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Come aprire una casa famiglia: requisiti, normativa e iter burocratico

Tutto quello che c'è da sapere per aprire una casa famiglia: dai parametri per l'idoneità alla normativa vigente.

casa famiglia

Come aprire una casa famiglia: l'iter burocratico

Il settore assistenziale in Italia è in crescita vertiginosa questo perché lo Stato non riesce a sopperire a tutte le domande né ha a disposizione così tante strutture. Aprire una casa famiglia è infatti un valido progetto di business a condizione che si possiedano i requisiti e le doti necessarie per lavorare nel mondo dell’assistenza: passione, pazienza, dedizione, giovialità, altruismo, eccellenti capacità di comunicazione ed empatiche.

Come aprire una casa famiglia

Esistono due tipologie di casa famiglia:

  1. Le strutture dedite a coloro che hanno bisogno di essere accolti per un periodo determinato perché privi di supporto familiare o perché bisognosi proprio di essere allontanati dal nucleo familiare.
  2. Strutture socio-sanitarie in cui livelli di assistenza sono elevati e comprendono le terapie mediche, infermieristiche e di riabilitazione.
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È la legge 8 novembre 2000 n. 328 che stabilisce i parametri per essere ritenuti idonei all’esercitazione di un’attività di assistenza, come una casa famiglia.
Il Decreto Ministeriale n. 308 del 21 maggio 2001 ha stabilito l’elenco dei requisiti sine qua non delle strutture residenziali o semi residenziali al fine di risultare accreditate da parte dei comuni.

Un decreto che per ogni tipologia di struttura ha individuato:

  • Comunità di tipologia familiare: devono proporre una sistemazione accogliente e confortevole anche se temporanea, sistemazioni in cui deve essere tentata la riproduzione il più fedelmente possibile del modello familiare, quindi presenza di figure parentali e pochi ospiti.
  • Strutture a carattere comunitario: le case famiglia, strutture che sono destinate ad accogliere ospiti che richiedono un basso livello assistenziale o minori.
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  • Strutture protette, ovvero strutture a servizio medico sanitario di media intensità.

Aprire una casa famiglia: l’iter burocratico

Prima di aprire una casa famiglia è opportuno prendere informazioni presso il comune di riferimento. Seguiranno questi step:

  • L’autorizzazione del Comune rilasciata a seguito della verifica dei requisiti minimi richiesti che effettuerà una commissione nominata dal direttore ASL.
  • La convenzione: necessaria al fine di ricevere le sovvenzioni previste per la tipologia di servizio offerto. La convenzione è soggetta a verifiche di controllo periodiche al fine di poter garantire alle famiglie degli utenti la qualità del servizio offerto.
  • La Carta dei Servizi: in fase di accreditamento sarà necessario redigere una Carta dei Servizi tesa a illustrare le funzionalità della struttura.
  • Terminare la parte contrattuale con ASL al fine di garantire un servizio di prestazioni sanitarie e assistenza infermieristica, assistenza riabilitativa, formazione e aggiornamento degli operatori.
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La normativa di riferimento alle case famiglia è davvero molto complessa e dettagliata, soprattutto in termini di previdenza di sicurezza della struttura, dei relativi impianti e delle attrezzature, di prevenzione incendi, fulmini e da altri agenti atmosferici.

La scelta della location è molto importante perché deve rispondere a determinati requisiti minimi per cui, molto spesso, l’abitazione di residenza non risulta idonea ed è preferibile in questi casi, cercare un altra struttura piuttosto che affrontare i lavori necessari al rispetto dei requisiti richiesti.

Si dovrà poi procedere alla scelta dell’utente a cui destinare i servizi della nostra casa famiglia, se:

  • Minori
  • Donne in difficoltà o in pericolo o ragazze madri
  • Disabili o disabili psichici
  • Vittime della dipendenza da droghe, gioco o altri fattori
  • Ex detenuti

Una casa famiglia potrà anche essere solo maschile o femminile a seconda della categoria in cui rientra e della tipologia di ospiti a cui è destinata l’assistenza.

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Scritto da Chiara Cichero