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16 Luglio 2026

Giustizia sportiva in Europa: la sentenza che cambia le regole per Agnelli e Arrivabene

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che le sanzioni sportive devono poter essere annullate da un giudice indipendente, cambiando radicalmente il sistema di giustizia sportiva.

Giustizia sportiva in Europa: la sentenza che cambia le regole per Agnelli e Arrivabene

Una sentenza storica che potrebbe cambiare per sempre il volto della giustizia sportiva in Europa. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che le sanzioni disciplinari inflitte da federazioni e organismi sportivi devono poter essere sottoposte al controllo di un giudice indipendente, dotato del potere di annullarle e, se necessario, di adottare misure cautelari.

La decisione nasce dal contenzioso che ha coinvolto l’ex presidente della Juventus Andrea Agnelli e l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene, nell’ambito dell’inchiesta sulle plusvalenze. Una vicenda che, partendo da una questione disciplinare interna al calcio italiano, si è trasformata in un caso europeo capace di mettere in discussione alcuni capisaldi dell’attuale sistema di giustizia sportiva.

Il caso Agnelli e Arrivabene: da un’inchiesta interna a una sentenza europea

Il 1° aprile 2026, la Procura federale della Figc avviò un procedimento disciplinare nei confronti di diverse società, tra cui la Juventus, e di alcuni dirigenti accusati di aver partecipato a un sistema di plusvalenze fittizie. Successivamente, ai due dirigenti bianconeri fu vietato l’esercizio di qualsiasi attività nell’ambito federale; sanzioni poi estese a livello mondiale dalla Fifa e confermate dagli organi della giustizia sportiva italiana.

Il nodo giuridico emerse quando il caso arrivò davanti al giudice amministrativo italiano, il quale, secondo l’attuale assetto normativo, può riconoscere un eventuale risarcimento del danno ma non dispone del potere di annullare le sanzioni sportive definitive. Da qui il rinvio pregiudiziale alla Corte di Lussemburgo per verificare la compatibilità del sistema italiano con le libertà fondamentali garantite dai Trattati europei e con il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva.

La decisione della Corte Ue: garanzie e proporzionalità

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha osservato che una sanzione che impedisca a un dirigente di svolgere la propria attività professionale in tutti gli Stati membri rappresenta una limitazione delle libertà di circolazione e di prestazione dei servizi sancite dal diritto dell’Unione. Tuttavia, una restrizione può essere legittima se persegue un obiettivo di interesse generale e se rispetta il principio di proporzionalità.

La Corte ha riconosciuto implicitamente la rilevanza delle finalità perseguite dalla Figc, considerando il rispetto delle regole finanziarie e contabili dei club un elemento essenziale per garantire la regolarità delle competizioni sportive. Tuttavia, sarà il giudice nazionale a dover verificare se le sanzioni siano realmente proporzionate rispetto agli obiettivi perseguiti.

I criteri per le sanzioni sportive

La Corte di Lussemburgo ha indicato i criteri da seguire: i divieti temporanei di esercitare un’attività professionale devono inserirsi in un sistema coerente volto a reprimere gli illeciti e a prevenire le recidive. Inoltre, la determinazione delle sanzioni deve avvenire sulla base di parametri trasparenti, oggettivi e non discriminatori.

Ma è il secondo passaggio della sentenza quello destinato probabilmente ad avere l’impatto maggiore. Secondo la Corte, ogni individuo colpito da una sanzione che incida sui diritti riconosciuti dall’ordinamento europeo deve poter beneficiare di un rimedio giurisdizionale effettivo. Ciò significa che deve esistere un giudice capace non soltanto di valutare la legittimità del provvedimento, ma anche di annullarlo e, ove necessario, sospenderne gli effetti attraverso misure provvisorie.

L’impatto della sentenza: un cambiamento epocale

Sarà ora il giudice italiano a verificare se tali condizioni risultino soddisfatte, in particolare con riferimento al sistema della giustizia sportiva calcistica e al ruolo del Collegio di Garanzia del Coni quale giudice di ultima istanza. La portata della decisione va ben oltre il caso Agnelli-Arrivabene, coinvolgendo il rapporto stesso tra autonomia sportiva e ordinamento europeo.

Negli ultimi anni, la Corte di Giustizia è intervenuta più volte sulle regole del calcio professionistico, dalla vicenda Superlega ai sistemi di governance federale, riaffermando che le federazioni mantengono poteri regolatori significativi ma non possono operare al di fuori dei principi fondamentali dell’Unione. Per Figc, Coni e per tutte le federazioni europee, il messaggio è chiaro: la tutela dell’integrità delle competizioni resta una finalità legittima e le sanzioni disciplinari continuano a rappresentare uno strumento indispensabile.

Tuttavia, quando queste incidono sull’attività professionale di dirigenti, atleti o operatori, devono essere sottoposte al controllo di un giudice indipendente, garantendo così una tutela giurisdizionale effettiva e rispettando i principi fondamentali dell’ordinamento europeo.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.