Come aprire un ecommerce di successo: tutto quello che bisogna sapere

Come aprire un e-commerce di successo: i consigli da seguire dalla creazione del sito web alle pratiche burocratiche da sbrigare.

Aprire un e-commerce di successo: come fare
Come aprire un e-commerce di successo: l'iter da seguire

Come aprire un e-commerce di successo nell’era dell’internet. Si tratta di un’operazione potenzialmente vantaggiosa, ma è bene prestare attenzione e seguire il corretto iter burocratico.

Gli e-commerce tra storia e attualità

Nel 1994 Dan Kohn, imprenditore 21enne del New Hampshire, vendeva sul suo sito NetMarket un cd di Sting a 12 dollari e ottantaquattro centesimi, spese di spedizione escluse. Entro la fine del 2020, il volume di mercato dell’e-commerce potrebbe raggiungere i 3.914 miliardi di dollari. In questi sedici anni, sono nati e cresciuti Amazon, AliBaba, PayPal, il Web 2.0, 3.0, 4.0 e i social network, che hanno cambiato per sempre il modo di comprare, vendere e fare affari.
In Italia circa il 12% delle aziende opera in modalità e-commerce, quasi 7000 in più rispetto al 2019, (+ 20%). Di queste, il 68% ha registrato il commercio elettronico come attività principale (+ 54% rispetto al 2019). Si prevede invece una crescita al +26% del fatturato nel 2020, rispetto ai 48.5 miliardi del 2019. Sembra dunque davvero un ottimo momento per avviare un’impresa e-commerce in Italia, ma è bene prima porsi delle domande, onde evitare di incappare in errori fatali.

Come aprire un e-commerce: le strade da seguire

Prima ancora di avviare un commercio digitale, occorre porsi le seguenti domande: qual è il mio budget, quali sono invece le mie esigenze e le mie abilità informatiche?

A seconda delle risposte, ci sono principalmente tre strade da seguire: si può usufruire di servizi pronti all’uso (Shopify, One Minute Site, FreeWebStore); si possono acquisire un dominio e uno spazio Web nel quale creare ad hoc il proprio sito tramite CMS (WooCommerce, WordPress, Magento, Drupal, PrestaShop, Joomla); oppure ci si può affidare a piattaforme quali Amazon e Facebook se possiede già un negozio fisico. Una volta sciolti questi dubbi, bisogna poi chiedersi se si vuole disporre di un magazzino, o se si vuole procedere in modalità dropshipping (cioè servendosi di una rete di fornitori che conservano i prodotti nei propri magazzini). A questo punto, è bene condurre un analisi di mercato in modo da rendere il proprio e-commerce duraturo e non effimero. È importante offrire prodotti che appartengano a un mercato non saturo, conoscere il target di riferimento (ovvero a quali persone si vuole vendere la propria merce, e quali sono le persone a cui sarà più facile venderla) e soprattutto osservare i principali competitor, cercando di individuarne punti di forza e debolezza.

A seconda degli output dell’analisi di mercato, avverranno poi la creazione e la personalizzazione della propria piattaforma, operazioni per le quali è utile una discreta padronanza di mezzi informatici. Di pari passo con il design procede l’ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), fondamentale affinché il proprio sito riceva traffico e appaia tra i primi suggerimenti di Google. Efficaci strategie per implementare le visite sono il content marketing (creare contenuti relativi alla propria attività), il social media marketing (affidarsi ai social media per far conoscere il proprio sito) e l’influencer marketing (ingaggiare un influencer per sponsorizzare i prodotti).

L’iter burocratico per aprire un e-commerce di successo

Per quanto riguarda l’iter burocratico da seguire per aprire un e-commerce, occorre in primo luogo costituire una società di fronte al notaio, tranne che per il caso di una società a responsabilità limitata semplificata. Seguono alla costituzione i classici adempimenti: iscrizione alla Camera di Commercio (tramite ComUnica), presentazione della SCIA presso lo SUAP del Comune dove si intende avviare l’attività e l’apertura di una partita IVA. È poi necessario comunicare all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo del sito Web, i dati indicativi dell’Internet Service Provider, l’indirizzo di posta elettronica, il numero di telefono e di fax. Qualora si prevedesse la vendita a operatori economici di altri Paesi UE, bisognerebbe iscriversi alla banca dati VIES (Vat Information Exchange System).
Da ultimo, secondo la Direttiva 2000/31/CE, non è necessario richiedere alcuna autorizzazione preventiva.

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Scritto da Redazione Think