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15 Ottobre 2026

Mancanza di chirurghi in Italia: cause, dati e futuro della medicina

Scopri le cause della carenza di chirurghi, l’impatto della tecnologia e le proposte per salvare la chirurgia italiana.

Mancanza di chirurghi in Italia: cause, dati e futuro della medicina

Negli ultimi decenni la chirurgia ha vissuto una rivoluzione tecnologica senza precedenti: laparoscopia, robotica, imaging 3D e intelligenza artificiale hanno trasformato ogni gesto in sala operatoria. Paradossalmente, proprio quando gli strumenti sembrano più avanzati, la disciplina sta diventando sempre meno attraente per i laureati in medicina.

Al 128° congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia, tenutosi a Roma nell’ottobre 2026, sono stati pubblicati dati allarmanti: su 646 contratti di specializzazione in chirurgia generale 193 sono rimasti senza assegnazione e, tra i primi mille candidati al concorso nazionale, solo nove hanno deciso di intraprendere la carriera chirurgica.

Allarme della SIC: numeri che raccontano una crisi

Le proiezioni dell’associazione indicano che entro il 2030 circa 2.800 chirurghi potrebbero andare in pensione, mentre il numero di nuovi specialisti iscritti sarà inferiore a 1.300. Il risultato è un saldo negativo di circa 1.500 professionisti, con il rischio concreto di creare aree geografiche prive di interventi chirurgici tempestivi.

Formazione, responsabilità e gerarchia

Il disinteresse dei giovani non può essere ridotto a una questione di stipendio. Il percorso formativo lungo la necessità di reperibilità notturna, le decisioni immediatamente decisive in sala e il peso del rischio medico-legale costituiscono un carico percepito come insostenibile. Inoltre, in molte scuole chirurgiche la gerarchia è talmente rigida che i neolaureati trascorrono anni a osservare senza acquisire autonomia operativa, limitando la crescita pratica necessaria per una carriera soddisfacente.

Tecnologia e organizzazione: il paradosso della modernità

L’introduzione del robot chirurgico non ha alleggerito il lavoro del chirurgo; anzi, richiede competenze specifiche, team dedicati, costi di manutenzione e volumi operativi elevati per giustificare l’investimento. Nei centri più piccoli, la mancanza di personale e di casi può rendere l’adozione di tali tecnologie impraticabile, creando una chirurgia a due velocità: eccellenza concentrata in grandi ospedali e progressivo impoverimento delle realtà territoriali.

Intelligenza artificiale, teleconsulto e nuove reti

L’intelligenza artificiale può però alleggerire attività ripetitive: pianificazione preoperatoria, analisi di immagini, ottimizzazione delle sale operatorie e previsione dei fabbisogni assistenziali. Simulatori immersivi e realtà aumentata rappresentano strumenti promettenti per la formazione, consentendo ai giovani di esercitarsi in ambienti virtuali prima di entrare in sala. Tuttavia, la vera sfida è riorganizzare la rete chirurgica: i grandi centri dovrebbero concentrare gli interventi più complessi, mentre gli ospedali territoriali dovrebbero mantenere attività adeguate alle proprie risorse, supportati da teleconsulto, condivisione di immagini e supervisione a distanza. Un’emergenza addominale, però, non potrà mai essere risolta tramite una videochiamata: è indispensabile una squadra locale pronta all’intervento.

Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.