Negli ultimi anni la robotica ha lasciato terra e cielo per concentrarsi anche sul mare: i veicoli marittimi autonomi stanno emergendo come strumenti in grado di estendere la sorveglianza, la manutenzione e la ricerca scientifica oltre i limiti delle operazioni tradizionali. Questi sistemi integrano sensori, connettività e intelligenza artificiale installata a bordo per compiere missioni senza equipaggio umano continuativo, aumentando la copertura e riducendo i costi operativi.
Dietro a questa evoluzione c’è una distinzione fondamentale: molti dispositivi marini prodotti nelle ultime due decadi erano senza equipaggio ma non necessariamente autonomi, nel senso che dipendevano da controllo remoto. Oggi l’obiettivo è invece sviluppare piattaforme capaci di adattarsi a traffico, meteo e visibilità avversa con decisioni prese localmente grazie alla psysical AI, ovvero l’applicazione dell’AI al dominio fisico marino.
Perché il mare è la nuova frontiera dell’autonomia
Il valore strategico del mare è enorme: dalla protezione dei cavi sottomarini — che trasportano circa il 95% del traffico internet globale — alla manutenzione dei parchi eolici offshore. Inoltre il trasporto marittimo muove percentuali rilevanti del commercio europeo: il 40% degli scambi intra-europei e il 90% del commercio con il resto del mondo. In questo contesto la blue economy rappresenta una quota di prodotto globale stimata tra i 2.500 e i 3.000 miliardi di dollari l’anno, rendendo naturale l’interesse per soluzioni che migliorino l’efficienza operativa e la sicurezza delle rotte.
Applicazioni pratiche e vantaggi
I veicoli marittimi autonomi possono svolgere missioni di ispezione, monitoraggio ambientale, sorveglianza delle zone di pesca e controllo di infrastrutture critiche con una persistenza molto maggiore rispetto alle unità tradizionali.
Il termine persistenza qui indica la capacità di rimanere in mare per giorni o settimane, garantendo raccolta continua di dati e copertura estesa del territorio marittimo senza frequenti rientri a terra.
Mirai Robotics: un progetto italiano con ambizioni europee
Una realtà che ha attratto l’attenzione è Mirai Robotics, startup italiana che ha avviato la propria attività con un lancio ufficiale il 9 marzo 2026. La società concentra gli sforzi su tre direttrici: la progettazione di veicoli proprietari, lo sviluppo di sistemi di guida autonoma da integrare su flotte esistenti e la creazione di piattaforme software per la pianificazione e il coordinamento di missioni complesse, con raccolta e analisi di dati a valle.
Modello tecnologico e finanziamenti
Il primo round di pre-seed di Mirai Robotics ha raccolto 3,5 milioni di euro, guidato da Primo Capital, Techshop e 40 Jemz Ventures con la partecipazione di angel investor nazionali e internazionali.
Alla guida troviamo Luca Mascaro e Luciano Belviso, con il supporto di Davide Dattoli, che puntano a rendere il mare più “osservabile” tramite una rete di unità autonome. L’approccio è pragmatico: non solo nuovi mezzi, ma anche tecnologie retrofit per navi già operative.
Sicurezza, dual use e scenari di soccorso
La maggior parte delle tecnologie marine ha natura dual use, con applicazioni civili e militari. Aziende internazionali come Saildrone e Liquid Robotics (oggi parte di Boeing) hanno dimostrato come le stesse piattaforme possano servire per ricerca oceanografica, sorveglianza marittima e intelligence. Anche Mirai si dichiara neutrale rispetto all’impiego finale della tecnologia, ma sta sviluppando sistemi orientati alla ISR (intelligence, sorveglianza e ricognizione) con un profilo difensivo, in linea con l’approccio europeo basato sulla deterrenza e il controllo persistente dello spazio marittimo.
Oltre agli usi industriali e militari, c’è un forte potenziale per l’impiego nei servizi di ricerca e soccorso. Nel Mediterraneo, dal 2014 a oggi, sono morte oltre 34.000 persone durante le traversate: i droni marini potrebbero aumentare la capacità di monitoraggio e risposta rapida. Mirai stima che una flotta di circa 150-160 veicoli autonomi potrebbe assicurare copertura persistente della costa italiana, riducendo i tempi di intervento a circa mezz’ora per raggiungere qualunque punto della fascia costiera.
Limiti e prospettive
I limiti tecnologici e normativi restano sfide significative: dalle condizioni meteorologiche estreme alla regolamentazione del traffico marittimo e delle applicazioni militari. Tuttavia, la combinazione di intelligenza artificiale, sensori avanzati e software di orchestrazione delle missioni promette di trasformare il modo in cui si gestisce il mare, aprendo scenari nuovi per industria, ricerca e sicurezza.

