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Cometa 3I/Atlas: un contenuto d’acqua semipesante senza precedenti

La cometa interstellare 3I/Atlas presenta un'enorme quantità di acqua semipesante, un indizio chiave sulle condizioni fisiche dei sistemi planetari da cui proviene

Cometa 3I/Atlas: un contenuto d'acqua semipesante senza precedenti

La cometa 3I/Atlas continua a offrire dati sorprendenti sul materiale che circola tra le stelle. Nuove osservazioni eseguite con il radiotelescopio ALMA hanno misurato una composizione dell’acqua molto diversa da quella osservata nel nostro vicinato stellare, una scoperta che solleva interrogativi sulle condizioni di formazione dei pianeti in altri sistemi.

Questa indagine non riguarda solo percentuali: mette in luce un rapporto isotopico anomalo che indica temperature e ambienti di nascita radicalmente diversi. Analizzare la chimica di un corpo interstellare come 3I/Atlas significa leggere una pagina del processo di formazione planetaria al di fuori della nostra esperienza diretta.

Cosa significa acqua semipesante e perché conta

L’acqua in questione contiene una grande quantità di deuterio, una versione più pesante dell’idrogeno.

In chimica spaziale l’acqua semipesante è indicata con la formula HDO, dove un atomo di idrogeno è sostituito da deuterio. Questo dettaglio apparentemente tecnico è in realtà un marcatore ambientale: l’arricchimento in deuterio richiede condizioni estremamente fredde, tipicamente sotto i 30 kelvin (-234 °C), che favoriscono l’incorporazione del deuterio nel ghiaccio.

Come si usa il rapporto isotopico come indicatore

Gli studi sui rapporti tra deuterio e idrogeno sono da decenni uno strumento per ricostruire l’ambiente di formazione di corpi celesti. Nelle comete del sistema solare e negli oceani terrestri il contenuto di deuterio è relativamente basso: generalmente si osservano pochi atomi di deuterio ogni diecimila atomi di idrogeno. Un incremento marcato di questo rapporto suggerisce invece un’origine in regioni più fredde e meno irradiate.

I risultati di ALMA su 3I/Atlas

L’analisi pubblicata su Nature Astronomy riporta che 3I/Atlas presenta un arricchimento in HDO di gran lunga superiore a quello noto per le comete locali. I dati indicano una proporzione di almeno 66 atomi di deuterio ogni diecimila atomi di idrogeno, valore che corrisponde a una concentrazione tra 30 e 40 volte maggiore rispetto alle comete del nostro sistema e superiore rispetto all’acqua degli oceani terrestri.

Tempistica e metodo di osservazione

Le misure di ALMA sono state raccolte pochi giorni dopo il passaggio al perielio della cometa, momento in cui la radiazione solare ha iniziato la sublimazione del ghiaccio di superficie liberando molecole nella chioma. Attraverso l’analisi delle linee di emissione radio è stato possibile identificare le firme chimiche senza essere disturbati dalla luce solare, un vantaggio fondamentale rispetto alle osservazioni ottiche.

Implicazioni per le origini e per le future ricerche

Un simile arricchimento in deuterio suggerisce che il ghiaccio di 3I/Atlas si sia formato in un ambiente molto più freddo e meno esposto alla radiazione rispetto alle regioni che hanno dato origine alle comete del sistema solare. Gli autori interpretano questi dati come prova che il corpo provenga da un sistema planetario con condizioni fisiche e chimiche diverse dalle nostre, aprendo nuovi scenari sulle varianti possibili dei processi di formazione planetaria.

Oggi la cometa si sta allontanando dal Sole a una velocità di circa 60 chilometri al secondo e non tornerà nel nostro sistema. Sebbene esistano proposte per missioni di intercettazione, la comunità scientifica ritiene più realistico continuare lo studio con i prossimi grandi osservatori a campo largo, tra cui il Nancy Grace Roman Telescope e il Vera C.

Rubin Observatory, che potranno scorgere e caratterizzare altri corpi interstellari simili.

Contesto più ampio

3I/Atlas non è stata la prima cometa interstellare individuata, ma la sua chimica la distingue nettamente: già precedenti campagne avevano evidenziato la presenza di metanolo, anidride carbonica e molecole organiche semplici nella sua composizione. Mettere insieme questi pezzi significa costruire una storia più ricca su come la materia si organizza in sistemi lontani e su quali ingredienti chimici possono essere trasferiti durante la formazione planetaria.

In sintesi, la scoperta dell’elevato contenuto di acqua semipesante in 3I/Atlas offre una finestra su ambienti di formazione estremi e suggerisce che i sistemi planetari possano seguire percorsi chimici molto diversi dal nostro, aumentandone la varietà e la complessità conosciuta.

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Scritto da Roberto Investigator

Tre scandali politici e due frodi finanziarie portate alla luce. Lavora con un metodo quasi scientifico: molteplici fonti, documenti verificati, zero assunzioni. Non pubblica finché non è a prova di proiettile. Un buon giornalismo investigativo richiede pazienza e paranoia in egual misura.

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