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19 Ottobre 2026

AI, verità e bene comune: i temi del convegno alla Gregoriana

Un dibattito acceso su IA, verità e responsabilità giornalistica, con interventi di religiosi, politici e professionisti della stampa

AI, verità e bene comune: i temi del convegno alla Gregoriana

Il convegno tenutosi alla Pontificia Università Gregoriana, promosso da Ucsi, Ordine dei giornalisti del Lazio e Fondazione Fratelli tutti, ha riunito giornalisti, accademici e rappresentanti istituzionali per esaminare il rapporto tra intelligenza artificiale e deontologia professionale. Durante la giornata sono state poste domande fondamentali: fino a che punto l’IA può supportare la redazione, quali rischi corre la verità e come evitare che la tecnologia soppianti l’animo umano.

Il dibattito è stato moderato da Padre Francesco Occhetta, docente di Scienze sociali, e ha coinvolto personalità di spicco come il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, la vicepresidente della Camera Anna Ascani e il presidente dell’Ordine dei giornalisti Guido D’Ubaldo. Si è discusso anche delle indicazioni contenute nell’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV, richiamando il valore della dignità umana di fronte al progresso digitale.

Obiettivi e protagonisti del convegno alla Gregoriana

La manifestazione ha avuto come fulcro la riflessione su deontologia giornalistica nell’era dell’IA, evidenziando che “senza fatti non può esserci verità, senza verità non può esserci fiducia”. Paolo Ruffini ha sottolineato come la domanda di Pilato “Cos’è la verità?” continui a guidare la missione dei giornalisti, anche quando gli algoritmi dettano il ritmo delle notizie. Padre Dariusz Kowalczyk, presidente del Collegium Maximum della Gregoriana, ha avvertito che l’indifferenza verso la verità – promossa da alcune piattaforme digitali – rischia di far scivolare la società verso forme di totalitarismo, come richiamato dalla citazione papale.

Le posizioni istituzionali

Guido D’Ubaldo ha invitato a non rifiutare l’IA, ma a studiarla per governarne l’uso, mentre Anna Ascani ha ribadito che la sfida è “non insormontabile”, purché si mantenga al centro della discussione la dignità della persona. I relatori hanno condiviso la preoccupazione che l’automatizzazione stia influenzando sia i mezzi che le decisioni, trasformando conflitti in “giganteschi videogiochi” e minacciando la stessa umanità.

Proposte per un giornalismo umano-centro e la governance dell’IA

Il dibattito ha prodotto una serie di suggerimenti concreti: potenziare le “intermedialità” tra pubblico e professionisti, promuovere un’ecologia della comunicazione che valorizzi la responsabilità individuale, e costruire nuovi modelli economici e organizzativi per il journalism partecipativo. Sono stati richiesti protocolli e piattaforme più trasparenti, nonché normative sia a livello nazionale che sovranazionale, per difendere il pluralismo e la complessità della realtà.

Il ruolo delle big tech

Ruffini ha diretto il dito verso le piattaforme produttrici di IA, sottolineando la contraddizione di un appello “Fermateci!” lanciato dalle stesse aziende che detengono il potere di modellare l’opinione pubblica. La risposta proposta è “riscoprire l’idea di bene comune” e considerare l’informazione come un bene condiviso, rompendo gli “specchi dei mondi chiusi” dove nascono discorsi aggressivi.

Ignazio Ingrao del Tg1 ha rimarcato l’importanza di costruire una comunità basata su una “sana comunicazione” e di valorizzare i “corpi intermedi” minacciati dal populismo. Maurizio Di Schino, inviato di Tv2000, ha condiviso un’esperienza personale in Rwanda, evidenziando che il giornalismo è “la professione dei cinque sensi”: osservare, ascoltare, sentire, toccare e raccontare. Solo con tutti questi strumenti è possibile fermarsi, contemplare e poi narrare la realtà con integrità.

Nel pomeriggio, editori argentini hanno dialogato con accademici su possibili progetti ispirati alla Magnifica humanitas evidenziando che la collaborazione tra hi-tech europei e il mondo accademico può generare un progresso virtuoso. La giornata si è chiusa con la consapevolezza che la tecnologia, per quanto potente, non può sostituire l’umano, e che la difesa della verità resta la pietra angolare della democrazia.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.