La mostra “Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia” ospitata nella Sala delle Arti del Parco Generale Dalla Chiesa a Collegno offre lo spunto per una riflessione ampia su erotismo, cultura e tecnologia. L’esposizione, visitabile fino al 28 giugno, arriva in occasione della trentesima edizione di Torino Comics (30 maggio-1 giugno), dove Manara è main guest. In parallelo, l’artista sta lavorando a una serie di cover per una collana di classici dell’erotismo destinata al Corriere della Sera e sta completando un episodio di Sin City scritto da Frank Miller, confermando la sua presenza attiva nel presente editoriale e narrativo.
Da questa posizione di osservatore e creatore, Manara solleva interrogativi sul rapporto fra immagini facilmente reperibili e il valore culturale del desiderio.
Secondo lui, la facilità di accesso alla pornografia e la capacità dell’intelligenza artificiale di produrre immagini in pochi istanti stanno alterando la formazione dei giovani e la comprensione di cosa significhi sedurre. Per Manara il rischio non è solo estetico: si tratta di una trasformazione delle pratiche relazionali e dei modelli che governano la sessualità nella società.
L’erotismo come elaborazione culturale
Per l’artista l’erotismo non è sinonimo di semplice esposizione: è piuttosto un processo di elaborazione culturale del sesso, fatto di sfumature, allusioni e immaginario condiviso. La pornografia, osserva Manara, tende invece a enfatizzare la performance e la stravaganza per sorprendere uno spettatore sempre più abituato a stimoli intensi. Questo spostamento produce giovani che apprendono modelli sessuali ridotti alla prestazione e privi di quelle dinamiche di seduzione e attenzione reciproca che caratterizzano il rapporto erotico nel suo senso più profondo.
Conseguenze sul ruolo della donna
Nella critica di Manara emerge forte il concetto che la donna non sia un oggetto: la categoria di donna oggetto è una costruzione che non coglie la realtà del conflitto sociale in corso. L’emergere di ruoli femminili più autonomi viene talvolta percepito come una minaccia da parte di alcuni uomini, che reagiscono con violenza. Manara sottolinea come atti di aggressione, molestie e femminicidio rivelino l’incapacità di accettare il rifiuto e la libertà femminile. È una denuncia alla società: nessuno tratterebbe un oggetto con la brutalità con cui vengono trattate molte donne.
Intelligenza artificiale, industria e originalità
Manara riconosce che l’AI porta vantaggi concreti alla comunicazione e all’industria culturale: generare immagini o suggerire sceneggiature in pochi secondi può essere utile in certi contesti produttivi.
Tuttavia, avverte che questo potere ha un prezzo: la perdita dell’originalità. L’intelligenza artificiale, per come è costruita, si nutre del già esistente e tende a ripetere schemi riconoscibili. Anche quando le immagini create risultano affascinanti, rimane qualcosa di meccanico che le distingue dalla creazione umana, e il pubblico rischia di abituarsi a quell’estetica replicata.
L’esempio di Barbarella e il limite della macchina
Un aneddoto evocato da Manara è tratto da Barbarella, figura simbolo dell’erotismo a fumetti: in una scena, la protagonista vive un incontro con un robot che poi le chiede come sia andata; lei risponde che è stato piacevole, ma che rimaneva qualcosa di meccanico. È una metafora efficace per il dibattito sull’IA: la tecnologia può simulare, imitare sensazioni, produrre immagini potenti, ma fatica a riprodurre quel soffio creativo e umano che rende un’esperienza realmente nuova.
Il maestro condivide inoltre retroscena sui suoi ultimi progetti: l’adattamento a fumetti de Il nome della rosa per Feltrinelli Comics, un lavoro affrontato con rispetto per l’opera di Umberto Eco, e una versione illustrata dell’Odissea nata da un vecchio progetto per un cartone animato. Manara invita a un recupero delle radici culturali, ricordando che la memoria collettiva e la biblioteca cartacea rischiano di essere erose dall’immediatezza del web. Nel chiudere, cita alcuni autori contemporanei che stima, come Paolo Bacilieri, Gipi, Manuele Fior e Zerocalcare, sottolineando la vitalità del fumetto italiano. L’invito finale è alla riflessione: conservare la capacità critica di distinguere tra immagine e immaginazione è un compito culturale che riguarda tutti.

