Il panorama delle aree urbane italiane mostra luci e molte ombre: un rapporto annuale che valuta aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia fotografa le performance di 106 capoluoghi di provincia, dove vive quasi un terzo della popolazione nazionale. L’indice medio di performance sostenibile si attesta al 55,72%, un miglioramento contenuto rispetto all’edizione precedente (53,84%), che riporta però segnali differenti tra città di diverse dimensioni e collocazioni geografiche.
Mantova guida la classifica, la top ten premia medie realtà del Nord-Est
Al vertice della graduatoria si posiziona Mantova con un indice dell’81,29%, seguita da Trento (76,53%) e Bolzano (75,47%), le uniche tre città oltre la soglia del 75%. La classifica mette in evidenza il predominio di centri medi e piccoli del Nord-Est: tra i migliori figurano Cremona (74,77%), Reggio Emilia (72,40%), Bergamo (71,45%), Parma (71,03%) e Pordenone (70,79%).
I punti di forza di Mantova
La performance di Mantova deriva da risultati elevati su più indicatori: estensione delle zone a traffico limitato, rete ciclabile e presenza di alberi in suolo pubblico, insieme a punteggio positivo per il trasporto pubblico nelle città sotto gli 80.000 abitanti. Nonostante miglioramenti anche sulla qualità dell’aria, il sindaco sottolinea la necessità di interventi coordinati a livello infraregionale e investimenti per aumentare le energie rinnovabili e l’offerta di trasporto pubblico.
Criticità nazionali: smog, consumo di suolo e auto circolanti
I principali nodi che emergono a livello aggregato riguardano la qualità dell’aria, l’espansione urbanistica e la densità di veicoli privati. Preoccupano in particolare i picchi di ozono (O3), segnali della persistenza dell’inquinamento atmosferico urbano. Inoltre, il consumo di suolo è aumentato di 4.726 ettari nel quinquennio 2019-2024 — una superficie paragonabile a una nuova città delle dimensioni di Bologna — mentre nello stesso periodo la popolazione complessiva dei capoluoghi è diminuita di 322.000 abitanti.
Mobilità e auto
Il rapporto registra anche un aumento delle auto circolanti, salite a 70 (da poco più di 68 nella precedente rilevazione), una dinamica che complica gli sforzi di decongestionamento e decarbonizzazione delle aree urbane. Le grandi città, pur avviando trasformazioni, restano spesso in affanno rispetto a obiettivi di qualità dell’aria e riduzione del traffico privato.
Tra i segnali positivi emergono però progressi nella gestione dei rifiuti e nelle infrastrutture idriche: la raccolta differenziata media nei 106 capoluoghi raggiunge il 66,15% (contro il 65,14% dell’anno precedente) e l’uso del trasporto pubblico migliora sensibilmente, con 103 viaggi annui pro capite in autobus rispetto agli 86 rilevati prima. La dispersione idrica media cala al 34,7% dal 36,1% del 2024, anche se resta un valore ancora elevato per molte reti locali.
Il Sud in difficoltà: Napoli ultima e concentrazione di città in fondo alla classifica
Il divario territoriale è marcato: Napoli risulta all’ultimo posto (106esima) con un indice di performance ambientale del 30,80%. Nelle posizioni basse si collocano diverse città del Mezzogiorno, tra cui Crotone (101ª con 39,09%), Caserta (38,57%), Catania (37,45%), Palermo (36,74%) e Reggio Calabria (36,74%). Queste realtà registrano difficoltà in più ambiti, dalla raccolta differenziata alla mobilità ciclabile, fino alla gestione dell’acqua e alle politiche sulle energie rinnovabili.
L’analisi sottolinea come i miglioramenti osservati in singoli settori non bastino a compensare debolezze strutturali di servizi e infrastrutture urbane. Anche tra le grandi città, Bologna si conferma la migliore con 69,71% nonostante una lieve flessione nella posizione, mentre Roma si colloca a metà classifica con 50,91%.
Per accelerare la transizione urbana, un’importante associazione ambientalista individua quattro priorità: aumentare le risorse economiche per i Comuni dopo la conclusione del PNRR, finanziare il piano nazionale di adattamento climatico con risorse dedicate, approvare una legge nazionale contro il consumo di suolo e potenziare interventi di mitigazione basati su nature-based solutions. I rappresentanti dell’associazione avvertono che senza misure strutturali a lungo termine molte città continueranno a rincorrere emergenze croniche come ondate di calore ed eventi meteorologici estremi.
Il quadro descritto dal rapporto invita a una lettura che coniughi dati quantitativi e responsabilità politiche locali e nazionali: i progressi ci sono, ma sono eterogenei e insufficienti rispetto alle sfide poste dalla crisi climatica e dall’inquinamento urbano.



