Da Trieste a Parigi, passando per Cambridge, Monaco di Baviera e Corea del Sud, il percorso di Caterina Galatà è un viaggio di scoperta e innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla neurochirurgia. La sua storia è un esempio di come le scelte coraggiose e la passione per la tecnologia possano aprire nuove strade.
Caterina Galatà ha frequentato la scuola elementare internazionale, la media Guido Corsi e il liceo scientifico Guglielmo Oberdan a Trieste. In quarta superiore, ha deciso di trasferirsi a Cambridge per conseguire l’International Baccalaureate un diploma di maturità internazionale. Dopo il diploma, si è spostata in Germania, alla Technical University of Munich (TUM), dove ha studiato ingegneria elettronica. Durante la laurea triennale, ha trascorso sei mesi in Corea del Sud, in scambio presso la Kaist, un’esperienza che ha arricchito sia dal punto di vista accademico che personale.
Dall’ingegneria elettronica all’intelligenza artificiale in neurochirurgia
Dopo la laurea triennale, Caterina ha proseguito con una laurea magistrale in robotica e intelligenza artificiale presso la TUM. Durante questo periodo, ha collaborato con Inria e l’Institut du Cerveau di Parigi, lavorando su progetti di IA applicata alle immagini medicali. Ha partecipato anche a un corso di formazione in Cina, organizzato dalla TUM e dal CAIR, focalizzato sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nella chirurgia.
Da, Caterina inizierà un dottorato di ricerca, finanziato da Google, presso l’Institut du Cerveau di Parigi. Il suo obiettivo è studiare le applicazioni dell’intelligenza artificiale nella neurochirurgia, un campo in cui la tecnologia può fare la differenza.
L’importanza dell’intelligenza artificiale nelle immagini medicali
Caterina Galatà si occupa principalmente di analisi e interpretazione di immagini medicali, con un focus particolare sull’ambito neurochirurgico. Un esempio concreto del suo lavoro è l’uso delle ecografie, strumenti economici e veloci ma spesso difficili da interpretare in tempo reale. La sua ricerca mira a sviluppare modelli di IA in grado di analizzare queste immagini e fornire al chirurgo indicazioni visive aggiuntive, una sorta di overlay che possa aiutarlo a capire meglio ciò che sta osservando.
L’obiettivo non è sostituire il medico, ma mettere la tecnologia al servizio delle competenze umane, dando al chirurgo strumenti che possano aiutarlo a prendere decisioni migliori e rendere possibili interventi che oggi sono molto difficili. Caterina è particolarmente interessata a lavorare con tecnologie relativamente accessibili come gli ultrasuoni, perché l’innovazione, secondo lei, ha davvero valore quando può diventare uno strumento a disposizione di quante più persone possibile.
Il futuro del lavoro e l’intelligenza artificiale
Caterina immagina che l’intelligenza artificiale trasformerà profondamente il mondo del lavoro nei prossimi decenni. Alcune attività, soprattutto quelle ripetitive e standardizzate, saranno sempre più affidate alle macchine. Tuttavia, questo non significa che il lavoro umano perderà valore. Al contrario, diventeranno ancora più importanti quelle capacità che una macchina fatica a replicare: empatia, capacità di collaborare e relazionarsi con i colleghi, intuito ed esperienza.
La vera sfida, secondo Caterina, non sarà competere con l’intelligenza artificiale ma imparare a lavorare insieme ad essa. La sua visione dell’IA è quella di uno strumento che può migliorare le competenze umane, non sostituirle. Durante le sue esperienze internazionali, ha notato differenze culturali nell’approccio alla tecnologia. In molti contesti asiatici, c’è un atteggiamento più orientato alla sperimentazione e all’innovazione, mentre in Europa c’è una maggiore prudenza, che può essere una ricchezza quando significa attenzione alle conseguenze e alla regolamentazione.
L’impegno per l’inclusione femminile nelle STEM
Caterina è consapevole che ancora oggi relativamente poche ragazze scelgono percorsi di studio e professionali fortemente tecnici. Credo che una parte del problema nasca molto prima della scelta dell’università. Fin da bambini, ragazze e ragazzi vengono esposti, anche inconsapevolmente, ad aspettative diverse. Costruire, programmare, smontare oggetti o sperimentare con la tecnologia vengono ancora troppo spesso percepite come attività “da maschi”.
Per questo durante l’università ha fatto parte di un’associazione studentesca che organizza corsi introduttivi di programmazione per ragazze delle scuole medie e superiori. L’obiettivo è far scoprire la programmazione in modo divertente e coinvolgente, attraverso il gioco e la sperimentazione, lasciando alle ragazze la libertà di capire se è qualcosa che le appassiona. Credo molto nel valore dell’esempio. Quando una ragazza vede una donna che lavora in questo settore, può diventare più facile per lei immaginarsi nello stesso ruolo.
Trieste e il suo impatto sul percorso di Caterina
A Trieste devo una parte importante della mia formazione. I professori del liceo scientifico Oberdan hanno contribuito a farmi appassionare alle materie scientifiche e, guardando oggi il percorso di molti dei miei amici e coetanei, penso che la città ci abbia dato una preparazione molto solida. Ma Trieste mi ha lasciato anche qualcosa che va oltre la scuola: la sua multiculturalità. Crescere in una città di confine, storicamente aperta a culture e influenze diverse, significa essere esposti fin da giovane età al confronto con persone provenienti da contesti diversi dal proprio.
Oggi mi sento molto orgogliosa delle mie origini e sono felice di vedere Trieste crescere e affermarsi sempre di più anche a livello internazionale per la ricerca scientifica che vi viene condotta. A Trieste vorrei restituire soprattutto un senso di fiducia: è una città piccola, ma può dare ai suoi giovani gli strumenti per andare lontano. Io ho avuto la fortuna di studiare qui e di crescere in un ambiente multiculturale che mi ha preparata a confrontarmi con il mondo. Oggi, vivendo e lavorando all’estero, mi rendo conto ancora di più di quanto questa apertura sia un valore alquanto unico per una città di queste dimensioni.



