profitto economico, e non solo attività occasionali.

Come dovrebbe essere organizzata l’impresa del futuro?

Non credo alle ricette facili dei libri di management, ma penso che le regole delle reti naturali possano aiutarci a capire come muoverci all’interno di un’organizzazione e a chiarire alcuni concetti chiave, come quelli della leadership e della responsabilità. Penso inoltre che sia fondamentale rivedere i concetti di “vision” e di “mission”, che non possono essere definiti a tavolino e proposti di tanto in tanto su una slide…

Massimo Mercati

Parli infatti anche di un’idea di azienda in cui i valori sono condivisi, come se si trattasse di una famiglia, e non solo di un luogo in cui si va a lavorare per portare a casa uno stipendio. Cosa intendi?

Come dicevo, è fondamentale interrogarsi sul perché esiste l’impresa. Porsi questa domanda significa capire il senso di quello che facciamo ogni giorno, la motivazione che ci spinge ad alzarci e ad andare a lavorare ogni mattina. Solo così potremmo vivere l’impresa come una comunità, in cui condividere valori e creare valore. Se invece ci svegliamo solo per “portare a casa lo stipendio”, il lavoro diventa sinonimo di capacità di consumo, e il consumo diventa l’unico metro di riferimento del valore.

Massimo Mercati

Quando parliamo di innovazione pensiamo alla tecnologia, all’informatica, raramente viene da pensare alle piante…

È vero, ma dobbiamo abbandonare la nostra visione “antropocentrica”, in cui l’uomo è il dominatore della natura. L’uomo fa parte della natura, condividiamo con animali e piante lo stesso linguaggio, facciamo parte del sistema vivente. Perché ignorarlo, quando potremmo osservare e apprendere? È proprio grazie alla tecnologia e alla scienza che oggi possiamo indagare la natura in profondità. In Aboca la ricerca è finalizzata a sviluppare prodotti per la salute, ma impariamo anche molte altre lezioni. Una di queste è che in natura non vince il più forte e chi domina l’avversario, ma il soggetto capace di adattarsi al contesto. E questo vale anche per l’economia e per le imprese del futuro. Ricordiamo che anche su amazon è possibile ordinare direttamente il libro di Massimo Mercati

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