Un progetto nato per restaurare una stagione del web torna oggi a offrire lo stesso piacere semplice: clip brevissime che si ripetono all’infinito. Divine recupera gran parte dell’archivio originale di Vine — circa 500.000 video — e lo rende fruibile in una nuova app mobile e in versione desktop, con accesso inizialmente su invito. L’idea di fondo è chiara: privilegiare la creatività umana e il formato del video in loop da sei secondi, offrendo un’esperienza che rifiuta il predominio degli algoritmi di raccomandazione basati su intelligenza artificiale.
L’iniziativa è stata supportata finanziariamente da And Other Stuff, una realtà no profit legata a Jack Dorsey, ma la gestione operativa è nelle mani del fondatore e CEO noto come Rabble. Per ricostruire i contenuti è stato necessario lavorare su backup complessi e file binari di grandi dimensioni: un’operazione tecnica che ha coinvolto strumenti di big data per ricomporre non solo i video ma anche i metadati come visualizzazioni e commenti.
Il risultato è una piattaforma che dichiara di voler essere aperta e decentralizzata, costruita su protocolli che mettono i creator al centro.
Cosa offre Divine e come funziona l’archivio
La proposta di Divine combina il ripristino delle clip storiche con la possibilità di pubblicare nuovi contenuti nello stesso formato breve. L’app integra una modalità chiamata compilation che permette di aggregare clip per tema o hashtag, creando flussi autoplay che possono essere messi in playlist personali. Questo approccio riscopre il valore dei vincoli creativi: sei secondi non sono solo una limitazione ma una grammatica per la comicità, la sorpresa e la sintesi narrativa, come sperimentarono molti creator nati su Vine.
Restauro tecnico dei contenuti
Gran parte dei video restaurati proveniva da archivi comunitari e da backup conservati come file binari molto grandi.
Per rimettere in moto quei contenuti è stato necessario scrivere script ad hoc e mappare le corrispondenze tra file e metadati. Non tutto è stato recuperabile, ma lo sforzo ha portato alla disponibilità di decine di migliaia di clip che oggi convivono con i nuovi contributi degli utenti. Il lavoro tecnico rimarca l’importanza degli strumenti di archiviazione collettiva nel preservare la memoria digitale.
Una piattaforma senza AI e con controllo dei creator
Un elemento distintivo di Divine è la politica di esclusione dei contenuti generati da AI, spesso bollati come ai slop. Per fermare la diffusione di materiale artificiale, l’app richiede di registrare i video direttamente nell’interfaccia o di fornire attestazioni sulla loro origine mediante lo standard aperto C2PA, che certifica come è stato creato e modificato un file digitale.
Questa scelta tecnica riflette una posizione culturale: restituire agli autori la responsabilità e la paternità dei propri contenuti.
Decentralizzazione e protocolli aperti
Dal punto di vista architetturale, Divine è costruita su Nostr e ha dichiarato l’intenzione di sperimentare integrazioni con altri protocolli aperti come l’AT Protocol e ActivityPub. L’obiettivo è evitare il blocco dei dati in piattaforme proprietarie e restituire ai creator il controllo sui follower e sui contenuti. Questa impostazione supporta la visione di un ecosistema sociale più frammentato ma anche più a misura d’autore.
Modello economico, comunità e prospettive
Contrariamente ai social tradizionali, Divine è partita senza un modello di monetizzazione pubblicitaria: la piattaforma è costituita come public benefit corporation e punta a sostenersi attraverso donazioni, eventuali account pro e strumenti per facilitare collaborazioni tra creator e brand.
Diversi creator storici di Vine — nomi come Lele Pons, JimmyHere, MightyDuck e Jack and Jack — hanno già reclamato i loro profili e contribuiscono a dare visibilità al progetto. Il successo a lungo termine dipenderà dalla capacità di trasformare l’interesse nostalgico in una comunità attiva e in strumenti concreti per il lavoro creativo.
In sintesi, Divine ambisce a essere più di un archivio nostalgico: vuole proporre una alternativa che mette la persona prima dell’algoritmo, la proprietà dei dati prima della cattura pubblicitaria e il gusto della brevità prima della produzione massificata. Se funzionerà dipenderà dalla risposta degli utenti, dalla qualità dei nuovi contenuti e dalla capacità del progetto di evolvere restando fedele al principio di umanità che lo anima.

