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26 Giugno 2026

Condanna definitiva per la strage di Viareggio: Moretti in carcere a Orvieto

Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi, si è costituito nel carcere di Orvieto dopo che la Cassazione ha reso definitiva la condanna a cinque anni per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009; la sentenza conferma le responsabilità per 12 imputati e riapre la ferita delle famiglie delle vittime.

Condanna definitiva per la strage di Viareggio: Moretti in carcere a Orvieto

La Suprema Corte ha reso definitiva la sentenza relativa alla tragedia ferroviaria avvenuta il 29 giugno 2009 e con quella decisione l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, Mauro Moretti è stato trasferito al carcere di Orvieto dopo essersi costituito. La pronuncia conferma la pena di cinque anni di reclusione per Moretti e mantiene in vigore le condanne per altri undici imputati coinvolti nel procedimento per disastro ferroviario colposo.

La conferma della Cassazione e la scelta di costituirsi

Con il rigetto dei ricorsi da parte della Cassazione la sentenza d’appello ter è divenuta definitiva, sancendo responsabilità già fissate nelle fasi processuali precedenti. L’ex manager, oggi settantaduenne, si è presentato volontariamente al carcere di Orvieto: le sue parole, riferite da persone a lui vicine, esprimono un doppio sentimento di rassegnazione e di convinzione personale, perché Moretti ha dichiarato di rispettare la decisione dei giudici pur sostenendo la propria innocenza e la correttezza dell’operato professionale svolto.

Le imputazioni e le pene confermate

Il fascicolo giudiziario ha visto attribuire agli imputati l’accusa principale di disastro ferroviario colposo con l’aggiunta per Moretti del capo di imputazione relativo all’incendio. La Corte ha confermato, oltre alla pena di cinque anni per l’ex ad, altre sanzioni che variano da due a sei anni nei confronti dei restanti undici imputati, tra ex dirigenti e tecnici legati alla gestione e alla manutenzione del convoglio deragliato.

Il bilancio della strage e la reazione delle famiglie

Il deragliamento e la successiva esplosione di un convoglio merci carico di Gpl provocarono la morte di 32 persone numerosi feriti e danni materiali rilevanti alle abitazioni situate lungo la linea ferroviaria. Per i familiari delle vittime la sentenza costituisce il punto di arrivo di un percorso giudiziario lungo e complesso: in molte dichiarazioni si parla di anni necessari per ottenere una pronuncia definitiva e della speranza che la verità emersa nel corso dei processi renda almeno parziale giustizia a chi ha perso i propri cari.

Commemorazioni e memoria pubblica

Ogni anno, in prossimità dell’anniversario della tragedia, la città interessata organizza iniziative di commemorazione: cortei, momenti di raccoglimento e rintocchi di campana che ricordano i deceduti. Quest’anno il ricordo assume una diversa cornice emotiva, trattandosi del primo anniversario in assenza di processi in corso, dopo la pronuncia che ha chiuso definitivamente il procedimento principale.

Le motivazioni della sentenza e il percorso processuale

I giudici hanno valutato vari elementi per bilanciare l’entità delle pene, tra cui il riconoscimento di attenuanti generiche e la quantificazione dei risarcimenti erogati alle vittime. La Corte ha sottolineato che, pur riconoscendo l’importanza dell’attività economica e gestionale delle aziende coinvolte, tale tutela non può prevalere sulla tutela della vita delle persone. Allo stesso tempo, è stato valutato il ruolo del risarcimento come circostanza attenuante, pur considerando la sua tempistica e la natura del soggetto erogatore.

Il procedimento giudiziario che si è concluso con la sentenza definitiva ha attraversato più gradi di giudizio, rinvii e approfondimenti sulla determinazione delle pene: la pronuncia odierna segna la chiusura di uno dei processi più lunghi e articolati legati a una tragedia ferroviaria in Italia.

Le reazioni degli avvocati e le possibili mosse difensive

La difesa dell’ex amministratore delegato ha contestato l’esito ritenendolo ingiusto, annunciando la valutazione di strumenti legali compatibili con la pronuncia, come istanze per misure alternative alla detenzione che possano essere richieste nei termini di legge. Ogni eventuale azione processuale futura dovrà tuttavia confrontarsi con la sentenza definitiva della Suprema Corte.

La vicenda riporta al centro del dibattito pubblico temi come la responsabilità nella gestione delle infrastrutture, la tutela delle persone nelle vicinanze di linee ferroviarie e i tempi della giustizia in processi di lunga durata. La conferma delle condanne costituisce per le famiglie un momento di chiusura formale, pur lasciando intatto il dolore per le perdite subite.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.