È quanto emerge dal Rapporto Export 2026 di SACE, presentato a Roma alla presenza dei rappresentanti del Governo e dedicato alle prospettive dell’internazionalizzazione del Made in Italy.
Il documento stima una crescita dell’export di beni del 2% nel 2026, seguita da un’accelerazione al 2,5% nel 2027 e al 2,8% nel 2028. In termini assoluti, le esportazioni raggiungeranno 675 miliardi di euro nel 2027 e oltre 690 miliardi l’anno successivo.
Secondo SACE, il raggiungimento dell’obiettivo dei 700 miliardi sarà favorito dalla diversificazione geografica delle esportazioni, dall’espansione delle imprese italiane sui mercati esteri e dal sostegno previsto dal Piano Strategico 2026-2028.

Il presidente Guglielmo Picchi ha spiegato che il concetto di “RE-Agire” rappresenta la capacità di trasformare l’incertezza in un’opportunità competitiva, mentre l’amministratore delegato Michele Pignotti ha ribadito la necessità di rafforzare la presenza internazionale delle imprese italiane attraverso mercati alternativi, filiere più solide e maggiore sicurezza nelle forniture.
Tra le aree considerate più promettenti figurano l’Asia-Pacifico, il Medio Oriente nel periodo successivo alla crisi, l’America Latina e numerosi Paesi africani interessati dagli investimenti del Piano Mattei. Restano centrali anche l’Europa avanzata, principale mercato di destinazione dell’export nazionale, e il Nord America.
Il Rapporto individua inoltre sedici Paesi strategici, tra cui Cina, India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud, Messico, Brasile, Marocco e Vietnam, che offriranno opportunità di crescita superiori alla media nei prossimi anni.
Un capitolo è dedicato alle materie prime critiche, il cui approvvigionamento rappresenta una priorità per la competitività del sistema industriale italiano. Attraverso strumenti finanziari e assicurativi, SACE punta a sostenere investimenti e accordi di lungo periodo per rafforzare la stabilità delle forniture.
Lo studio evidenzia infine il ruolo sempre più determinante delle filiere globali del valore. Attualmente circa il 41% della produzione manifatturiera italiana è legata ai processi produttivi internazionali e le filiere mostrano una propensione all’export più che doppia rispetto alla media dell’intera economia nazionale.



