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28 Ottobre 2026

Come i bot basati su IA cercano di bloccare il voto in Israele

Bot dotati di IA sommergono i social israeliani di messaggi depressivi per scoraggiare gli indecisi e minare la partecipazione elettorale.

Come i bot basati su IA cercano di bloccare il voto in Israele

Nel clima elettorale attuale, la Knesset si avvicina al ristagno dei 61 seggi necessari per formare un governo stabile. Il blocco guidato da Benjamin Netanyahu registra tra i 50 e i 54 seggi, mentre l’opposizione resta frammentata. In questo scenario, la partita si concentra su alcune migliaia di voti decisivi, una situazione che ha spinto le forze del Likud a sperimentare una tattica digitale più sottile rispetto alla tradizionale propaganda.

Secondo studi recenti, il 13% dei contenuti pubblicati durante la campagna è stato generato da intelligenza artificiale. Di questi, circa il 70% proviene direttamente dal partito Likud. L’obiettivo non è convincere gli avversari, ma invece indebolire la motivazione al voto di chi ancora non ha deciso.

Micro-targeting e infiltrazione di gruppi chiusi

Le nuove operazioni si basano su micro-targeting estremamente preciso. I bot, alimentati da modelli linguistici avanzati, si mascherano da profili comuni – genitori stanchi, operai frustrati, ex sostenitori del partito – e si insinuano in chat di WhatsApp e Telegram, nonché nei commenti di testate online. A differenza dei vecchi account fantasma che ripetevano slogan, questi agenti sintetici conducono discussioni fluide, condividono articoli apparentemente neutrali e, gradualmente, introducono narrazioni depressive.

Il risultato è un effetto di normalizzazione: quando una molteplicità di account esprime lo stesso sentimento di sfiducia, gli utenti reali tendono a percepire l’astensione come una scelta razionale, non come una rinuncia. La strategia è rivolta soprattutto a elettori moderati e indecisi, i quali risultano più vulnerabili alla fatica democratica rispetto ai sostenitori più radicati.

Robocall e video sintetici

Al fianco dei messaggi testuali, la campagna utilizza robocall con voci clonate e brevi video AI. Questi contenuti hanno una duplice funzione: rafforzare la coesione interna al partito, suscitando indignazione nei rivali, e generare una risposta a catena sui social. Gli oppositori, indignati, condividono e denunciano il materiale, creando una cassa di riverbero involontaria per la narrazione di demotivazione.

La lezione di Bettino Craxi: “Vattene al mare”

Il modello non è del tutto nuovo. Nel 1991, durante il referendum sulla preferenza unica promosso da Mario Segni, Bettino Craxi propose agli elettori di “andare al mare” la domenica di voto, sperando in un basso quorum. Oggi, i bot israeliani ripropongono la stessa logica, ma con strumenti più sofisticati: anziché invitare a una passeggiata, creano un ambiente digitale opprimente che suggerisce che il voto sia inutile.

Le narrative veicolate mettono in luce presunti tradimenti, incoerenze politiche e la sensazione che “tutti sono uguali”. Non si tratta di promuovere un candidato alternativo, ma di alimentare l’idea che il sistema sia irrimediabilmente corrotto, rendendo l’astensione l’unica risposta logica.

Questa strategia si inserisce in un contesto elettorale estremamente frammentato, dove parapigliare il 3,25% di sbarramento può costare a piccoli partiti fino a quattro seggi. Ridurre la partecipazione, quindi, è una mossa che può spostare l’équilibrio di potere senza dover guadagnare direttamente consensi.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.