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13 Agosto 2026

Recensione di Ancestral Visions of the Future: un cine-memoir tra esilio e identità

Un cine-memoir intenso che mescola memoria e profezia, esplorando l'esilio e l'identità attraverso gli occhi di Lemohang Jeremiah Mosese

Recensione di Ancestral Visions of the Future: un cine-memoir tra esilio e identità

Il cinema ha il potere di trasportarci in mondi lontani e di farci riflettere sulle nostre radici. Ancestral Visions of the Future l’ultimo film di Lemohang Jeremiah Mosese è un viaggio cinematografico che esplora temi profondi come l’esilio, l’identità e le radici del Lesotho.

Mosese, noto per il suo precedente lavoro This Is Not a Burial, It’s a Resurrection torna con un film che è un vero e proprio cine-memoir. Attraverso una narrazione in stream of consciousness e immagini iper-vive, il regista ci guida attraverso i suoi ricordi d’infanzia in Lesotho, visti dalla prospettiva attuale di Berlino.

Un viaggio tra memoria e profezia

Il film inizia con una dedica ambigua: “Questo film è un omaggio al cinema, un no eterno a mia madre”. Questa dedica fa eco al titolo di un altro lavoro di Mosese, Mother, I Am Suffocating. This Is My Last Film About You e sottolinea l’importanza della figura materna nel suo percorso artistico.

La madre di Mosese rappresenta le aspirazioni di una famiglia che cerca di sfuggire alla povertà e al duro lavoro nei campi rurali. Il film tocca anche temi come il colonialismo che ha plasmato il paesaggio del Lesotho. Mosese propone una concezione africana del tempo come ciclo, che si manifesta in sequenze di mistica estatica e dolorosa.

Simboli e metafore potenti

Uno dei momenti più potenti del film è la scena in cui un vecchio contadino si strappa gli occhi e li pianta nella terra, permettendo a un giovane ragazzo di raccogliere il raccolto e “vedere tutto”. Questo simbolo rappresenta la ciclicità del tempo e la connessione profonda con la terra.

Altri simboli forti includono il rotolo di stoffa rossa che scende dalle colline, evocando il “bisturi” che ha diviso il paese come carne su una mappa. Queste immagini potenti contribuiscono a creare un’atmosfera di mistica e profezia.

La ricerca di una visione redentrice

Mosese esplora anche le forze cicliche delle città, raccontando la sua fallita carriera come teppista di strada e la tragedia di una donna bruciata viva da una folla inferocita. Questi episodi rappresentano il ciclo di violenza e vittimizzazione che sembra non avere fine.

Tuttavia, c’è anche un raggio di speranza nella figura di Sobo un artista marziale, erborista e burattinaio che può vedere “la città non come è, ma come sta diventando”. Questo personaggio rappresenta la capacità di vedere oltre il presente e di immaginare un futuro migliore.

Mosese sembra cercare la stessa capacità visionaria, forse in cerca di redenzione per sé stesso o per il Lesotho. Il film lascia una scia bruciata, ma anche la speranza di una rinascita e di una nuova direzione.

Un viaggio cinematografico che lascia il segno e invita alla riflessione.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.