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Come le adidas Adizero Adios Pro Evo 3 hanno cambiato la storia della maratona

La maratona di Londra 2026 ha riscritto i limiti umani: analisi del contributo delle scarpe, delle condizioni e della preparazione dietro i record

Come le adidas Adizero Adios Pro Evo 3 hanno cambiato la storia della maratona

La Maratona di Londra 2026 è entrata nella storia quando Sabastian Kimaru Sawe ha completato la distanza in 1:59:30, diventando il primo uomo a scendere ufficialmente sotto le due ore. Nella stessa gara Yomif Kejelcha ha chiuso in 1:59:41 alla sua prima maratona, mentre al femminile Tigist Assefa ha stabilito un nuovo record del mondo con 2:15:41. Il risultato è stato il frutto di un insieme di fattori: condizione degli atleti, meteo favorevole, tattiche di gara e un elemento che ha catalizzato l’attenzione: la scarpa.

L’attenzione si è concentrata sulle Adizero Adios Pro Evo 3 di Adidas, indossate dai campioni e presentate al pubblico pochi giorni prima dell’evento. Con un peso dichiarato di 97 grammi, queste calzature sono state progettate per offrire massima leggerezza e un miglior rendimento energetico, aspetti che in una maratona di élite possono tradursi in decine di secondi risparmiati.

Progettazione e tecnologia delle scarpe

La Adizero Adios Pro Evo 3 è il risultato di un lavoro di laboratorio e di campo: test condotti a Herzogenaurach e prove in altura in Kenya ed Etiopia. Il progetto, guidato dall’ingegnere Patrick Nava, punta su elementi tecnici precisi: una piastra in fibra denominata Energyrim che aumenta la rigidità e una intersuola Lightstrike Pro Evo, pensata per massimizzare ammortizzazione e ritorno di energia. La suola integra inoltre gomma Continental nell’avampiede per migliorare trazione e sensazione di leggerezza.

Materiali e sensazioni in gara

Il peso ridotto e la combinazione di Energyrim con la schiuma Lightstrike Pro Evo mirano a migliorare l’economia di corsa, ovvero la quantità di energia richiesta per mantenere una data velocità.

Nelle condizioni ideali, Adidas ha stimato un guadagno percentuale rispetto al modello precedente; in pratica, meno fatica a parità di passo significa maggiore probabilità di battere record di alto livello.

Dal laboratorio al podio

Il processo di sviluppo non è stato solo tecnologico ma anche antropometrico: feedback di atleti, misure al nanogrammo e test sul campo hanno contribuito a una scarpa concepita per l’elite. L’uscita commerciale del modello e la sua immediata presenza ai piedi dei migliori hanno innescato dibattiti sul ruolo delle cosiddette super scarpe nelle prestazioni moderne.

Il contesto della gara: atleti, meteo e strategie

Oltre alla tecnologia, la performance di Londra è spiegabile con condizioni favorevoli: percorso pianeggiante, temperature miti e vento contenuto hanno aiutato i primi della corsa.

Importante è stato anche il ruolo delle lepri e delle strategie di gara, che hanno permesso di distribuire la fatica e tenere ritmi costanti fino agli ultimi chilometri.

La prova ha mostrato inoltre il livello straordinario degli atleti: Sawe, allenato da Claudio Berardelli, ha dedicato anni alla maratona e ha seguito controlli antidoping sistematici durante la preparazione per garantire trasparenza. Kejelcha, già fenomeno su distanze più brevi, ha dimostrato che il talento può trasferirsi con successo anche sulla maratona, chiudendo il miglior debutto di sempre.

Storia e paragoni: cosa cambia rispetto al passato

La conquista della barriera delle due ore porta inevitabilmente a confronti con tentativi non omologati. Nei progetti guidati da Nike, Eliud Kipchoge aveva corso in 2:00:24 a Monza nel 2017 e in 1:59:40 a Vienna nel 2019 in condizioni progettate ad hoc, senza omologazione ufficiale.

La differenza di Londra è che qui il tempo di Sawe è stato segnato in una gara regolamentare della World Marathon Majors.

Il nuovo equilibrio tra marche

Altri protagonisti della classifica hanno indossato prototipi diversi: Jacob Kiplimo con un prototipo Alphafly 4 (2:00:28) e Hellen Obiri con le nuove Cloudboom Dev di On. Questi accostamenti sottolineano come la competizione tecnologica tra brand sia diventata parte integrante del gioco, accelerando innovazione e discussioni regolamentari.

In sintesi, la London Marathon 2026 ha combinato prestazioni atletiche, condizioni ambientali ottimali e una nuova generazione di calzature per realizzare imprese prima considerate fuori portata. Che il merito sia solo degli atleti o anche delle scarpe, il risultato rimane un capitolo inevitabile nella storia della corsa su strada.

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Scritto da Dr.ssa Silvia Moretti

Medico chirurgo e divulgatrice, specializzata in medicina preventiva. Articoli basati su studi peer-reviewed.

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