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17 Ottobre 2026

Cittadini bloccano i nuovi centri di elaborazione dati a Milano

Milano ospita una protesta contro i data center e l’hub europeo di IA, mentre negli USA le big tech tentano di anticipare il dialogo con le comunità.

Cittadini bloccano i nuovi centri di elaborazione dati a Milano

Il data center è diventato il simbolo della contraddizione tra innovazione digitale e sostenibilità ambientale. A Milano, nella centrale piazza, centinaia di persone si sono radunate per chiedere lo stop a un nuovo hub europeo dedicato all’intelligenza artificiale, sostenendo che la costruzione di giganteschi impianti di elaborazione rischia di aggravare una crisi climatica già preoccupante. Gli organizzatori hanno evidenziato come il consumo energetico di questi centri superi quello di molte città medie, sollevando interrogativi sulla reale trasparenza dei progetti e sui costi sociali per la collettività.

Manifestazione a Milano contro il nuovo hub europeo di IA

La protesta, organizzata da un collettivo autodenominato “Popolo delle caverne”, ha riunito cittadini, attivisti ambientali e alcuni esperti di tecnologia, tutti uniti da un unico obiettivo: fermare la realizzazione del centro di calcolo che dovrebbe alimentare l’intelligenza artificiale europea. I partecipanti hanno sventolato cartelli che denunciavano l’impronta di carbonio dei data center, chiedendo al Comune e alle autorità nazionali maggiore trasparenza sui consumi energetici e sulla provenienza dell’elettricità, che spesso proviene da fonti fossili. Le richieste includono la sospensione dei permessi finché non saranno garantiti standard di efficienza verificabili.

Impatto ambientale dei data center e delle infrastrutture energetiche

Studi recenti mostrano che i centri di elaborazione dati consumano in media 200 TWh all’anno a livello globale, equivalenti alla produzione elettrica di interi paesi come il Portogallo. In Italia, la quota di energia elettrica destinata ai data center è in crescita del 15% annuo, spingendo le reti di distribuzione verso limiti critici. Inoltre, il raffreddamento di queste strutture richiede ingenti volumi d’acqua, un fattore di rischio per regioni già soggette a siccità. Gli attivisti di Milano hanno sottolineato che, senza una pianificazione responsabile, la somma di questi impatti può invertire i progressi fatti nella transizione verso fonti rinnovabili.

Strategie delle grandi tech negli USA per ridurre le opposizioni

Parallelamente alla manifestazione italiana, le principali aziende tecnologiche statunitensi hanno iniziato a modificare il loro approccio alla fase di pianificazione dei nuovi data center. Google e Amazon, per esempio, presentano i progetti alle amministrazioni locali prima di avviare le procedure burocratiche, un tentativo di dialogare direttamente con le comunità. In New Mexico, il dibattito si è concentrato su tre aspetti chiave: disponibilità di acqua, consumo di elettricità e benefici economici locali. Le imprese hanno promesso impianti a energia rinnovabile e investimenti in programmi di formazione per la forza lavoro, ma i residenti rimangono scettici rispetto alle reali ricadute ambientali.

Nuove normative europee sulla trasparenza energetica

L’Unione Europea ha introdotto, a partire dal 2025, normative più stringenti sulla trasparenza energetica dei data center, obbligando le strutture a comunicare in tempo reale i loro consumi e a mantenere un rapporto minimo di energia rinnovabile del 80%. Organizzazioni come Data Center Watch monitorano la conformità e forniscono dati che alimentano il dibattito pubblico. Queste regole mirano a limitare la proliferazione di impianti ad alta intensità energetica senza adeguati controlli, ma la loro applicazione dipende dalla capacità delle autorità nazionali di far rispettare i vincoli, un compito ancora in fase di definizione.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.